E ORA SONO URU…GUAY PER TUTTI

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Ora si sprecheranno i parallelismi con San Gennaro e con il miracolo che quest’anno è stato anticipato da Sant’Edinson Cavani da Salto (Uruguay). Bella battuta, ma con la religione il Napoli c’entra poco, se eccettuiamo le continue invocazioni al Signore del devoto Edi. Questo Napoli è laico, profano, terribilmente terreno. Cinico e spietato come solo le grandi squadre sanno essere, con la differenza che ora gli azzurri non si fanno più solo lupi con le pecore, ma anche draghi con i mostri del lago. 

Il Milan era lo spauracchio dello scorso anno. Vincente al San Paolo, vincente a San Siro, forse avrebbe vinto anche a San Gennaro. Ma quest’anno no, quest’anno la musica è cambiata. La scorsa stagione era tutta una samba dei brasiliani del Milan, da Pato a Robinho a Thiago Silva. Ora invece si balla la zamba, musica tipica dell’Argentina di Lavezzi ma soprattutto dell’Uruguay di Cavani e Gargano. Dalla samba alla zamba ci passa una lettera ma anche un’infinità di kilometri, quelli che separano Milano da Napoli. Degli uruguagi è il marchio di fabbrica dell’azione che squarcia il match, quei sessanta metri del Mota che se li vede Bolt inizia a temere per il suo record, quel missile-da-metri-due del Matador che infilza il toro Abbiati sul suo stesso palo, della serie: quando la beffa è peggiore del danno. Troppa grazia, San Vincenzo, paesino del livornese che hai dato i natali al mago Walter Mazzarri, deus ex machina di questa squadra favolosa. E di fronte a tanta grazia passano in secondo ma anche in terzo piano le indecisioni di una difesa che nel primo tempo ha steso più volte il tappeto rosso ad Aquilani, uno che quel dito con cui ha zittito i tifosi alla fine forse se l’è infilato proprio dove doveva, nel… naso. Merita una citazione anche Gokhan Inler, lo Swatch del centrocampo che è riuscito nella non facile impresa di dettare i tempi di gioco a Walter Gargano, uno che faceva della sregolatezza il suo genio. Ma anche Campagnaro, Maggio, il diligente Hamsik che ultimamente preferisce fare la legna a fare i gol, tutti sono artefici di questo successo grandioso, una vittoria che fa urlare a scenari fino a ieri soltanto sussurrati. Sì, il Napoli è una pretendente allo scudetto, forse addirittura la più accreditata. Non possiamo e non dobbiamo più nasconderci, i punti di vantaggio su Milan, Inter e Roma sono ben cinque, della Juve bisognerà verificare la tenuta in impegni più probanti. È una liberazione poterlo dire alla luce del sole, senza più dover toccare ferro e senza più esser presi per folli. 

P.S. A partita ampiamente finita, rimasto da solo in tribuna stampa a scrivere, ho assistito ad un pessimo siparietto, degno della più becera tradizione razzista: quattro gatti rossoneri consigliavano agli ultimi tifosi della curva A di lavarsi, con quegli odiosi coretti che si sentivano soprattutto quando milanesi, romani e torinesi lasciavano strada ai partenopei e perciò rosicavano da matti. A questi imbecilli si può rispondere solo in un modo, con l’ironia: non basta certo la doccia fredda di stasera per sentirvi puliti, ora Napoli vi saluta e scompare nella nebbia.

  

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