CAPITANO NON MOLLARE…

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In un caldo pomeriggio di maggio in cui anche parte degli abbonati hanno preferito disertare il San Paolo per non assistere all’ennesimo indecoroso spettacolo stagionale, nonostante la tribuna stampa registrasse il record di presenze, tanto da non poter ospitare la nostra redazione, il “fortissimo” Napoli riesce a battere l’ennesimo record stagionale: il Torino, infatti, raccoglie al San Paolo il suo primo successo esterno stagionale. Tralasciando d’imbastire un qualsivoglia discorso tecnico inerente alla partita, per rispetto nei confronti dei nostri lettori, vista la pochezza e lo spettacolo da “macabro can can” offerto dalle squadre in campo, vale la pena sottolineare un episodio increscioso che ha rovinato ancor di più il già sbiadito pomeriggio del San Paolo. I fischi e le contestazioni all’indirizzo di Paolo Cannavaro sono quanto di più sbagliato ci possa essere. Un professionista serio, attaccato alla maglia come lui, non può essere assunto a simbolo di questo disastro sportivo per i suoi limiti tecnici. Vederlo uscire in lacrime dal campo con la mano sul cuore, mentre bordate di fischi al suo indirizzo piovevano dagli spalti, è quanto di più triste ci possa essere per uno che ha sempre dato l’anima in campo per la maglia azzurra, a differenza di altri. Magari in squadra ci fossero più napoletani come lui e come il fratello Fabio, che avrebbe potuto dare sicuramente tanto alla causa azzurra. E soprattutto, magari ci fossero più napoletani in questa società che sta offendendo l’intelligenza del pubblico partenopeo. Magari a dirigere questa società ci fosse un napoletano testardo ed orgoglioso come Antonio Juliano, capace di condurre una trattativa apparentemente impossibile come quella col Barcellona per portare all’ombra del Vesuvio Diego Armando Maradona, dal cui esito positivo si aprì l’unico ciclo vincente della storia del Napoli, ciclo di cui qualcuno oggi ha addirittura il coraggio di prendersi meriti postumi. Magari a guidare il settore giovanile azzurro ci fosse un napoletano serio e competente come Vincenzo Montefusco. E soprattutto, magari ci fosse un team-manager come Beppe Bruscolotti capace di far comprendere a chi va in campo che quella maglia va onorata sempre e comunque. E pensare che esattamente vent’anni trionfavamo in quel di Stoccarda … Come cambiano i tempi.

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