SERVE CHIAREZZA

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Abbiamo tutti negli occhi le immagini di Napoli Milan, un pò il remake di quanto successo due settimane fa, con il Torino in casa ( gol sbagliato di Hamsik e legge del calcio “gol sbagliato gol subito” che si ripete con cadenza costante), e pari all’amarezza e al calo di condizione psico-fisica dello scorso anno in Napoli- Juventus (dal 3-1 al 3-3).Questo pezzo vuole essere solo una “piccola analisi sul Napoli attuale”, scritto da un appassionato  di calcio, nonchè ex collaboratore di Pianeta Napoli, scevro da qualsiasi terzo fine, non in cerca di consensi…A buon intenditore, poche parole.L’errore, ritengo, sia stato fatto a “monte”: la società non si è espressa sui reali obiettivi della squadra, l’allenatore idem, mentre molta stampa ha “pompato” il Napoli, come vera antagonista di una Juventus che aveva la Champions e che (mettiamo da parte aiuti e/o decisioni arbitrali che dir si voglia favorevoli) non avrebbe avuto la stessa intensità agonistica dello scorso anno.Eppure, la situazione, era già fin troppo chiara da fine agosto: il Napoli aveva sì, rispetto ad altre squadre (Milan,Roma,Inter) un’idea di gioco consolidata da anni, dall’arrivo di mister Mazzarri sulla panchina azzurra, ma allo stesso tempo non occorreva un tecnico per capire le mancanze strutturali della rosa.L’ottimo inizio, in un campionato livellato verso il basso, ne ha nascosto i difetti strutturali.  Riconosciamo i grandi meriti di un mister mai esonerato in carriera, che ha rivalutato e fatto crescere in maniera esponenziale il valore di tanti calciatori, e che, risultati e tabellini alla mano, ha riportato in alto il Napoli, conquistato un trofeo (e potevano essere due senza il furto di Pechino) e che da tre anni ha mantenuto stabilmente in Europa il club, disputando grandissime partite in Champions.Mazzarri però, quando parla ancora di gruppo in crescita e di anno di crescita, sbaglia: il gruppo storico del mister dall’arrivo a Napoli (Campagnaro, Maggio, per non parlare di Aronica, Grava) ha superato abbondantemente i 30 anni e l’età media della squadra è tra i 27 e 28 anni, a seconda degli interpreti in campo.E’ inaccettabile allora “rifugiarsi” dietro la parola crescita, visto che questo gruppo ha raggiunto il pieno della propria maturità, ha ottenuto il massimo grazie anche al lavoro del tecnico, abilissimo tra l’altro a far rendere oltre le proprie possibilità gli uomini che gli sono messi a disposizione e sempre molto “parsimonioso” nell’utilizzo dei giovani.Probabilmente il tecnico, che ritiene questo il suo ultimo anno del “suo ciclo Napoli”, si aspettava quest’estate 3-4 uomini di altissimo livello, che per i soliti svariati motivi (fair play finanziario da sempre rispettato, lo scoglio dei diritti d’immagine, equilibri di spogliatoio) non sono arrivati e che avrebbero permesso l’ultimo definitivo salto di qualità.Qui nasce un dubbio: è Mazzarri, da sempre restìo ad avere un gruppo di lavoro molto ampio, ad avere “bloccato”altri acquisti, dietro i “famosi” equilibri di spogliatoio, o il direttore Bigon, fresco di rinnovo, magari più bravo nel vendere e nel ruolo team manager che come vero uomo di calcio? Non si capisce perché in altre grandi squadre i giocatori siano disposti a restare serenamente in panchina e a Napoli invece nascano subito dei “casi” pronti ad esplodere (Gargano, Quagliarella, Denis per fare qualche esempio).Sabato scorso con il Milan, è venuto a galla tutto ciò: la squadra, già stanca (sarà perché si è cominciato il ritiro prima per l’impegno “nefasto” di Supercoppa a Pechino?), in assenza soltanto di due “pedine”, Behrami e Pandev, aveva già raschiato il fondo del barile: inutili le scusanti come “se Insigne avesse tirato e non passato”, se Hamsik, non servono e sono controproducenti.Il motivo è semplice: mi auguro che Insigne non si sia fatto condizionare dalle dichiarazioni delle scorse settimane di Mazzarri (deve giocare più per la squadra), anche perché anche nelle categorie inferiori, allenato da Zeman, ha dato sempre la sensazione di giocare per la squadra, rendendo al minimo i personalismi. Quando un calciatore è in campo ed ha un po’ di personalità, non ricorda quello che ha detto l’allenatore, è egoista davanti alla porta. Se si è fatto condizionare, vuol dire che non ha carattere, e sarebbe molto grave. Non ci crediamo. La verità, si nasconde altrove.E’ anche quello che si è sentito dopo, non è vero: Quelli che parlano solo per sparare nel mucchio(ma perché invece di calciatori, ogni tanto, non importiamo anche dirigenti?), farebbero bene a non dare giudizi. Chi ha seguito tutta la settimana scorsa, sa bene che Insigne aveva un problema alla caviglia e dall’inizio del secondo tempo camminava in campo…La squadra è molto forte quando funzionano tutti i suoi elementi secondo un gioco ben designato: la difesa a tre, gli esterni che dominano sulle fasce, le azioni veloci che fulminano gli avversari ai primi spazi che concedono.Il Napoli ha soltanto tre, dico tre, centrocampisti affidabili (Inler, finalmente in grande spolvero dopo un’annata in chiaroscuro, Dzemaili, non adatto a fare il mediano, e dal quale ancora ci si aspetta qualcosa in più di qualche azione veloce però con il “difetto sempre della testa bassa”, e invece l’ottimo acquisto di Behrami, grande recupera palloni e ordinato e preciso nei passaggi), visto che Donadel (preso a parametro zero, unica consolazione visto l’ingaggio lordo che ammonta a 2 mln circa) è ormai un anno che non recupera la “condizione” e chiamato in ballo nei super turn-over di coppa, non fornisce prestazioni appena sufficienti.In attacco vi è il solito problema: mancano calciatori “pronti” all’uso.In una squadra come il Napoli, che non ha grandi mezzi tecnici se non in pochi uomini, e fa dell’agonismo e delle azioni veloci (non ripartenze, contropiedi, su cui Mazzarri fa bene a puntualizzare) le sue migliori armi, mancano uomini che saltino l’uomo, nel calcio di oggi fondamentali: se escludiamo  Zuniga, Hamsik, lo stesso Pandev, che però per caratteristiche protegge e difende il pallone come pochi ma non va in profondità, e Maggio nei periodi migliori ( quest’anno ancora non si è visto se non per errori clamorosi sotto porta e per la poca profondità data alla squadra), gli altri elementi non hanno nelle corde il dribbling e la profondità; inoltre ha poche soluzioni di gioco: se mancano i gol di Cavani, di Hamsik, degli esterni che a turno, tagliano al centro per andare a rete, non vi sono centrocampisti prolifici nè specialisti sui calci piazzati.Ma perché al posto di Vargas, Uvini e dei continui e sbagliati (pochi quelli giusti negli ultimi anni davanti a tanti giocatori non da Napoli) acquisti sudamericani, non si sono presi Borja Valero e Rodriguez “dall’Outlet del Villareal” di quest’anno, o di un Cuadrado, esterno alto, bravo a saltare l’uomo? Il Napoli non ha i problemi di altre società che hanno dovuto ridimensionare monte ingaggi e cartellini, può permettersi acquisti a lungo raggio.

