Cercasi attaccanti disperatamente

Torna Walter Mazzarri al San Paolo e lo stadio che ricordava il mister toscano è sicuramente diverso rispetto a quello in cui va in scena Napoli Torino di questa sera.

Già dal primo minuto il quadro tecnico della gara è chiaro: pressing a tutto campo dei granata sul possesso palla del Napoli.

Il leitmotiv della partita è lo stesso per novanta minuti: i ragazzi di Ancelotti ci provano ma il pallone non buca la porta alle spalle di Sirigu.

Mazzarri sa che nel Napoli – saranno cambiati gli allenatori – ma la musica non cambia, l’attacco è sempre il piatto forte della casa. 

Un reparto d’attacco che l’abbiamo detto, ci prova ma non riesce. 

Sono stati troppi gli errori, troppo poco il cinismo di Milik prima, Insigne nel mezzo e Mertens poi e rileviamo anche l’assenza – tra le tante – della dea bendata che ha dimenticato evidentemente la strada del San Paolo ( come dimostra la traversa colpita da Lorenzo Insigne intorno al 70’ ).

Rendendo il giusto merito agli avversari, alla partita preparata da Mazzarri e valutando la fortuna che non accompagna gli azzurri non si può non dire a gran voce che in questo gruppo c’è qualcosa che non quadra più.

Il terzo 0-0 in quattro partite, per una squadra che resta seconda in classifica, ad oggi, esclusivamente per la pochezza di chi sta dietro. 

Le partite non si giocano sempre “da soli” com’è successo contro lo Zurigo, ci sono gli altri che dove non arrivano con la tecnica arrivano con la cattiveria e il fisico.

Ai ragazzi di Ancelotti non manca la tecnica, ma questa sera hanno dimostrato ancora una volta di mancare nel fisico e nella “cazzimma” per affrontare squadracce messe in campo per strappare un punto in novanta minuti.

C’è qualcosa che non quadra e c’è molto da rivedere, le partite al San Paolo sono già diventate questione per pochi intimi ed irriducibili ma il campionato non è finito: il dovere è quello di provarci a non sembrare i fantasmi dei giocatori che ci hanno fatto urlare, a volte arrabbiare e anche innamorare. Provarci è un dovere di testa e di gloria e questa è una lezione che dovrebbe caricarsi sulle spalle non soltanto l’allenatore ma anche chi oggi, napoletano di fede e di cittadinanza è il nuovo capitano del Napoli.

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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