IL CANTO DELLE SIRENE
Die Meister, Die Besten, Les Grandes Equipes, The Champions. Pochi lo sanno, ma questo è il ritornello dell’inno della Champions League, quella musica soave che ci stiamo abituando a sentire anche al San Paolo. Appunto, non canticchiate mai queste parole nei pressi dello stadio prima del giorno fatidico, che se vi sentono Mazzarri e i suoi prodi guerrieri potrebbero verificarsi scene di panico.
Questo il verdetto del campo al termine di una nuova pessima prestazione del Napoli in vista dell’impegno europeo. La terza, per la precisione. Dopo il filotto Chievo-Fiorentina è ora il turno del Parma, cui è piovuta dal cielo una vittoria che in altri momenti sarebbe stata fantascientifica. Pochissimo Napoli al cospetto di un avversario cinico e pronto ad approfittare dell’espressione sognante di alcuni elementi del team azzurro già con la testa al Bayern Monaco. Partendo dalla dorsale destra, il tandem formato da Maggio e Campagnaro, spesso artefice delle vittorie partenopee, stasera è stato l’anello debole, se è vero che proprio i due esterni sinistri parmensi hanno banchettato alla festa preparata dalla retroguardia di Mazzarri. Per non parlare di Hamsik, che svolazzava sul campo come un ectoplasma in cerca della sua identità perduta; e che dire di Inler, uno che solitamente nel piede ha un goniometro e stasera sembrava avere la falce. Lì davanti poi i guizzi sono stati ben pochi: Cavani, sempre in ritardo in area di rigore, sembrava volesse passeggiare fino a martedì, in attesa del Bayern. Se non fosse stato per il tacco di Lavezzi a smarcare Mascara le azioni degne di nota sarebbero state veramente poche. Complimenti invece a “Topolino”, entrato in campo con la voglia di spaccare il mondo. Questo è lo spirito giusto, l’ideale per rendere il necessario turnover un po’ meno traumatico. Ma purtroppo non è bastato neanche il cuore di Peppino il catanese.
Din din din. Ora, se non vogliamo mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, dobbiamo ascoltare questo campanello d’allarme e far fronte ai danni, che fortunatamente non sono per nulla irrimediabili. Aver ragione di Bayern, City e Villarreal piace a tutti, ma non deve assolutamente essere una priorità. La stagione appena iniziata ci sta disegnando su misura una situazione favorevole, dove le grandi leader degli ultimi anni arrancano pesantemente, tanto da stappare lo spumante ad ogni vittorietta intonando un “Napoli non canta più” che ci si potrebbe aspettare dal Verona che si salva, non certo da Milan e Inter. Un messaggio chiaro e forte arriva dal campionato. Approfittare delle big milanesi in crisi è un dovere per il Napoli, molto più che raggiungere un velleitario ottavo di finale di Champions e mollare tutto a marzo. Dovessimo essere proprio obbligati a scegliere, il freno tiriamolo fuori dai confini italici. Se ci crediamo un po’ di più, visti i tempi che corrono, magari quella dolce canzoncina la potremo ascoltare con un pezzetto di stoffa in più cucito sul petto, alla faccia della scaramanzia.
