NAPOLI- ROMA 78-79 (1-0)
Tutta Napoli aspettava il suo ritorno da quando aveva lasciato la panchina azzurra nell’estate del ’76. La folla aveva ancora nella memoria il gioco della sua squadra “all’olandese”, spettacolare ed esaltante ma anche pratico e redditizio, che aveva condotto il Napoli, per la prima volta nella sua storia, alle soglie dello scudetto. Il sogno svanì in un pomeriggio per un maligno colpo di Altafini da allora diventato core ‘ngrato. Stiamo parlando, il lettore lo avrà subito capito, di Luis Vinicio detto ‘0 lione, possente e indimenticabile centravanti degli anni ’50.Malgrado i risultati conseguiti dalla squadra, il rapporto con Ferlaino si incrinò, per cui Vinicio preferì emigrare a Roma, sponda laziale dove però non riuscì a ripetere i successi napoletani tanto da essere esonerato nella primavera del ’78. Dal canto suo Ferlaino aveva sostituito O ‘lione con due napoletani, uno di adozione, il Petisso Pesaola, l’altro verace Gianni Di Marzio nato e cresciuto a Mergellina già numero due di Vinicio all’InterNapoli in serie C. Aleggiava, comunque, sullo stadio di Fuorigrotta e sul capo del bravo Di Marzio, il fantasma di Luis disoccupato all’inizio della stagione 1978/79.Il campionato degli Azzurri partì quell’anno con una vittoria, ad Ascoli, ed una sconfitta, a Firenze, per 2 a 1 al 90°. Nulla, tuttavia, faceva presagire la clamorosa svolta all’indomani del rovescio di Firenze avvenuto in circostanze non certo disonorevoli. Ecco la bomba: torna Vinicio!Anni dopo, l’Ingegnere spiegò così l’inatteso colpo di scena: “Pochi sanno che avevo già deciso l’esonero per Di Marzio anche se il Napoli avesse vinto a Firenze, quindi la sconfitta mi dette una mano…attorno alla squadra giravano alcuni personaggi non proprio gradevoli per cui decisi di cambiare”. Ferlaino ben conosceva l’animo e il modo di essere dei suoi concittadini, infatti, in tutta la città cominciò a serpeggiare un entusiasmo crescente, misto ad incredulità (si era appena alla terza giornata), ma l’effetto della “mossa” dell’Ingegnere si vide subito. Per l’incontro con la Roma, all’epoca avversario di levatura modesta, si contarono ben 65.000 spettatori, a fronte dei 42.000 della gara inaugurale con l’Ascoli.Allenatore della squadra capitolina, reduce da uno 0 a 3 subito all’Olimpico dal Milan di Rivera, era Giagnoni, il famoso trainer con il colbacco già del Torino e del Milan. Presidente era Anzalone al suo ultimo anno di presidenza prima dell’avvento di Viola e Nils Liedhom che avrebbero portato i giallorossi al secondo scudetto.
E veniamo alla partita, dopo questa premessa che è servita a ricordare il contesto nel quale si svolse l’incontro del San Paolo. Agli ordini dell’arbitro Mattei di Macerata, le squadre si schierarono così: Napoli, Castellini, Bruscolotti, Ferrario. Caporale, Catellani, Pin. Pellegrini, Vinazzani Savoldi, Valente, Filippi. La Roma rispose con Paolo Conti, Peccenini, Chinellato. Maggiora, Spinosi, De Nadai. Giovannelli, Di Bartolomei, Pruzzo, De Sisti, Scarnecchia.Gli azzurri cominciarono a condurre le danze fin dall’inizio, imponendo un ritmo molto veloce alla partita, assediando gli avversari nella loro area. Pin sfiora il gol al 27°, ma sarà necessario attendere fino al 68° per vedere la palla nel sacco dei romanisti. L’azione parte dal piccolo, grande Filippi, passa per Bruscolotti, arriva a Vinazzani che centra dal fondo a rientrare, stacco altissimo di Pellegrini, romano di Primavalle, che anticipa il portiere Conti in uscita. Napoli 1, Roma 0. Il punteggio non cambierà più, malgrado la reazione, per la verità mai pericolosa, dei Giallorossi. Vinicio così, come nelle migliori tradizioni, vince subito, ma il bilancio finale della sua seconda esperienza sulla panchina napoletana non sarà esaltante come la prima volta. Ma è vivo ancora, nel ricordo di chi lo ha vissuto, l’effetto magico del suo ritorno al San Paolo.
LE STATISTICHE
Buono, ma non eccezionale il bilancio azzurro con la Roma: 27 vittorie, 21 pareggi, 16 sconfitte. Il Napoli non riesce ad avere la meglio sui Giallorossi dall’11 maggio del ’97 quando un colpo di testa di Nicola Caccia mise il sigillo dell’1 a 0.Emozionante l’ultimo incontro (è storia recente) del febbraio 2010, terminato in parità, 2 a 2. Romanisti avanti di due reti al 65°, poi Napoli alla riscossa con German Denis che prima segna, quindi si procura il rigore trasformato da Hamsik a tempo scaduto.
