ALI TARPATE E CERVELLO OFFUSCATO

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Fuori strada. Out alla curva larga dopo la brusca frenata. Generalmente, in certe situazioni, lo scalo di marcia è dovuto per poi aggredire il cordolo in accelerazione fino a riportare il motore su di giri per la tratta lineare. Non sempre, però accade così. Certe volte succede che una curva larga diventa inaspettatamente una shicane da prendere a rilento rischiando anche qualcosa sia in entrata che in uscita; forse per distrazione, forse per la troppa pressione accumulata quando sei inaspettatamente in piena zona punti, forse perchè dai box non è arrivato un adeguato pit stop o forse ancora perchè la strategia iniziale non paga alla lunga. Tutte metafore motoristiche adeguate al momento azzurro che dopo una cavalcata straordinaria ha improvvisamente rallentato, quasi drasticamente, fino all'escursione sull'erba che divide il tracciato dal muretto divisorio.Tanti i perchè risaputi e visibili, altri quelli nascosti o considerati non tangibili; sta di fatto che la vittoria manca da un pezzo e le dirette concorrenti cominciano a riprendere terreno in modo preoccupante, che sia per la Champions o per L'Europa League il discorso non cambia.Cerchiamo, comunque, di analizzare i vari aspetti nel tentativo di cercare un motivo preciso, o una serie di motivi, per spiegare tale flessione.

 

Testa e Cuore. Psicologicamente, il Napoli è quasi in riserva soprattutto per alcuni uomini chiave. La sfrenata rincorsa iniziale ha messo chiaramente tanta pressione e aspettativa sul gruppo che al primo intoppo sembra smarrirsi. Solitamente, il gruppo riesce a reagire in modo deciso solo dopo aver beccato qualche schiaffo, questo lascia intendere come il cuore, la grinta e la voglia non manchi, ma la testa si. Troppo spesso si vede una squadra confusionaria, innamorata del pallone e della giocata di fino da dimenticare il vero canale per il gol: finalizzare calciando in porta.Osservando qualche uomo chiave, poi, la cosa diventa ancora più limpida: Quagliarella vive un momento particolare, ma certamente non è stato tra i migliori nemmeno ad inizio anno. Napoletano e tifoso del Napoli, pagato diciannove milioni di euro, ribattezzato dalla sua piazza come il salvatore della patria e un posto al mondiale da conquistare hanno ingolfato il bomber stabiese. Troppo spesso lo si vede incespicare sul pallone, cercare dribbling fatiscenti e potenzialmente inutili, strafare nel controllo rallentando l'azione di rimessa. Hamsik, invece, sembra la controfigura di se stesso già da un bel po' di tempo: abulico e spesso vicino ad essere un'attività "paranormale" in mezzo al campo, un fantasma che scappa e non spaventa. Due nomi per non citarne tanti altri, due nomi che bastano e avanzano.

 

Le gambe. Anche l'aspetto atletico ha un punto fermo e importante. La squadra accelera solo nei minuti finali o quando è il caso di recuperare lasciando al fato quasi un'ora di partita. In alcune occasioni è il cuore a far correre, ma quando si tratta di giocare sul serio allora s'inceppa tutto. Tale scelta di ritmo è dettata dalla consapevolezza di aver tirato molto inizialmente per poi pagarne con l'ingresso della primavera, la mancanza di alternative, poi, fa il resto. Ecco perchè fin troppo spesso l'esaltazione concreta nasce dal 70' in poi o quando è il momento di riacciuffare il match, ecco perchè in gare come Genoa, Palermo, Inter e Siena non si è riuscito a cavarne un ragno dal buco: l'avversario lascia correre pressando in determinate zone del campo, tanto spazio vuol dire tanta corsa e di conseguenza tante energie da bruciare. Tale situazione ha giovato agli azzurri in occasioni di sfide come Milan, Juventus, Bari, Cagliari e Chievo, ma in quel caso la benzina era tanta e le gomme ancora in pieno stato di salute

 

La tattica. Walter Mazzarri è sicuramente l'artefice di tanto oro in questo Napoli. La mentalità, quasi mai sparagnina; il coraggio, mostrato in tante occasioni a dispetto di chi, in svantaggio nel risultato, manteneva comunque un certo assetto o addirittura portarla a schiacciarsi ulteriormente; la riconducibilità caratteristica di alcuni elementi, ad esempio Maggio gioca da ala pura e non più da terzino aggiunto o ancora Ezequiel Lavezzi più arretrato e nel pieno della manovra da mezza punta vera, il suo ruolo al San Lorenzo. Ma tatticamente c'è qualcosa che proprio non va: Il Napoli ha dimostrato due aspetti in questi mesi molto chiari: centrocampo arruffone e sistematico attacco sulla corsia di destra.La presenza di due mediani di rottura come Pazienza e Gargano non lascia spazio a idee concrete e variabili. Pazienza mostra una buona visione di gioco in contrasto ad una lentezza disarmante mentre Gargano porta tanta velocità alla manovra con scarsa precisione nell'appoggio, anche più semplice. Ciò non toglie che entrambe sono in grado di recuperare una moltitudine di palloni creando un'autentica diga davanti alla difesa ma senza la spinta adatta per ripartenze bilanciate e veloci. In questo contesto potrebbe rientrare Luca Cigarini che, dalla sua, ha anche un dato visibile a tutti: da quando entra in campo, la palla gira più velocemente e soprattutto in verticale. Chiaramente le buone prestazioni di Pazienza hanno portato in secondo piano la necessità di un costruttore in mezzo al campo che il Napoli alla lunga sta pagando.Inoltre, è molto facile individuare l'unica zona d'attacco del Napoli: la destra. Campagnaro, Maggio e Lavezzi i tre protagonisti. L'argentino parte centralmente per poi dirottarsi verso il fondo, Maggio diventa una punta aggiunta in fase di contropiede e talvolta trova il fondo sgroppando lungo la linea laterale mentre il difensore ex doriano cerca accorciare lo spazio salendo anche al limite dell'area avversaria. Buona idea e buona collaborazione, ma troppo elementare visto che dal lato opposto Aronica sale molto di rado andando esplicitamente a scalare di posizione in copertura lasciando l'incombenza offensiva al solo Hamsik. Ecco spiegato anche il rebus tattico dello slovacco. Come per Cigarini in mezzo al campo, una soluzione opportuna e quasi definitiva sarebbe l'inserimento in pianta stabile di Dossena, ovvero un uomo pronto a spingere anche sulla corsia mancina in modo da formire qualche cross dal fondo alquanto interessante. In chiusura è bene aprire una parentesi anche in zona gol: Quagliarella, da uomo centrale, è spesso chiamato a rientrare poichè le due mezze punte tendono a spostarsi esclusivamente sugli esterni e un centrocampo a quattro con due mediani non consente di tagliare da lontano lasciando scoperta la zona centrale, un problema a cui porre rimedio.

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