IL SILENZIO DEGLI… SCONTENTI
In casa Napoli ormai sono diciotto le partite precedute e seguite da quel silenzio stampa dei giocatori voluto dalla società, una scelta alquanto discutibile, giustificata dal ds Marino come l'unica modalità perseguibile per difendere la squadra dalla pressione delle critiche esterne, e per non turbare quella calma e quell'unione nello spogliatoio che tanto viene proclamata ma che nessuno conosce realmente. Certo il gruppo c'è come anche la voglia di vincere. La gioia ad ogni goal che spesso si esprime con gli abbracci dei titolari con le riserve è ammirevole e rara.
Ma allora perché nascondersi? Perché non permettere di esprimersi ai veri protagonisti di questa squadra?
Sabato, Cannavaro, sostituito al 20' della ripresa, ha mostrato alle telecamere un chiarissimo labiale, mandando a quel paese il tecnico, e questo è solo l'ultimo esempio del genere, in precedenza già Domizzi e Calaiò avevano espresso in maniera forte il proprio dissenso per le scelte spesso discutibili e azzardate del Mister, che a quanto pare creano malumori all'interno dello spogliatoio, che non riescono ad essere completamente celati dall'ostruzionismo che questa scelta societaria impone.
Che sia questo il vero motivo di tale isolamento? Probabilmente la società vuole evitare che qualsiasi polemica esca dallo spogliatoio, che ogni malcontento rimanga sepolto nei labirinti del San Paolo, ma tali eventi dimostrano, che forse essere così protezionisti non sempre paga. Queste esplosioni emotive non fanno altro che amplificare il problema .
Molti sono i calciatori che hanno accumulato rancore verso il tecnico, in primis Emanuele Calaiò, l'arciere azzurro, ormai idolo del San Paolo, che nonostante anche quest'anno stia trascinando a suon di Goal la squadra, è costretto a subire le scelte tecniche del mister che spesso lo sostituisce anzitempo o lo fa a accomodare in panchina, forse se ne avesse la possibilità avrebbe sicuramente qualcosa da dire, come sicuramente farebbe Bucchi che non smetterebbe mai di lamentarsi del "non gioco" della squadra che sta compromettendo le sue prestazioni, e chissà cosa avrebbe dichiarato Trotta dopo che contro il Crotone è stato posizionato a sinistra con l'indicazione di mettere palle dentro per gli attaccanti, quando lui suo malgrado con il sinistro non ha nulla a che fare, forse sarebbero state le stesse parole dette da Grava ogni volta che è stato posizionato sul versante opposto a quello di sua competenza annullando in un colpo solo la sua efficacia in campo. Non deve essere stato neanche facile per il fratello minore del neo pallone d'oro Cannavaro, accettare di essere sostituito sabato, mentre il suo compagno di reparto Giubilato che ne stava combinando di tutti i colori è stato preferito a lui nonostante fosse in balia degli avversari, ma in questo caso il difensore di origini partenopee ha trovato il modo, neanche troppo elegante, per esprimere il suo dissenso. Lo stesso Savini che finalmente è riuscito a trovare i giusti equilibri per giocare in quella posizione, non indicata propriamente ad un ormai ex centrale difensivo, è stato per un periodo in rotta di collisione con il mister, una forte polemica per la quale lo stesso giocatore si è dovuto accomodare in tribuna dopo un duro faccia a faccia con il tecnico. per quanto questa scelta tecnica possa essere sottolineata come un successo dell'allenatore va evidenziato che solo l'attaccamento alla maglia e l'enorme forza di volontà del difensore partenopeo, e non certo l'autorevolezza e la capacità del mister, hanno permesso di ottenere tali risultati.
Per questi motivi probabilmente il Goriziano tanto “pubblicamente” stimato dalla società ma ormai non allo stesso modo dai tifosi, non pare abbia troppi estimatori neanche all’interno del suo spogliatoio e tenerli imbavagliati ancora un po’ non può che fargli comodo, ma nel caso le cose non andassero per il verso giusto, come nell’ultimo match disputato, probabilmente questa scelta potrebbe risultare un’arma a doppio taglio, infatti, se dovessero verificarsi altri casi “Cannavaro” neanche la società potrebbe ancora fingere che l’armonia abbia ancora il sopravvento. E se il mister dopo aver perso la lucidità di effettuare scelte oculate, mettendo in discussione con i suoi errori una promozione che qualche giornata fa sembrava quasi in cassaforte, perdesse anche il controllo dello spogliatoio allora la situazione potrebbe divenire insostenibile.