Non è più vero che serve un uomo alla Pradè, un vero uomo di calcio, anche un uomo come Baldini che sta avendo difficoltà a Roma, al posto del pur bravo Bigon, che potrebbe essere impiegato in un ruolo a lui più consono come quello di collante squadra-società? Considerazioni da fare a giugno, l’unico mercato dove davvero si può rinforzare la squadra (con rinforzo si intende un player più bravo degli 11, non un completamento), e monito per il prossimo mercato di gennaio per quei ritocchi necessari, visto che gli ultimi due mercati di gennaio sono stati un vero e proprio “flop”).

La gente ha bisogno di chiarezza, altrimenti assisteremo sempre alle parole di Mazzarri (la crescita, il monte ingaggi, la sfortuna, il più o meno velato turn-over giusto o sbagliato che sia) e mancherà il definitivo e ultimo salto di qualità.Occorre che il Presidente parli alla piazza dopo quasi due mesi di silenzio: vuole “solo” un Napoli dai bilanci puliti e che si autofinanzia praticamente dall’anno di B grazie alla straordinaria passione dei napoletani, oppure che progetto ha davanti? Il ciclo di questo gruppo sta finendo, la competitività di quest’anno con questo gruppo è dettata anche dal campionato mediocre al quale assistiamo, non si può aspettare Maggio per dare dei segni di continuità e, in questo caso si, di crescita. Se Mazzarri voleva in aggiunta altri giocatori, ripeto, perché non lo ha detto apertamente che non sono arrivati per i motivi suddetti? La gente avrebbe apprezzato, andando “oltre il risultato”(frase che campeggia spesso in uno striscione al S.Paolo e che semplifica l’animo del tifo vero). Qual è il suo giudizio sugli ultimi acquisti:contento di aver rinnovato per quattro anni il contratto a Bigon, che in questi anni, che ha portato uomini non voluti dal tecnico( Vargas, Dumitru,Fideleff, Britos strapagato?). Se Mazzarri, come ogni anno, deciderà a maggio il suo futuro, è già pronto un uomo per il futuro? L’ingresso di Mesto come mediano al posto di uno stanco Insigne, e l’entrata a due minuti dal termine di Vargas e di Dossena, certificano da parte dell’allenatore la bocciatura e la scelta di uomini costosi e non pronti come Donadel da parte del fido Bigon? Lo stesso figlio del più vincente Albertino, assieme al “tris di scout” ha ampia autonomia di scelta o è legato totalmente agli umori del Presidente, svolgendo un mero ruolo di certificazione?Il presidente vuole sfidare determinate “logiche politico-calcistiche” e arrivare sempre più su dove si da fastidio, oppure creare sempre l’equivoco? Vuole costruire il futuro su Cavani e Hamsik, con al centro l’allenatore e un uomo di calcio?Forse non avremmo mai, o chissà, sorprendentemente avremo presto delle risposte. 

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