GIOVANNI FRANCINI,IL TERZINO CHE SEGNAVA IN EUROPA

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Giovanni Francini, toscano di Massa dove è nato nel 1963, incarnava alla perfezione la figura del difensore goleador, nata in Italia negli anni ’60 con Giacintone Facchetti, proseguita neglia anni ’70 e ’80 con Maldera e Cabrini, per arrivare ai giorni nostri con l’emblema del nostro calcio degli ultimi venti anni: Paolo Maldini.Professionista serio e scrupoloso, mai al centro di polemiche nei 7 anni trascorsi in riva al golfo (’87 – ’94) contornati anche da otto presenze in Nazionale. Questo il ricordo che Francini ha lasciato a Napoli e riteniamo giusto lasciare a lui la parola per ripercorrere in "presa diretta" gli anni napoletani del Nostro."Ora vivo a Viareggio dove sono responsabile del settore giovanile della squadra locale dopo aver svolto per qualche tempo l’attività di procuratore appena smesso di giocare. Per la verità, non è che fosse un tipo di lavoro che mi appassionasse più di tanto, dopo che in partenza avevo subito scartato l’idea di fare l’allenatore.Ho iniziato a tirar calci ad un pallone a Massa la mia città, dove, in forza alla Massesse, a 14 anni fui contattato dal Torino grazie ad una segnalazione del sig. Scarpato, un osservatore di La Spezia che girava per la Liguria e la Toscana a caccia di giovani talenti.Fu dura così giovane andarmene abbandonando tutti gli affetti, oltretutto passando da una città di provincia ad una metropoli. Per fortuna però, tutto andò bene e a soli 17 anni e mezzo esordii in serie A in una gara casalinga contro l’Ascoli.La svolta per me arrivò nel 1984 con l’arrivo in panchina di Gigi Radice l’allenatore con il quale mi sono trovato meglio perché era capace di trasmetterti una carica eccezionale. Nel 1987 sembrava ormai fatta per il mio passaggio alla Roma, ma, all’ultimo, grazie all’intervento di Luciano Moggi che era stato G.M. del Toro sino all’anno prima, la mia strada cambiò, e mi ritrovai (debbo dire con estrema soddisfazione) a vestire la maglia del Napoli fresco Campione d’Italia.All’epoca il cartellino dei giocatori era ancora di proprietà delle società, ricordo che il Presidente romanista Viola si arrabbiò moltissimo per non aver concluso un acquisto che sembrava ormai fatto da tempo. L’impatto con Napoli e con il Napoli fu eccezionale, disputammo un magnifico campionato sino a poche domeniche dal termine, quando purtroppo crollammo, sia mentalmente che fisicamente, provocando il sorpasso del Milan di Sacchi.Risale a quella stagione il più bel ricordo della mia esperienza a Napoli, al di là delle grandi gioie che mi hanno dato le vittorie in Coppa Uefa ed in Campionato. Mi riferisco alla gara con il Real Madrid in Coppa dei Campioni disputata in un S. Paolo ribollente di calore. Tutta la città si era fermata in occasione di quell’avvenimento, disputammo uno straordinario primo tempo nel quale riuscii anche a far gol, poi purtroppo il Real pareggiò con Butragueno e il bel sogno finì, ma dentro di me quel match rappresenta un ricordo indelebile.A Napoli ho vissuto sia gli anni dello splendore che quelli iniziali della decadenza, quando si cominciarono a cedere i pezzi più importanti.Ancora oggi, quando posso ritorno. Di recente, sono anche stato a Caserta per la premiazione dei migliori azzurri di ogni tempo, ed è incredibile che dopo più di 10 anni la gente ancora mi riconosca e mi festeggi come se giocassi ancora. Mi sento spesso con Zola, Corradini, Ciro Ferrara. Poi, in occasione del torneo di Viareggio, mi capita di incontrare qualche altro vecchio compagno. Sinceramente, se possibile, non vorrei più girare: Viareggio come Napoli è un posto di mare, e si sa i posti di mare sono un’altra cosa…

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