Gabbiadini, otto minuti per due segnali

Il goal-capolavoro messo a segno da Manolo a Frosinone non simboleggia solo il gran ritorno dell’attaccante azzurro dopo troppo silenzio. Vale molto di più: per sé stesso come per il Napoli

Otto minuti. Otto semplicissimi giri di lancette. Tanti sono bastati a Manolo Gabbiadini per tornare a far squillare la sua tromba. Dal 65’, momento in cui a Frosinone ha fatto la sua rentrée dopo due lunghissimi e interminabili mesi. Al 72’, quando ha deciso di mettere, alla sua maniera, la ciliegina sulla torta del pokerissimo del Napoli, sulla manita da titolo d’inverno. Gli è bastato un elementare appoggio di Callejon. Un controllo di destro ai venticinque metri. La giusta distanza dagli ignari (per non dire distratti) Diakité e Crivello per controllare comodamente la boccia e puntare la mira verso Zappino appena fuori dalla porta. E infine di sinistro una palombella vellutata e secca, una parabola celeste dritta all’incrocio dei pali, una pennellata rinascimentale inesorabilmente proiettata a disegnare il capolavoro. Per lo storico portiere brasiliano dei ciociari un altro colpo grosso da subire dopo quello di nove anni fa firmato da tale Ivano Trotta. Quello valse la Serie A. Questo, con tutto il rispetto per la grande annata dei ragazzi di Reja, vale molto di più. Rappresenta un segnale. Anzi, due. Il segnale dato al campionato dagli azzurri primi al giro di boa, per di più non con il minimo scarto di un punto: noi ci siamo, e ci proveremo. E il segnale dato dall’autore del capolavoro a chi non potrebbe fare a meno di portarlo a Francia 2016. A chi lo allena, sicuro di avere per le mani lo scudiero sicuro di Higuain e di fidarsi di lui in talune sfide. Ai tifosi, che forse da oggi non dovrebbero più temere una sua partenza a gennaio. Manolo è tornato: ci voleva davvero per i partenopei.

Translate »