LA VOGLIA DEL BOGLIA
Ci sono calciatori che creano più problemi di quanti ne risolvano. Ragazzini viziati e strapagati che senza alcuna legittimazione pensano di essere i migliori al mondo e si comportano come tali: si allenano poco e male, scalpitano per giocare e quando vengono messi (giustamente) da parte mettono il muso, arrivando a litigare con tecnico e compagni perché si sentono maltrattati, nonostante siano solo dei brocchi che hanno magari indovinato una stagione e poi si sono adagiati sugli allori. Uomini così è meglio non averli proprio in una squadra, facessero pure venti reti in un campionato. Anche se poi, spesso, non ne fanno neanche un quarto di quei gol…
Ogni riferimento a persone realmente esistite e contrattualizzate a Napoli è puramente voluto. Ci sono questi soggetti, dicevamo, e poi c’è Mariano Bogliacino. Un uomo vero, di quelli che non devono chiedere mai (di giocare), che tanto poi il loro spazio se lo ritagliano sempre. L’emblema della professionalità, un ragazzo che ha sempre fatto la sua figura ogni qual volta veniva mandato in campo e se poi la partita dopo è rimasto fuori non ha battuto ciglio. Non deve essere stato facile trasformarsi da elemento imprescindibile (in C1 e in parte anche in B) ad umile gregario, la riserva per tutte le stagioni da lanciare sempre a partita inoltrata o al posto di qualche compagno acciaccato. Ma il Boglia non si è minimamente scomposto e ha continuato per due anni a lavorare sodo, aspettando buono buono il suo momento. Qualche mugugno nell’ultimo inverno, e ti credo: dapprima Reja non è riuscito a cucirgli addosso un nuovo ruolo, quello di regista arretrato, poi l’ha definitivamente accantonato come se la metamorfosi mancata fosse tutta colpa sua, dell’uruguagio silenzioso. Non era così, evidentemente, perché Donadoni ha riprovato a fargli fare il centrale di centrocampo e sembra esserci riuscito alla grande, laddove il suo predecessore aveva fallito miseramente. Già sul finire della scorsa stagione Bogliacino ha offerto prestazioni da applausi, nella barca che stava affondando è stato fra i pochi a salire sulla scialuppa. Regista puro, ottime geometrie e qualche bel golletto ad alimentare il piatto. Non è bastato per strappare una maglia da titolare per la stagione che verrà, perché lì il Napoli ha preso uno dei migliori interpreti in Italia, quel Cigarini da cui ci si aspettano grandi cose. Forse Marino l’aveva già comprato prima dell’esplosione del Boglia, ma cambia poco: ora è lì e il posto è tutto suo.
Bogliacino è quindi fuori dai giochi? Neanche per sogno. Da quando è arrivato Cigarini, Mariano si sta impegnando il doppio in allenamento, dimostrando a mister Donadoni di meritare tutta la fiducia che la società ha sempre riposto in lui. E il tecnico l’ha ripagato, schierandolo da trequartista nel rombo ma più spesso da organizzatore della manovra, ricevendone in cambio prestazioni sempre all’altezza. Ultima quella contro la Salernitana, dove l’uruguagio è stato tra i migliori in campo. Il Ciga dovrà stare attento a non assentarsi troppo, perché alle sue spalle c’è qualcuno che scalpita e che ha tutta l’intenzione di mettere in difficoltà l’allenatore. Sarà anche una riserva perenne, Mariano Bogliacino, ma potete star certi che come ogni anno a fine campionato la sua firma sarà proprio lì, insieme a tutte quelle dei protagonisti. Cigarini o non Cigarini.
