PENSIERI E PAROLE
Parole che fanno male, parole pungenti che smuovono le coscienze e animano il dibattito. Napoli-Juventus si è trasformato da battaglia sul campo a sfida dialettica tra presidenti e dirigenti, allenatori e giornalisti, giocatori e tifosi. La provocazione ha un suo perché, la domanda “simpatica” può far sorridere e lasciare comunque il segno. Ma tutto ciò può servire anche alla squadra. Il fiume di parole abbattutosi nel post partita può ricompattare il gruppo, scrollare di dosso la delusione di una sconfitta immeritata e ripartire. L’idea di un’ingiustizia subita può scuotere anche i giocatori apparsi troppo passivi nella sfida di domenica sera (Higuain ed Hamsik su tutti). Un lavoro di testa, un continuo esercizio mentale e nervoso.
Lo ha fatto Garcia (e lo sta facendo tuttora) dopo il match perso allo Juventus Stadium, può farlo anche Benitez. Il francese continua a puntare il dito su quei gol irregolari e sui tre punti persi in quella serata controversa, che a detta sua fanno la differenza. Inutile soffermarsi sulle partite giocate contro Milan e Lazio, i punti veri, quelli decisivi, sono stati persi contro la capolista. Una strategia che non abbatte l’autostima dei propri giocatori e compatta l’ambiente verso un unico traguardo. Che lo abbia pensato anche Benitez? Il nervosismo palesato ai microfoni di Sky e Mediaset non deve ingannare.
Nel frattempo si ritorna in campo con la testa ora alla sfida contro i biancocelesti, terzi dopo il pareggio nel derby. C’è da recuperare lo svantaggio, non ci sono più alternative. Per la decisiva lotta al terzo posto ora chi si ferma è perduto.

