E LA PORTA TORNO’ VUOTA …

Dopo Doha nulla è cambiato nelle prestazioni di Rafael, tornate ai loro standard negativi. E l’erroraccio di Palermo non giustifica le coperture di Benitez: il brasiliano deve accomodarsi in panchina

Ricordate cosa dicemmo di Rafael nel day after di Napoli-Palermo dello scorso 24 settembre? Se avete buona memoria forse sì, cari lettori. Celebrammo le nobili gesta (per modo di dire …) dell’erede di Gilmar, Félix, Leão e Taffarel nel rocambolesco 3-3 strappato dai rosanero a Fuorigrotta e titolammo il panegirico Porta vuota. A ragione più che a torto, essendo noi tutt’altro che prevenuti sulle enormi lacune caratterizzanti il portiere di Sorocaba. E da allora le cose non sono affatto mutate, purtroppo: vuota era la porta e tale è rimasta. Nonostante timidi segnali di risveglio e, soprattutto, malgrado la bella ma illusoria notte di Doha.

LE RICADUTE – E certo, perché dopo la paratona a Padoin ch’è valsa il secondo trofeo partenopeo di Benítez, un po’ tutti si sono cullati nell’idea di una progressiva riscossa del diretto interessato. Anzi, qualcuno ha persino osato affermare che le sue doti, da futuro portiere della Seleção, fossero rimaste intatte già in precedenza, e tutto stava nel lasciarlo lavorare attendendo il suo sblocco a livello mentale. Magari grazie a una prestazione positiva, tipo quella messa mostrata in Qatar contro la Juve. Peccato che dal 22 dicembre a oggi i progressi tanto sperati non si siano purtroppo verificati. Passi la prodezza di Brienza nel 4-1 di Cesena: probabilmente lì ci sarebbe potuto arrivare solo Dhalsim di Street Fighter. Passi l’inutile zampata di Iago Falque nel 2-1 al Genoa: il tiro era sul suo palo, ok, ma in quella circostanza tante grazie alla retroguardia azzurra che ha aperto la porta allo spagnolo rossoblu. Al limite assolviamo il giovanotto anche nell’ottavo di Tim Cup con l’Udinese, almeno per quel che concerne il goal di Thereau, giunto solo soletto dinanzi a lui in quanto liberato da una mediana partenopea distratta e slegata. Già sulla prodezza del fortunello Kone si fa cogliere di sorpresa, e sempre sul suo lato. E quanto accaduto in seguito non è affatto meritevole di assoluzioni. La molle uscita-kamikaze a Verona sul traversone di Hetemaj, con respinta debole (perché non bloccarla?) e carambola fatale sul distratto Britos. La scellerata caccia alle farfalle nella replica con l’Udinese, un invito a nozze ancora per Thereau che aveva già fatto il minimo bruciando sulla corsa l’immobile difensore uruguagio. E infine la prodigiosa ancorché velleitaria bomba da tre di Lazaar nella nottataccia di Palermo. Altro che rimbalzo maligno: sulla conclusione del rosanero si può chiaramente notare come Rafael manchi totalmente la più elementare delle prese a terra. Oltre al danno la beffa poi, visto che in seguito il difensore marocchino ha dichiarato di provare spesso quel tiro in allenamento …. Alle ricadute finora elencate si aggiungono, inoltre, i consueti deficit dell’estremo difensore brasiliano: uscite zero (o quasi) sui traversoni, errato posizionamento in porta, scarsa abilità coi piedi, parate approssimative come quella che avrebbe potuto costare la vittoria contro il Chievo. Il tutto unito all’essere privo di quella carica psicologica necessaria per chi difende i legni. Necessaria per sé stesso come per i compagni di reparto, ai quali occorre avere alle spalle un guardiano in grado di conferire sicurezza e calma olimpica.

E ORA IN PANCHINA, SU … – Niente da dubitare sulla serietà e professionalità di un bravo ragazzo, pieno di fede religiosa e giudizioso nel recuperare dal gravissimo infortunio occorso circa un anno fa a Swansea. Quel malanno fisico tuttavia si unisce ai difetti-base già conosciuti, oltreché alla mancanza ingiustificabile di una chioccia esperta come Reina. Di qui una stagione fallimentare per un giocatore che avrà anche patito l’enorme pressione della piazza partenopea, ma ci ha comunque messo del suo per non farsi apprezzare dagli addetti ai lavori (non tutti, ovviamente) e tantomeno dai tifosi, abituati a ben altri numeri 1 in passato. Francamente risulta sempre più incomprensibile la fiducia ancora concessagli da Benitez, a maggior ragione se si tiene conto dell’idea di calcio di Don Rafé secondo la quale scende in campo chi sta al meglio. Motivo per cui, pur essendo probabilmente eccessivo dare addosso a un atleta solo perché non si rende utile alla causa azzurra, crediamo che le prove d’appello siano terminate e che Rafael d’ora in avanti debba sedersi in panchina, lasciando il posto ad Andujar fino alla fine dell’annata. Per carità d’Iddio, in questo momento nessuno, eccezion fatta per Neuer e (forse) l’immarcescibile Buffon, riuscirebbe a non far rimpiangere Pepe. Se non altro però il buon Mariano garantirebbe risultati certamente migliori del suo collega, forte di un’esperienza longeva nel nostro calcio ma anche e soprattutto di doti sconosciute all’ex Santos. Una su tutte, quella di farsi sentire dai propri compagni a suon di urla. Sarà pur sempre banale ridursi al fatto che Rafael sia meno bravo di Andujar perché uno prega e l’altro alza la voce. Ma se la storia del calcio ci insegna che i migliori portieri sono stati essenzialmente figure carismatiche, e non soltanto agili felini, tale banalità diventa ben poco di fronte alla dura realtà. Una realtà in cui il brasiliano deve mettersi da parte e fare posto a chi sta meglio. Per questa stagione. Ma potrebbe anche essere per sempre, chissà ….

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