IL NAPOLI E L’IDENTITA’ RITROVATA: ANCHE IN DIECI NON HA PAURA

E così Reja è diventato più coraggioso.Perché Reja contro la Roma e l’Udinese, quando la squadra è rimasta in dieci uomini, non ha sostituito una punta ed ha lasciato in campo uno schieramento coraggioso e propositivo? In molti si sono sorpresi: ma come, proprio Reja, seguace di atteggiamenti radenti il puro difensivismo, non muta equilibri e struttura tattica con una squadra priva di un uomo? E poi, contro Roma e Udinese, non avversari qualunque? Al di là degli aspetti tecnico-tattici, presupposti senza dubbio da tener conto nelle scelte del tecnico partenopeo, c’è anche un altro dato da considerare interessante e non secondario. Alla base delle mosse dell’allenatore azzurro c’è una crescita costante ed evidente di un gruppo sempre più cosciente dei suoi mezzi e che fa della personalità e di una ritrovata e ferrea identità qualità imprescindibili per diventare sempre più ostico per ogni rivale. I progressi di questo Napoli si notano in campo, nelle gambe, ma anche nella testa, nell’approccio alla gara, ma pure nell’essere squadra, collettivo capace di sopperire ad ogni assenza e di sopportare ogni deficienza. A Udine mancavano –tra gli altri- Hamsik e Lavezzi, gente che rappresenta mezza squadra, la qualità era ridotta, non sempre la luce era accesa, ma questo Napoli ha dimostrato di avere energie fresche, in grado di surrogare momentanee defaillance. Perché questo Napoli è diventato squadra che si forma e modella anno per anno, puntando su un’ossatura base, su pochi ma importanti ritocchi, su un tecnico che ha oramai dato un suo indirizzo, su una società che ha dettato la sua linea di condotta, su un futuro da costruire giorno dopo giorno con scelte attente e prive di effetti speciali abbaglianti e che producono confusione e basta (“Sul futuro stiamo già lavorando per rinforzare controcampo e attacco”, parole di Marino).

E allora se la base esiste si può attuare un ampio turn-over sul campo dell’Udinese, si può restare in dieci e mantenere le due punte senza temere di farsi sovrastare, si possono inserire gradualmente tutti i nuovi che in un gruppo convinto di sé riescono ad esprimersi senza tentennamenti. Le prove di Rinaudo e Denis sono l’emblema di una squadra in grado di assorbire il nuovo che avanza, che ha voglia di mettersi in mostra senza sbandare, anzi completando e arricchendo il complesso.

Insomma, Reja può dormire sonni tranquilli, perché il mosaico azzurro comincia a funzionare e il suo Napoli a mostrare un’identità di gruppo che sa quello che vuole, chiunque scenda in campo.  E’ questa la nuova forza del Napoli, su questa Reja farà affidamento per andare il più avanti possibile nelle tre competizioni di quest’annata che si preannuncia affascinante e coinvolgente.

 

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