QUEI FISCHI BENEDETTI

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Edy Reja ha festeggiato le 700 panchine da professionista nel modo migliore. Ricorderà a lungo questo giorno, perché il suo Napoli l'ha accontentato (quasi) in tutto. Ha giocato una gara (quasi) perfetta, concretizzando le poche occasioni create ma concedendo pochissimo all'avversario. E quel poco che è riuscito a costruire il Treviso, Iezzo l'ha parato. E' questo il concetto di perfezione calcistica che ha Reja.

Sembra essere ritornati al Napoli d'inverno, quello che trasformava in punti pesanti ogni occasione costruita, passando il resto della partita a difendersi con ordine e lasciando a Iezzo il compito di mettere una pezza alle sbavature di una linea difensiva sovraffollata. E quella buona stella (che aiuta gli audaci ma anche Reja, che audace raramente lo è) sembra essere tornata a risplendere nel firmamento azzurro, probabilmente al momento giusto.

A spazzare via le nubi della crisetta primaverile ha contribuito il malcontento del pubblico. Il Napoli poteva restare stonato dai fischi, invece ha saputo reagire. E non è la prima volta che succede. Il paradosso è che, Crotone a parte, lontano da Fuorigrotta ultimamente la squadra riesce ad esprimersi meglio. Un aspetto tipico delle compagini che soffrono quando devono fare la partita, ma che si esaltano quando sono gli altri ad attaccare, o almeno a provarci. Anche per questo motivo difficilmente la squadra di Reja sbaglia negli scontri diretti, andando in difficoltà, soprattutto in casa, contro le piccole. Sarà importante, in quelle gare, contare su quegli elementi che finora hanno dato poco, e che scalpitano per mettersi in mostra.

Prima di tutto, però, serve fissare qualche idea buona, e non cambiare formazione e modulo ogni settantadue ore. E' un'esigenza di chiarezza mentale, un metodo capace di calmierare la piazza e sopire quei fischi che tuttavia, stando alle risposte della squadra, sono benedetti. E questa è una prova di maturità. Reciproca.

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