Suicidio di massa

Stagione ormai conclusa, obiettivi mancati. Si va avanti soltanto per inerzia fino a fine maggio con l’auspicio di conquistare quantomeno la seconda piazza. Un’Atalanta con tutt’altre motivazioni ed un quarto posto da agguantare viene al San Paolo con notevole fiducia nei propri mezzi. Il Napoli, a differenza dello scorso giovedì, entra in campo con maggiore agonismo effettuando un pressing alto sui portatori di palla avversari fin dal primo istante. Cattiveria e voglia di rivalsa che comportano vivacità e dinamismo superiore rispetto alle uscite precedenti. In particolare Allan va a pressare a tutto campo garantendo anche stabilità alla mediana. Gli azzurri si rendono subito pericolosi con un destro da fuori di Callejon bloccato da Gollini. Pochi istanti più tardi gli uomini di Ancelotti peccano di scarsa lucidità, come testimoniato dall’errore di Mertens, che lanciato in porta non riesce a concretizzare una ghiottissima chance. Nonostante le numerose sbavature per ciò che concerne la finalizzazione, il Napoli si porta meritatamente in vantaggio al ventottesimo minuto con Dries Mertens, il quale con l’aiuto di Mancini concretizza il cross teso di Malcuit, messosi in mostra con una serie di progressioni sull’out di destra. Gravissimo demerito da parte dei padroni di casa, che dominano indubbiamente in lungo ed in largo nel primo tempo ma non riescono ad essere cinici (un minus di tutta la stagione) divorandosi l’ennesima rete, con Zielinski che non è freddo dinanzi all’estremo difensore bergamasco. Il Napoli si getta per l’ennesima volta la zappa sui piedi e di fatto basta un calo sia fisico che mentale nella ripresa per crollare nuovamente nel burrone. Dopo gli errori madornali di Milik e Mertens, gli azzurri subiscono uno scossone negativo che è grasso che cola per l’Atalanta. Gli ingressi di Ilicic e Gosens fanno sì che gli orobici siamo più pimpanti ed imprevedibili tra le linee. Al sessantanovesimo il modesto Hysaj viene ridicolizzato anche da Hateboer, che va fino in fondo e serve Duvan Zapata, bomber vero, che si inserisce perfettamente nella retroguardia avversaria e batte Ospina. Inizia così la passione dei padroni di casa, che non trovano più le misure giuste e si fanno beffare anche dieci più tardi da Pasalic che non viene marcato nel modo più efficace e sigla il meritato raddoppio dei bergamaschi. Il Napoli scompare letteralmente dal terreno di gioco dando il via anche alla festa dell’Atalanta che gode delle disgrazie di una squadra umorale, disunita e disorganizzata e va ad espugnare il San Paolo. È una pasquetta pessima, ma in generale una stagione negativa che si sta concludendo nel peggior modo possibile. Domenica prossima gli azzurri torneranno in campo a Frosinone, squadra modesta che ormai già sta preparando il prossimo campionato di Serie B. Tuttavia, con l’orgoglio dei ciociari e l’umore imbarazzante dei partenopei si prospetta una partita aperta a qualunque risultato. Il Napoli non c’è più, una sola la parola d’ordine: rifondazione. Per ora è un suicidio di massa.

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