DUESSELDORF, GERMANY - JANUARY 14: Carlo Ancelotti head coach of Bayern looks on prior the Telekom Cup 2017 match between Fortuna Duesseldorf and Bayern Muenchen at Esprit-Arena on January 14, 2017 in Duesseldorf, Germany. (Photo by Maja Hitij/Bongarts/Getty Images)

“In Carlo we trust” ma stasera lo abbiamo capito un po’ meno.

Partita secca : Milan-Napoli di Coppa Italia, secondo atto della sfida andata in scena alla Scala del calcio poco più di settantadue ore fa.

Un Napoli troppo brutto per essere vero quello visto a San Siro, impossibile scegliere un protagonista “migliore” o “peggiore”.

Si è sbagliato a centrocampo con un Allan parcheggiato sulla mediana, in avanti con nemmeno una palla giocabile per Milik che ha perso impietosamente la sfida con il connazionale Piatek e gli errori – continui – di Lorenzo Insigne. Ci sono stati errori dietro tra Maksimovic e addirittura non è riuscito a brillare nemmeno Kalidou  Koulibaly.

Il vero protagonista di questa sfida è Carlo Ancelotti e andremo a sviscerarne le motivazioni.

Sabato sera ha messo in campo una squadra a trazione anteriore con più attaccanti per raggiungere un goal che non è arrivato. Cosa che è successa anche in Coppa è rimasta inviolata la rete di Donnarumma .

Perché Ancelotti protagonista? Semplice, non si capiscono le scelte del mister, siamo a un punto cruciale della stagione dopo un buon girone di andata, una più che discreta prestazione in Champions e il Napoli ancora non ha una formazione stabile. È chiaro che finché si vince va tutto bene, quando invece i risultati arrivano a fatica il castello comincia a vacillare. Non è in discussione Ancelotti come allenatore, ha vinto tutto e sa il fatto suo; ma c’è bisogno di un’iniezione di schiaffoni e cazzimma a quelli che questa sera sono scesi in campo. Ci chiediamo se siano finiti i tempi degli esperimenti e se Ancelotti possa dismettere i panni del maestro di chimica alla ricerca di un equilibrio – che i ragazzi dimostrano non avere – e vestire quelli del prof. di educazione fisica che ti fa correre, sudare e correre ancora pure se ti manca il fiato.

In più occasioni durante la partita quelli in campo hanno mostrato di non avere proprio la tempra fisica: non coprono gli avversari, non comunicano in difesa, in attacco un solitario Insigne che si applica ma – continuando ad usare la metafora scolastica – “non è intelligente”.

La palla che non è riuscita a sfondare la porta difesa da Donnarumma passa a Carlo Ancelotti: il calcio non può essere fatto di “se e ma”, anche gli stessi che hanno giocato splendidamente contro la Lazio – vedi Fabiàn – hanno dimostrato di non aver nemmeno preso l’aereo per Milano, quindi non ne facciamo una questione di formazione sbagliata o giusta.

Visto che abbiamo un allenatore come Carlo Ancelotti la questione diventa riuscire a prendere “a pallonate” – in senso metaforico – gli allievi e rimetterli in riga.

Un Napoli troppo brutto per essere vero ma “ in Carlo we trust”  ed è lui il protagonista nella sua San Siro, il che vuole essere un imput per Ancelotti: la Coppa Italia è persa, lo scudetto sembra destinato ancora a Torino, resta l’Europa League.

Mister la classe va pungolata, il registro dell’appello va sistemato, con il preside magari ci parliamo a fine stagione. C’è bisogno di cambiare: testa, gambe e mentalità.

Ancora qualcosa da salvare in questa stagione potrebbe esserci, mister la palla passa a lei – che a suo tempo la sapeva giocare – il castello sta vacillando. Riprenda le redini del nostro tifo e della nostra squadra, gli esperimenti devono finire : chi sta bene gioca, chi ha voglia gioca. Napoli, i napoletani – e un po’ ci consenta anche lei  – meritate più di quanto s’è visto nel buio di San Siro.

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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