Step by step
“The show must go on!”. Lo spettacolo deve andare avanti, inevitabilmente. Quello a cui stiamo assistendo è un vero e proprio capolavoro creato da Maurizio Sarri. Tessere le lodi al mister di Figline Valdarno è un atto più che doveroso. Criticato da molti per i suoi atteggiamenti un pò discutibili, e per l’abbigliamento da allenatore di provincia. Ma solo partendo dal basso, proprio dalla provincia, riesci a capire l’importanza e il valore del lavoro. Lui, che il lavoro l’ha lasciato, per dedicarsi alla cosa che ama di più al mondo… Il calcio. Nella gara col Benfica, Sarri è arrivato al punto più alto della propria carriera, una soddisfazione immensa per chi fino a qualche anno fa campeggiava nei campi di Arezzo e Sangiovannese. Annichilire letteralmente una formazione che l’anno scorso è arrivata ai quarti di finale – battendo tra l’altro il Bayern Monaco in casa – ti rende conscio che in questa competizione ci puoi stare, facendo anche la voce grossa, e non solo una comparsa.
Un lavoro sul gruppo encomiabile. Tutti sanno correre e far correre il pallone. La squadra si muove a memoria, ognuno conosce alla perfezione i movimenti, abbiamo assistito a lezioni di tattica e di pressing. Ma lavorare sul gruppo non è solo sinonimo di movimenti e tecnica, è sopratutto entrare nella testa dei propri uomini. L’esempio lampante c’è stato al goal di Mertens, quando Insigne ha fatto 50 metri di corsa per andare ad abbracciare il compagno. Il segreto è giocare per il gruppo e sacrificarsi per il prossimo, mettere il club al centro di tutto, perché il nome che porti avanti è più importante di quello che porti dietro. Sarri tutto questo l’ha inculcato ai suoi ragazzi, che a loro volta sono stregati dal loro allenatore.
I presupposti per continuare così ci sono tutti, anche perché solamente nell’ultima partita due dei nuovi acquisti hanno fatto il loro esordio, e all’appello ne mancano ancora tre. Se il Napoli viaggia a questa velocità adesso, la curiosità di vedere la squadra rodata al completo è tanta, senza considerare eventuali accorgimenti che potrebbero arrivare dal mercato di Gennaio.
L’unico sbaglio che si possa fare ora, è che questo grande entusiasmo possa tramutarsi in euforia. Gli scudetti non si perdono ad ottobre, come le coppe non si vincono a novembre. Perciò, tutti insieme, poco alla volta, passo dopo passo.


