FIGLIO DELLA CITTA’ DEL SOLE, DELLA PIZZA.. E DEI PROSCIUTTI (SUGLI OCCHI)
“E’ un attaccante e non segna mai”, “Fa sempre la stessa finta”, “Basta con questo tiro a giro, non è Del Piero”; chi più ne ha più ne metta. In realtà potremmo continuare e chissà quando smetteremmo, per tutto ciò che abbiamo sentito dire su Lorenzo Insigne quest’anno. Sembra quasi un gioco al massacro, e l’episodio del gol sbagliato a Udine ha rinvigorito i più accesi detrattori del talento di Frattamaggiore. Che però, analizzando ciò che gli chiede di fare l’allenatore e determinate statistiche, risulta protagonista di un’ottima stagione.
–ATTACCANTE, GIUSTO? Viene da chiederselo guardando tutto il lavoro che Insigne svolge durante una partita: parte spesso molto largo, si schiaccia sulla linea dei centrocampisti in fase di non possesso, e va sistematicamente a raddoppiare in aiuto al terzino di fascia su cui opera. Lo scugnizzo partenopeo ha fatto sfracelli in zona gol nel Pescara di Zeman, ma il boemo impostava la squadra con un 4-3-3 e gli attaccanti esterni erano praticamente esentati da compiti difensivi grazie alla copertura dei tre centrocampisti. Nel 4-2-3-1 disegnato da Rafa Benitez, Insigne percorre per tutta la partita, continuamente, 70-80 metri di campo, con il risultato di arrivare quasi sempre stremato e poco lucido davanti al portiere avversario. Ma ci sono patrimoni che vengono danneggiati dall’allenatore perché schierati “fuori posizione”, e c’è Insigne che “è un attaccante e non segna mai “. Un attaccante certo, sulla carta, perché Insigne lo abbiamo visto giocare da esterno, da terzino, e nella gara di Udine anche da regista, quando ha impostato il gioco della squadra arretrando spesso a centrocampo per sopperire alla mancanza di qualità del duo (poco affidabile, in tal senso) Inler-Behrami. Costante apporto in fase difensiva e ruolo chiave nella costruzione del gioco, cosa si chiede di più a questo ragazzo?
-CHE NUMERI LORENZO! La generosità e la qualità messe a disposizione della squadra da parte di Insigne è certificata dai numeri, significativi e impietosi per tutti coloro che continuano a fare della critica al suo score realizzativo (oggettivamente, inferiore a quanto ci si aspettasse) l’unica considerazione possibile sulla sua stagione: secondo i dati OPTA, Insigne è l’attaccante della serie A ad aver recuperato più palloni, ben 159. Ma non solo, in 34 partite di campionato il folletto azzurro ha fornito ben 49 assist per i compagni di squadra; sublime lo scambio con Higuain a Verona contro il Chievo, uno contro uno e scarico per Hamsik e Callejon contro Catania e Inter, geniale la palla, ancora per lo spagnolo, contro la Juventus al San Paolo. Un lavoro a 360° quello svolto da Insigne, sempre pronto a mettere l’anima in campo quando si tratta di dare supporto ai compagni della difesa, bravo anche (a dispetto del fisico e della “posizione”) in fase di interdizione, come sottolineato dal dato sui palloni recuperati prima citato, e assist-man fenomenale in fase offensiva, a dimostrazione delle sue enormi doti tecniche. E’ inutile nascondere che quel “6” nella casella dei gol realizzati in stagione non sia il numero che tutti si aspettavano dal ragazzo, ma si andasse a guardare quanti chilometri percorre durante una partita, o la mole di gioco e di opportunità per i compagni costruite grazie al suo destro fatato; forse, togliendosi i prosciutti dagli occhi, la smetteremmo di sentir parlare di Lorenzo Insigne come “quello che fa sempre la stessa cosa e non segna mai”.
