LO SCANDALO DELLE TELEFONATE E DEGLI OROLOGI

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Continua la nostra carrellata sulle vicende che diedero luogo ad interventi e penalità della Giustizia sportiva.  Sergio Clerici, poderoso attaccante azzurro del ruggente biennio Viniciano ’73-‘75, da tempo aveva espresso il desiderio di avere una concessionaria Fiat in Brasile una volta smessa l’attività. Qualche anno prima, quando indossava la maglia del Verona, il suo Presidente Garonzi, funambolico personaggio del calcio italiano degli anni ’60-’70 in buoni uffici con la Fiat, gli aveva promesso il massimo interessamento possibile. Nel frattempo Clerici era passato prima alla Fiorentina e poi per l’appunto al Napoli.

Il 21.04.1974 è in programma Verona – Napoli, con i Veneti in corsa per non retrocedere e gli Azzurri stabilmente piazzati in alta classifica.  Il venerdì precedente l’incontro, Garonzi telefona a Clerici chiedendogli se è sempre vivo in lui l’interesse verso l’acquisizione in futuro della già citata concessionaria, tornando a promettergli (come qualche anno prima) tutto l’interessamento possibile per aiutarlo a superare gli intoppi burocratici di rito quando sarà il momento. Il Verona vincerà l’incontro per 1-0. Interrogato qualche tempo dopo da Corrado De Biase, severo e temutissimo Capo dell’Ufficio Inchieste, Clerici assicura di non aver assolutamente percepito la sensazione di eventuali tentativi di condizionamento tentati dal suo ex-Presidente, giacchè, nel colloquio intercorso, l’argomento calcio non venne minimamente sfiorato. De Biase si convince della buona fede del brasiliano, tanto che non verrà neanche rinviato a giudizio, e questo la dice lunga sulla stima goduta, a giusta ragione, da Clerici in tutto il mondo del calcio.

 Andrà diversamente per Garonzi e per il Verona, che a fine stagione si salvò sul campo.  Come si era arrivati al via dell’inchiesta? Il Foggia, prendendo spunto da un articolo apparso sul “Mattino” in cui si parlava della telefonata sovracitata, inviò copia del “pezzo” alla Federazione. Come già detto, la posizione del Verona si complicò immediatamente, causa il diniego iniziale di Garonzi di ammettere di aver effettuato la telefonata a Clerici. Smentito clamorosamente da Clerici, evidentemente convinto dal proprio legale, in un secondo momento “Don Saverio” ammette di aver parlato a mezzo filo con “El Gringo”. Per De Biase, anche se riconosce che il colloquio telefonico potrà anche essere stato privo di argomenti calcistici, i propositi di Garonzi erano quelli di riuscire a condizionare a proprio favore Clerici, altrimenti perché chiamarlo proprio due giorni prima l’incontro? Insomma per il Capo dell’Ufficio inchieste, esisteva un evidente tentativo di illecito “mascherato” che, in un primo momento, causerà ai Gialloblù Veneti una penalizzazione di 3 punti da scontarsi nel Campionato di A 1974-75. La sentenza però fu modificata in peggio dal CAF che accolse in pieno le richieste del P.M. in primo grado retrocedendo il Verona all’ultimo posto in classifica per la stagione 1973-74, con successiva conseguente partecipazione al Campionato di B per il 1974-75. Dura la condanna anche per Garonzi: 3 anni di inibizione

 Come già detto, l’inchiesta partì da una denuncia effettuata dal Foggia calcio, militante anch’esso in serie A per la stagione 1973-74. Il diavolo però, fa le pentole ma non i coperchi, ed anche i “Satanelli” pugliesi rimasero beffardamente coinvolti in un caso di illecito andato a vuoto. Foggia–Milan prevista per l’ultimo turno della stagione 1973-74 esattamente il 19 maggio 1974, con i Pugliesi in piena lotta per non retrocedere, vive in un atteso fuori programma prima dell’inizio del match. Giuseppe Affatato, segretario del club Dauno, porge all’arbitro Menicucci di Firenze (sì proprio quello che litigava con Maurizio Mosca al “processo” di Biscardi) ed ai suoi accompagnatori a titolo di omaggio tre orologi, offerta garbatamente rifiutata dai Direttori di gara, anche dopo la fine della partita vinta del Milan per 2-1, che sancì la retrocessione fra i “cadetti” del club Pugliese.

 Il Foggia decide di intraprendere la strada di una difesa agguerrita, avvalendosi della collaborazione di un supertecnico della materia, l’Avv. Angelini, in passato Capo degli Inquisitori della F.I.G.C.. La difesa poggiò le sue basi considerando che:

 a)       la porta dello spogliatoio arbitrale era aperta a tutti ed inoltre il Foggia calcio era a conoscenza della presenza di uno “007” dell’Ufficio Inchieste;

 b)       il valore degli orologi era relativo, quindi non idoneo a far cadere in tentazione neanche un uomo particolarmente venale;

 c)       considerando l’inchiesta sul Verona ancora in corso, più tutto il resto, la difesa concluse la sua arringa difensiva rilevando che sarebbe stato da stupidi rischiare un’eventuale salvezza a tavolino. In primo grado, il Foggia sarà condannato a scontare una penalizzazione di 3 punti per il campionato di “B”, 1974-75. La C.A.F. muta invece la sanzione con 6 punti di penalità da scontarsi però nel Campionato di “A” appena concluso, cosicchè con la retrocessione a tavolino del Verona, i Pugliesi non si sarebbero, comunque, avvantaggiati. Alla fine, tutto questo can-can porterà benefici solo alla Sampdoria, squadra notoriamente avvezza a salvezze in foto-finish conquistate in serie A, prodezza non riuscita però in quel 1973-74, che vide i doriani classificarsi al penultimo posto, appena 3 punti più su dei “cugini” del Genoa, piazzatisi in ultima posizione. Quello che non riuscì a fare in campo, lo fece la giustizia sportiva, e Lippi (proprio l’ex C.T.) e C. si trovarono ancora in “A” per il 1974-75. Fra i due litiganti, il terzo gode …….  

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