BENITEZ – MAZZARRI, DUE GESTIONI A CONFRONTO. OTTO PUNTI’ IN PIU’…
Con l’arrivo di Rafa Benitez l’intento della Società era chiaro: intraprendere un percorso di internazionalizzazione per ottenere non solo i risultati, in larga parte già ottenuti nella gestione precedente, ma anche far crescere un progetto, la squadra, la Società. Il calcio, però, è legato ai risultati ed ai numeri e, senza di quelli, non si va da nessuna parte. Per fortuna, ma anche per bravura e consistenza del progetto questi numeri sono arrivati e vale la pena andarli a sviscerare anche per riappacificare quella parte della critica che, ad un mezzo passo falso del Napoli con il Sassuolo e la debacle con l’Arsenal, aveva riappalesato il fantasma di Mazzarri che, nel frattempo, stava ottenendo buoni risultati a Milano. E’ proprio con lui che si apre il paragone rispetto all’attuale gestione tecnica. Si fa presto a dire che il Napoli ha gli stessi punti dello scorso anno ma quest’anno c’è la Champions! Ebbene, il paragone più corretto andrebbe fatto rispetto alla stagione 2011 – 2012 quando il Napoli disputò la sua prima Champions che, come ricorderete secondo la cantilena di casa Mazzarri, toglieva 10 punti nell’arco di una stagione. In quella stagione il Napoli alla 7 giornata aveva accumulato 13 punti segnando 16 gol e subendone 6. Dopo aver dilagato con il Genoa per 6-1 alla prima e battuto anche il Milan in casa ed il Cesena fuori, c’era stata una sconfitta a Chievo alla quarta, ricordiamo lo scellerato turnover di Mazzarri, poi il pareggio in casa con la Fiorentina che quell’anno lottò per non retrocedere, la vittoria a Milano con l’Inter ed infine la sconfitta al San Paolo con il Parma. Insomma non un bellissimo risultato in Campionato per una squadra che annoverava tra le sue fila Lavezzi, Cavani ed Hamsik ed era piuttosto lanciata in Champions dove, dopo il pareggio all’esordio con il City aveva battuto per 2 – 0 il Villareal in casa. Il Napoli di Benitez ha vinto 6 partite e pareggiata una con 19 punti ha ben 6 punti in più in Campionato con 18 gol fatti e 4 subiti ed ha ottenuto 3 punti in un girone di Champions veramente difficile battendo il Dortmund e perdendo in Inghilterra con l’Arsenal. Insomma un Napoli che, in tutta onestà, non lascia nemmeno un minimo di rammarico per quello che fu, soprattutto andando a considerare attraverso quali sistemi si stanno raggiungendo questi risultati. Un Napoli capace di imporre il proprio gioco fatto di possesso palla, di tranquillità ma anche di accelerazioni improvvise e di capacità di soffrire. Un Napoli completo, che ha saputo valorizzare anche alcuni giocatori, “rigenerarli” per dirla alla Mazzarri. Due esempi lampanti sono Inler, caduto in una crisi d’identità dopo essere stato voluto fortemente dal tecnico livornese, ricordiamo l’acquisto dell’era Mazzarri più pagato dal presidente, per il quale ci teniamo ancora qualche riserva ma, il suo rendimento, sembra assolutamente superiore in questo inizio di stagione rispetto a tutti gli anni precedenti giocati in maglia azzurra e l’altro è Giandomenico Mesto, un pretoriano di Mazzarri, chiamato per fare la panchina a Maggio non è riuscito quasi mai a trovare spazio tra i suoi titolarissimi mentre con Benitez, che ne ha osservato la diligenza e la sua capacità di rispettare con dedizione quanto richiestogli fin dai tempi del ritiro, sta disputando un inizio di stagione davvero dignitoso. Il Napoli di Mazzarri era palesemente Cavani – dipendente, o per meglio dire era organizzato in modo tale che lui fosse l’unico finalizzatore della squadra ma, in sua assenza la squadra era in difficoltà eccessiva. Quello attuale pur dipendendo da un grande calciatore come Higuain ne ha già fatto a meno in 2 partite di Campionato entrambe vinte dal Napoli. Insomma una squadra che lascia ben sperare soprattutto alla luce della gestione della rosa del tecnico perché, sappiamo tutti, che il Napoli di Mazzarri era sempre tenuto sulla corda dal mister che si affidava ai “titolarissimi” ma doveva pur mollare in qualche partita anche alla luce di un gioco piuttosto dispendioso che non prevedeva possesso ma solo recupero e ripartenza. Il turnover di Benitez, per ora è sembrato più ragionato, salutare, a parte la parentesi sfortunata del Sassuolo. Il tecnico spagnolo vuole contare su tutti i giocatori, infonde fiducia e corenza e, soprattutto, vuole giocarsi tutte le competizioni, senza dare nessun tipo di priorità. In quest’ottica ci piace rimarcare anche la chance offerta a Fernandez, altro calciatore finito nell’oblio. Non ce ne voglia il capitano, ma anche qui bisogna fare, tutti, un passo in avanti. Cannavaro è un patrimonio della città e dei tifosi ma ha già dato tanto, Fernandez è un giovane promettente che può potenzialmente crescere e rappresentare un patrimonio per la Società. Secondo voi chi è più funzionale al processo di internazionalizzazione?
