NAPLES, ITALY - FEBRUARY 25: Napoli's player Lorenzo Insigne stands disappointed the UEFA Europa League Round of 32 second leg match between SSC Napoli and Villarreal FC on February 25, 2016 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

In casa Napoli sono partite le Olimpiadi della delusione. E c’è un bel po’ di cui vergognarsi

Musi lunghi, atteggiamento svagato, gambe molli e contributo altamente negativo in campo. Senza troppi giri di parole, sono queste le scene che si sono potute apprezzare, per alcuni calciatori azzurri, nel match inaugurale del campionato in quel di Pescara. Dietro ad un primo tempo praticamente imbarazzante, in cui tutta la squadra è sembrata essere in balia degli abruzzesi, in tre si sono guadagnati il podio della gara tutta personale contro la loro attuale situazione: oro per Insigne, argento (non molto staccato dal primo) per Koulibaly, bronzo per Gabbiadini. Analizzeremo, partendo dal basso, le condizioni alla base dei loro malumori e, fidatevi, non ci sarà niente di cui andare fieri per queste (virtuali) medaglie.

Per Manolo Gabbiadini non servono molte parole, non più di quante se ne siano già dette sul suo conto. Il bergamasco non è né una prima punta, né un esterno. E’ un’eccezionale seconda punta, una di quelle capaci di scambiare il pallone in maniera sublime con un compagno a fargli da boa, di sfruttare i suoi movimenti per poi ritrovarsi in posizione ottimale in modo da sfruttare il suo micidiale sinistro; ma venire in contro, giocare il pallone, fare sponda e sportellate con i centrali avversari proprio no, non è il suo mestiere. Lo si avverte in campo, come si avverte la sua totale insofferenza per la posizione che occupa. Questa, però, non può far rima con la dicitura “grande calciatore”, perché se è vero come è vero che il 23 azzurro non si trova nelle condizioni ottimali per le esprimere le sue potenzialità, è altrettanto evidente come egli non sia in grado di far fronte a tali difficoltà rispondendo con carattere e volontà per urlare al mondo intero che lui c’è, nonostante tutto. Potrebbe essere un problema destinato a svanire da qui a poche ore, con una probabile cessione all’estero, probabilmente all’Everton; lo abbiamo già scritto, e lo ribadiamo, che questa sarebbe la soluzione migliore per tutti.

La situazione relativa a Kalidou Koulibaly è chiara, limpida come le parole ripetute dal suo agente nelle scorse settimane: il calciatore vuole più soldi, molti di più di quanto ne guadagni attualmente (800 mila euro a stagione). Il Napoli, dal canto suo, ha risposto con un’offerta che si avvicini a 2 milioni di euro all’anno più i bonus, ricevendo un rifiuto da parte dell’entourage del calciatore, a cui il Chelsea continua a proporre un ingaggio monstre da 4 milioni di euro all’anno. Che il ragazzo non sia felice lo si è potuto constatare tanto nelle amichevoli pre-campionato quanto nella gara contro il Pescara, dove, nel primo tempo orribile del Napoli, ne ha combinate di tutti i colori, perdendosi gli uomini di riferimento su entrambi i gol subiti, intervenendo in maniera scoordinata in talune situazioni e rischiando passaggi da brividi in orizzontale. Ora, che Koulibaly l’anno scorso abbia portato a termine una gran bella stagione è fuori discussione, ma questo ragazzone dovrebbe altresì ricordarsi dei disastri combinati nella sua prima annata all’ombra del Vesuvio, ringraziare chi lo ha fatto crescere in maniera esponenziale e non permettersi il lusso di chiedere, da un giorno all’altro, un aumento del 500% sulla propria busta paga.

Il più deluso, ma soprattutto il più deludente (sotto tutti i punti di vista), è Lorenzo Insigne. Un’ora di gioco da fantasma assoluto, mai un dribbling, né un’accelerazione, né tantomeno la voglia di dare il proprio contributo ad una squadra nettamente in difficoltà. Attraverso i suoi agenti, che curiosamente sono rimasti muti, condizione che dovrebbe essere una costante vista la qualità dei loro discorsi, ha fatto sapere di essere scontento per la sua attuale situazione contrattuale e di essere pronto ad andar via in quanto questa società non è in grado di valorizzarlo economicamente per ciò che merita. Quella stessa società che, nel settembre del 2012, appena tornato a Napoli dopo l’esperienza Pescarese, gli rinnovò il contratto fino al 2017, con un ingaggio da 600 mila euro a stagione alla sua prima esperienza in Serie A, che nell’agosto del 2013, gli ha nuovamente rinnovato il contratto, allungandolo sino al 2018, con aumento di quasi 500 mila euro tra parte fissa e bonus e che, il 3 novembre 2014, ha sancito un nuovo accordo con il calciatore prolungando il rapporto fino al 2019 con un corposo rincaro dello stipendio fino ad arrivare a 1,7 milioni di euro stagionali. Quindi, per capirci, 3 rinnovi in 4 anni, con costanti e sostanziali aumenti d’ingaggio, per un ragazzo che ha dimostrato di avere un talento smisurato ma che non ha di certo portato il Napoli a trionfare su chissà quali palcoscenici. La sua ultima richiesta? Uno stipendio non inferiore ai 4,5 milioni di euro a stagione. Un insulto, praticamente. Ed è inutile che il fratellino posti un’immagine che mostri quante volte Lorenzo abbia baciato la maglia: con il suo comportamento, ampiamente distante da quello di un professionista esemplare, meriterebbe di essere confinato in panchina per un bel po’ di tempo. Al suo posto c’è chi parla con i fatti, e ci auguriamo di vederlo titolare già dalla prossima partita.

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