QUESTO NAPOLI NON MUORE MAI!

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La partita dei domenica a Fuorigrotta contro la Lazio rimarrà impressa negli occhi dei tifosi azzurri per molto, molto tempo. Un saliscendi di emozioni. Sensazioni contrastanti, del tutto divergenti. Prima la rabbia per lo 0-1, poi lo sconforto al raddoppio biancoceleste. Il pensiero forte che questa volta, oltre al pranzo, ad esser rovinata sarebbe stata l’intera domenica. Poi la speranza dopo il gol di Dossena, che si tramuta nel giro di pochi istanti in gioia grazie al 2-2 di Cavani. A quel punto ecco spuntare la speranza, l’eccitazione. La sensazione di poter fare bottino pieno. Ma dura poco, perchè c’è di nuovo spazio per lo scoramento e la disperazione dopo lo sfortunato autogol di Aronica. Questa volta sembra finita. Ed invece l’ennesimo colpo di scena: calcio di rigore per il Napoli, punteggio fissato sul 3-3 e qualche sospiro di sollievo di chi pensava potesse bastare così. No, agli azzurri non bastava affatto: grinta, cuore, corsa ed voilà un sorprendente 4-3, sempre con affetto da Edinson Cavani. A quel punto è euforia allo stato puro, esaltazione nuda e cruda. Una montagna russa mozzafiato sulla quale sono saliti sessantamila fortunati, ma della quale hanno goduto anche milioni di altri innamorati, in tuta e pantofole di fronte ad uno schermo, o al ristorante preferito vista l’ora decisamente lunch. Innamorati, per l’appunto. Perché per una squadra così non si può che perdere la testa. Undici leoni d’azzurro vestiti che si battono fino alla fine, che si rialzano anche dopo il più tremendo dei cazzottoni in pieno volto, scorciandosi le maniche e guardandosi negli occhi. E senza arrendersi mai, finché l’arbitro non fischia tre volte. Roba da far tremare le gambe ad un diavolo lassù…

REMUNTADE – Non è stata la prima volta che la squadra di Mazzarri si è resa protagonista di rimonte al limite dell’inverosimile. Già lo scorso anno, alla terza partita del tecnico toscano sulla panchina azzurra, la prima “remuntada”: ne fu vittima proprio il Milan, costretto a subire un 2-2 al San Paolo dopo esser stato in vantaggio per 0-2 fino all’89’. Primi segni di una svolta sognata e sperata, dopo l’apatia della precedente (seppur breve) era donadoniana. Neanche il tempo di riprendersi, che ecco la domenica successiva una partita sulla quale si sono scritti libri. Forse ancora ad oggi la più emozionante gara della gestione Mazzarri. Stadio Olimpico di Torino: Juventus in vantaggio per 2-0 al 54’ sul Napoli. Ma nell’ultima mezz’ora accade l’inimmaginabile: Hamsik – Datolo – Hamsik regalano prima l’aggancio e poi addirittura il sorpasso per il 2-3 finale e l’apoteosi azzurra. Nel girone di ritorno è il turno della Roma al San Paolo: 0-2 giallorosso,  2-2 al termine. Quest’anno poi il Napoli ha confermato di avere la rimonta proprio nel DNA. Nell’ordine, Sampdoria e Cesena si sono dovute inchinare al carattere degli uomini di Mazzarri subendo cocenti sconfitte dopo essere passate in vantaggio. In Europa League, a Bucarest prima e ad Utrecht poi, due clamorosi 3-3 dopo esser stati sotto in entrambi i casi addirittura per 3-0. Parma e Lazio è storia di recente.

MAZZARRI – Protagonista indiscusso delle rimonte azzurre Walter Mazzarri, che ha infuso nell’amina dei calciatori il corollario di non doversi arrendere mai. E, quando non bastano la parole all’interno dello spogliatoio, il tecnico lo fa capire con i fatti. Schieramenti offensivi, tanto coraggio nelle sostituzioni, chiara volontà di non volersi accontentare: è questo Walter Mazzarri. L’esempio è lampante nella sfida di domenica contro la Lazio: dentro Mascara per Pazienza sullo 0-2 per i biancocelesti. Normale anche, verrebbe da dire. Se non fosse che poi sul 3-3, ad una manciata di minuti dalla fine, fuori un altro centrocampista come Yebda, e Lucarelli nella mischia. Mossa premiata con l’assist di testa che l’ex livornese ha servito a Cavani per il 4-3 finale. Ma questo è solo l’ultima di molte altre scelte azzeccate nel corso della stagione. Tanto coraggio all’ombra del Vesuvio non si vedeva da anni…

PONDRELLI – Quando si parla di Mazzarri, non si può prescindere dal suo staff. Chiaro riferimento in primis al preparatore atletico Giuseppe Pondrelli: è merito suo se il Napoli può mettere in scena cotanta freschezza, elemento cardine delle suddette rimonte strabilianti. La squadra corre, e lo fa fino all’ultimo secondo utile. E’ forse un po’ lenta a carburare, per cui più di una volta è capitato che si sia fatta schiacciare dagli avversari in avvio. Ma la coperta è sempre quella, e se la si tira da una parte si accorcia inevitabilmente dall’altra. Per non parlare dei pochi infortuni muscolari che hanno colpito gli azzurri fino ad ora, nettamente al di sotto della media di ogni altra compagine di Serie A. Diamo a Cesare qual che è di Cesare…

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