Questione di immagine

Una nota marca di bibita gassata, in uno dei suoi spot più diffusi, propone il messaggio “l’immagine è zero” che potrebbe essere rimodulato per il Napoli con “l’immagine a zero”. Le estenuanti trattative sui diritti di immagine tengono, infatti, banco anche in questo mercato.

Sono ormai diversi anni che la questione dei diritti di immagine si ripropone durante il mercato estivo dando vita ad estenuanti trattative con calciatori in procinto di vestire la maglia del Napoli. Non ultima la trattativa di Astori che sta cercando di chiudere il suo contratto con la Puma per poter firmare quello che lo legherà al Napoli per i prossimi quattro anni, cedendo di conseguenza il 100% dei diritti di immagine. Questo ricorda un po’ la trattativa che ci fu diversi anni fa per l’approdo di Morgan De Sanctis al Napoli solo dopo diverse settimane dovute alla risoluzione del contratto che il portiere, allora al Siviglia, aveva con la lotto per la fornitura dei suoi guanti da portiere.

Ancora una volta quindi torna alla ribalta il tormentone di una scelta societaria imposta dal presidente Aurelio De Laurentiis che, fino ad oggi, sia chiaro, non ha portato introiti significativi nelle casse partenopee ma ha comunque permesso al club azzurro di poter negoziare al meglio il marchio Napoli rappresentato dai propri calciatori. In questi anni molti hanno imputato al Napoli di aver scelto una condotta sui diritti di immagine che potrebbe, condizionale d’obbligo, aver allontanato i top player dal vestire la maglia azzurra. Ma come spesso accade per tutte le regole ci sono ovviamente le eccezioni a cui lo stesso Napoli ha dovuto far fronte per poter acquisire le prestazioni di un top player come Gonzalo Higuain, a cui è stata lasciata la possibilità, due anni fa, di tenere aperto il contratto con la Nike lasciandogli così una gestione del 50% dei propri diritti di immagine.

Altri club, a differenza del Napoli, come ad esempio il PSG, lasciano i diritti di immagine nelle mani dei calciatori stessi  e sinceramente non ci sembra ci sia una vera e propria regola scritta che vada a dare ragione o torto alle due differenti scelte societarie. Tanti top player mondiali come Messi e Ronaldo, oltre ad avere degli ingaggi faraonici, portano a casa dall’uso dei diritti di immagine delle cifre altrettanto considerevoli, avendone il pieno controllo, ma ci sarebbe da chiedersi…e se non avessero giocato nel Barcellona o nel Real Madrid, avrebbero avuto le stesse possibilità di sfruttare la loro immagine in questo modo? Forse, ma di certo non alle cifre attuali e quindi è anche giusto che le società ne beneficino. E’ giusto, infatti, che società meno facoltose di quelle Top spagnole o quelle gestite dagli arabi, cerchino in qualche modo la possibilità di poter avere qualche introito alternativo nell’era del Fair play finanziario che limita di fatto tutta una serie di investimenti cosiddetti “fuori fatturato”. Anni fa fu tentata la via intrapresa da De Laurentiis anche dalla Liga spagnola, che ne voleva fare uno statuto per tutti i contratti dei calciatori, trovando però alla fine terreno poco fertile.

Ci auguriamo quindi che, oltre a riempire la pagine dei giornali con trattative estenuanti, alla fine la scelta societaria di detenere il 100% dei diritti di immagine dei propri tesserati, porti qualcosa di consistente, qui in avanti, nelle casse della società o che permetta di poter compensare in qualche modo gli ingaggi di top player, come avvenuto per Higuain, riuscendo a far si che questa eccezione non resti una mosca bianca nel panorama dei tesserati azzurri. Potrebbe essere il modo di far diventare “vincente” un sistema di gestione diritti che già in Formula uno si è cercato di imporre per arricchire l’immagine del “circo” su quattro ruote parlando infatti di “naked contract” in cui, a valle di un corrispettivo, un pò come accade anche per il Napoli, gli “atleti” cedevano i propri diritti. Perchè alla fine, si sa, nella vita è tutta una questione di immagine….

Antonio Lembo

Laureato in Ingegneria Elettronica nel 1999 e Giornalista Pubblicista dal 1996 grazie all'esperienza formativa in Rotopress.

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