SVEGLIATI, ANDREA!

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Era venuto qui fra noi due stagioni fa con delle promettenti credenziali: discreti esordi con il Verona, stagioni positive con l’Udinese, esperienza inglese, seppur non fortunata, con il Liverpool, una decina di presenze in Nazionale Maggiore; il suo arrivo all’ombra del Vesuvio era stato salutato con sollievo, come la fine di tutte le sofferenze legate a un ruolo, quello dell’esterno sinistro, che nell’era-De Laurentiis aveva visto interpreti non proprio eccelsi. Invece, appunto a due anni di distanza dal suo arrivo, stiamo qui a chiederci se Andrea Dossena può essere ancora utile alla causa del Napoli o no: una domanda, forse troppo retorica, che tuttavia val la pena di porsi visto il rendimento tutt’altro che costante del Colosso di Lodi nel corso della sua avventura partenopea, ma soprattutto alla luce della preoccupante involuzione che ha ormai imbeccato l’ex friulano, un’involuzione mentale, atletica, fisica.

Mentale, perché il giocatore ci appare distratto e deconcentrato e ne sono dimostrazione nuda e cruda i due clamorosi falli di mano commessi in area di rigore a soli dieci giorni di distanza l’uno dall’altro, prima col Parma poi contro il Chelsea, e poco importa se al “Tardini” Valeri non ha visto, anzi, col senno di poi verrebbe voglia di dire che avrebbe fatto molto meglio a fischiarlo quel penalty, cosicché, imparata la lezione, il buon Andrea non si sarebbe dato nuovamente al volley a Londra, lì dove invece (e purtroppo per il Napoli) “herr” Brych ha osservato tutto assegnando la massima punizione trasformata da Lampard.

Atletica e fisica perché, falli di mano a parte, il Dossena degli ultimi tempi è in condizioni pessime (spompato, stanco, finanche appesantito e un po’ rotondetto, proprio come quando arrivò a Napoli due anni orsono), così pessime al punto da influenzare negativamente le sue prestazioni sia nella fase offensiva sia in quella difensiva, due compiti che il ragazzo non riesce davvero più a fare, dando quasi un’impressione (non vogliamo essere maligni, per carità) di pigrizia, di scarsa voglia, più concretamente di totale assenza dalle manovre azzurre e di assoluta mancanza di lettura del gioco, specie quello d’attacco. Il Dossena dell’ultima performance contro il Siena c’ha confermato quanto detto poc’anzi: in fase di ripiegamento non solo ha sofferto parecchio, ma non ha saputo chiudere prima Mannini poi Sestu, bocciato in quelli che sono i sacri fondamentali del “saper difendere”, mentre quando il Napoli ha attaccato è sceso sulla sua fascia lentamente, troppo lentamente, per poter accompagnare i portatori di palla, col risultato che, al momento di prendere la boccia, è andato a chiudersi in un cul-de-sac troppo stretto, e quand’anche sia riuscito a raggiungere il fondo ha trovato sempre l’opposizione precisa dei difensori senesi, anche se le sue sortite sono verificatesi, sì e no, una volta o due.

Facile intuire che un Dossena così non può dare un contributo roseo ai partenopei in questi ultimi due mesi di stagione; il suo momento-no è un problema non da poco per Mazzarri che, stando così le cose e soprattutto in attesa del pieno recupero di Maggio, deve risolvere questo grattacapo con qualche soluzione alternativa, specie in vista delle delicatissime sfide in trasferta contro Juventus e Lazio in programma rispettivamente l’1 e il 7 Aprile. Che fare? La prima idea che viene in mente di prim’acchito è semplicissima: schierare Aronica come esterno sinistro nel 3-5-2, cosa già fatta in passato con risultati non disprezzabili, affidandogli compiti difensivi e lasciando a Zúñiga, oltreché la licenza di chiudere gli spazi, la libertà di distendersi sulla corsia opposta, o magari una bella difesa a quattro, con Campagnaro e Aronica esterni e Cannavaro e Britos centrali, linea mediana con Gargano e Inler al centro a interdire e a impostare la manovra e Zúñiga a destra e Hamšik a sinistra pronti a involarsi, mentre Cavani e Lavezzi svariano sul fronte offensivo; è chiaro che questi rimedi prescindono dal periodaccio di Dossena e che vanno presi nella speranza che il lodigiano si riprenda il più presto possibile, tuttavia occorre fare brevemente un discorso globale e generale: vista la squadra stanca e in debito d’ossigeno di Coppa Italia (le scorie dell’overtime di Stamford non sono ancora state smaltite) e considerata la fatica che comporterà il rush finale nella corsa al terzo posto, urge il bisogno per Mazzarri di dar spazio a chi ha giocato meno allo scopo far rifiatare chi è più spossato. In quest’ottica, elementi come Britos, Fernandez, Grava, Dzemaili e Pandev (e mettiamoci pure Vargas, va’!) potrebbero rivelarsi utili: la loro freschezza e la voglia che hanno di rifarsi con gli interessi del tempo passato in panca o in tribuna potrebbe risultare decisiva in quest’ultima fase della stagione. Per il bene del Napoli ce lo auguriamo; così come, sempre per il bene del Napoli, preghiamo Iddio che il Colosso di Lodi riprenda quota prima che sia tardi.

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