MA DAVVERO LAVEZZI VALE SOLO TRENTA MILIONI?

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Mettete che uno sceicco qualsiasi, oggi, tra una settimana o tra un mese, si presenti a Castelvolturno con nella ventiquattro ore un assegno circolare di trentuno milioni di euro. Basterebbe questo al tesoriere azzurro per prendere il telefono, chiamare Ezequiel Lavezzi e dirgli di presentarsi impacchettato in sede pronto ad essere spedito a disegnare calcio in questo o quell’angolo del globo. In estrema sintesi, questa è l’attuale situazione contrattuale del numero ventidue azzurro, trascinatore di una squadra e di un popolo che hanno ricominciato a sognare scenari colorati di grande calcio. Leggi del mercato, penserete. Ma davvero, oggi come oggi, Ezequiel Lavezzi vale solo trenta milioni di euro? Non parliamo di bruscolini, certo, ma il problema è comunque da risolvere il prima possibile. Perché, ad oggi e al mondo, in pochi possono vantare in rosa un campione come il Pocho, ovvero la solita fiammeggiante capacità di spaccare in due difesa avversaria e partita, ma anche un processo di maturazione quasi completato ed una insolita quanto  produttiva freddezza sottorete. In poche parole, un campione completo, in grado di spostare gli equilibri di qualsiasi squadra verso l’alto. Il problema, se vogliamo, è proprio questo: se Lavezzi fosse rimasto il solito geniale, indolente e a volte incostante artista di strada che ha fatto innamorare Napoli nell’estate del 2007, sarebbero in pochi a fare la fila fuori da Castelvolturno per accaparrarselo, e quelli interessati non avrebbero nella famosa ventiquattro ore assegni così consistenti da intestare a De Laurentiis. Il Pocho di questi tempi, invece, solletica le grandi squadre, quelle con gli sghei, Manchester City e Chelsea in testa. E a questi signori (sceicchi, petrolieri e affini), trentuno milioni fanno solo il solletico al sette e trenta. E allora, c’è da cambiare qualcosa nella famosa “clausola rescissoria” che turba i sonni di tutti i tifosi azzurri. Prima di tutto, bisogna capirne i cavilli per intervenire. Proviamoci: il Napoli non potrebbe opporsi ad un’eventuale squadra che presenta agli azzurri un’offerta, pagabile in un solo anno, uguale o inferiore ai famosi trentuno milioni della clausola. Cosa fare per scongiurare questa eventualità? La logica è semplice: chiamare l’agente dell’argentino e fissare un appuntamento per eliminare questa benedetta clausola dal contratto che lega il Pocho al Napoli. Ciò comporterebbe un sensibile aumento dell’ingaggio del Pocho, con buona pace del salary cap by De Laurentiis e ovvia esultanza di tutti i tifosi azzurri. Quali sono i motivi per non farlo? Uno potrebbe essere uno spogliatoio un po’ geloso dello strappo alla regola fatto per un solo calciatore, seppur decisivo nell’economia della squadra. Un altro potrebbe essere la reticenza dello stesso presidente, da sempre legatissimo alla sua idea di “sviluppo sostenibile” e attentissimo ai bilanci azzurri in vista del Fair Play finanziario di Monsieur Platini. In ultima istanza, c’è un Vargas che aspetta solo di essere valorizzato, e che potrebbe vedere ridursi al minimo i propri spazi da un Lavezzi sempre così decisivo. Rileggendo e soppesando pro e contro di questa scelta, ci viene da ridere. Perché per crescere come squadra e realtà, il Napoli non può prescindere da Lavezzi, calciatore determinante e vero nuovo dio pagano del popolo del San Paolo. Insomma, per diventare grandi bisogna imparare anche ad osare, e se Lavezzi non vale un passo lungo quanto la gamba, allora siamo destinati a rimanere una malinconica incompiuta. Crescere vuol dire investire, e se il destino ti presenta l’occasione di investire sul sicuro, su un Pocho così, non si può essere tanto cretini da non prendere al volo un treno che non ripassa più. Per i tifosi, ma soprattutto per il bene e il futuro della squadra, Lavezzi deve continuare ad essere una risorsa: strappiamo il vecchio contratto con clausola annessa, scriviamone uno nuovo senza cavilli e con qualche zero in più e ricacciamo senza paura gli intrusi a Castelvolturno. Si tengano i loro milioni, che noi ci teniamo il Pocho…

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