PURE ‘E PULLECE TENEN ‘A TOSSE…
Tristezza va via, cantava la Vanoni per descrivere un cambiamento radicale della sua vita e del suo modo di guardare il mondo. Un cambiamento che sta investendo anche Napoli, desiderosa di vivere nuovamente emozioni intense e di tornare a cantare. Di vedere le cose a colori e non con la triste rassegnazione, tendente al masochismo, del fin troppo realista tecnico bergamasco. A volte sognare non fa male, aiuta ad avere quella sana sfrontatezza per prendere per il bavero gli eventi futuri e non farsi sballottare come dei sacchi di patate. Un balzo non semplice da compiere se è vero come è vero che c'è gente bisognosa di soffrire ed ogni giorno piange un po'. Mancava solo il tattico – di cosa poi? – Sergio Buso: come a dire che pure 'e pullece tenen 'a tosse. Un bel ripasso del clima da requiem a cui l'intero ambiente si stava assuefacendo. Tristezza, per favore va via. Sciò, sciò. La leggenda narra che "Io e Donadoni non credevamo che questa squadra, senza acquisti, potesse raggiungere l'Europa League". Grazie, non avevamo dubbi. Ecco la firma autografa in calce alla lettera d'addio, la confessione involontaria sul misfatto. Del resto, l'atteggiamento molle e arrendevole della squadra in campo, e i conseguenti risultati negativi, altro non erano che la traduzione fisica del pensiero di cui sopra. Lo staff si preoccupava delle tende non accorgendosi che era l'intero palazzo ad andare a fuoco. Quella frase, gettata nel calderone della polemica per avvalorare il proprio lavoro, altro non ha fatto che scoperchiare il vaso di Pandora napoletano. Poco importa, poi, se De Laurentiis ha fatto lo zio d'America, Marino il padre padrone del parco giochi e loro le beautiful mind incomprese della magione di Castelvolturno. Prima di tutto vengono le motivazioni: se non ci sono quelle le altre, seppur evidenti, carenze passano di diritto in secondo piano. Prendessero – Buso e Donadoni – esempio da Edy Reja, uno che aveva tanti limiti ma pure i suoi buoni motivi per lamentarsi delle operazioni di Marino e delle sparate di De Laurentiis. Se n'è andato da signore, accostando finanche la porta per evitare che sbattesse. Di lui ricorderemo professionalità e carisma, del duo nazionale quella tristezza che, fortunatamente, non ritornerà.
