BRUTTO, UMILIATO E QUASI ELIMINATO: ECCO IL MEDIOCRE NAPOLI EUROPEO

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Credevamo che nel nuovo anno la buona stella, oltreché nel Belpaese, brillasse per il Napoli anche in Europa, ove troppe volte l’impegno era stato bistrattato, al di là della scarsezza delle seconde linee cocciutamente schierate contro i club del vecchio continente. Niente di tutto questo. Anzi, è andata maledettamente peggio del previsto. Come se non bastassero le figure barbine già esibite nella fase a gironi, gli azzurri hanno deciso di buttare definitivamente nel water, e nel più terribile dei modi, quella che dall’alto è stata definita come una “coppetta”, malgrado i buoni propositi. Un tempo (il primo) liberamente concesso al Viktoria Plzen, un atteggiamento psicologico di presunzione lungo tutto il match, la nullità di quelle riserve che nel mercato invernale sono state scioccamente conservate al loro posto, nullità esplosa in tutta la sua crudezza anche stasera, e quel pizzico di sfortuna che chiude il quadro di una disfatta totale, destinata a entrare di diritto tra le peggiori “Coree” partenopee di sempre. Il tutto condito da tre reti subìte in casa, il minimo per lasciare più che tranquilli gli umili cechi in vista del match di ritorno. Anziché De Sanctis, sarebbe dovuto toccare a Kozacik l’ingrato compito di raccogliere tre palloni dalla propria porta. Il fatto che sia accaduto il contrario, purtroppo, non stupisce, alla luce della vergognosa attitudine con la quale la nostra squadra ha affrontato non solo questo match, ma l’intera Europa League.

L’errore di snobbare la manifestazione, commesso dalla dirigenza, dall’allenatore e, seppur in minima misura, da qualcuno dei giocatori, specie i più dimenticati in campionato, l’abbiamo evidenziato nelle precedenti esibizioni. Disgraziatamente l’ingrato compito ci tocca anche ora. Il guaio è che non possiamo limitarci a riconoscere, in maniera rassegnata, l’inutilità di Donadel, l’evanescenza di El Kaddouri, la mancanza di vigore di Dzemaili, già privo di stimoli essendo stato dimenticato ingiustamente in Serie A per tutto il girone d’andata. Non possiamo limitarci a giudicare negativamente le solite fissazioni del Santone di San Vincenzo, il quale, oltreché gettare allo sbaraglio le riserve invece di utilizzarle in maniera più intelligente contro la Sampdoria, muta lo scacchiere soltanto quando le cose vanno per il verso sbagliato, soprattutto quando il tempo a disposizione è già poco, sebbene restino ancora i 90’ da giocare in Cekia. Ci ritroviamo costretti a realizzare che persino Zuniga è stato sopraffatto senza pietà dalla catena Reznik-Rajtoral, non a caso quella in cui ha avuto origine il secondo goal ceco. Che Maggio, comunque ancora fuori forma dopo il riposo causa infortunio alla mano, ha subìto la stessa sorte sul suo lato, con Limbersky e Kovarik. Che Pandev sarebbe adatto a giocare nella Luparense (chi non sa cosa sia, andasse a controllare …) e a fine partita necessita di essere chiuso in una camera iperbarica. Magra e amarissima consolazione l’affermare che in fin dei conti il debuttante Rolando, al rientro dopo sette mesi, non ha sfigurato. Che Cavani ha festeggiato il compleanno più mesto della sua vita predicando nel deserto, lui, tra gli ultimi ad alzare bandiera bianca, alla stessa maniera di un Hamsik che da solo aveva ravvivato gli azzurri all’inizio della ripresa, originando l’illusione di una rimonta, di un Napoli europeo diverso. Magari a due facce, brutto solo nel primo tempo e gagliardo nella ripresa, pronto a giocarsi le sue chances nella città della birra.

Altro che Napoli brutto a metà. Questo Napoli europeo è brutto in toto, senza se e senza me. Lo è sempre stato, nonostante la qualificazione raggiunta ai sedicesimi, e lo è di più dopo l’umiliazione di stasera. E’ un Napoli brutto e mediocre: negli uomini scelti per affrontare il palcoscenico continentale, così nell’attitudine, tecnico-tattica e psicologica, costruita da chi regge il timone della barca e messa in mostra in ogni partita, salvo rare eccezioni. Un Napoli europeo così brutto, così mediocre, così abulico, così inguardabile e avvilente, non merita di proseguire il cammino nella “coppetta”. I miracoli nel calcio ci sono stati, tuttavia, al di là dell’ambiente caldo che incontreremo a Plzen, l’impresa non ci sarà per i motivi appena citati. La fossa ce la siamo scavati già da soli, nell’arco di sei mesi: stasera non abbiamo fatto altro che dare l’ultimo colpo di pala nel terriccio. Il suicidio è compiuto, siamo fuori da un’Europa che potevamo e, soprattutto, dovevamo onorare, senza mezzi termini. Le colpe di questo suicidio sappiamo a chi attribuirle, inutile tornare alle solite litanie degli imputati e del processo da svolgere.

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