ANCHE RAFA SBAGLIA. AL SAN PAOLO SERVIRA’ UN ALTRO NAPOLI

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Non sarebbe stata propriamente una passeggiata e lo si sapeva. Ma nemmeno i più pessimisti avrebbero previsto per il Napoli una partita così scialba, condita da un’inattesa prestazione incolore e ai limiti della scocciatura. E meno male che, in fin dei conti, dal sud del Galles s’è tornati a casa con un pareggio addirittura da prendere col bicchiere mezzo pieno, se si considera che c’è ancora il retour-match a Fuorigrotta. E se si pensa all’andamento della sfida, disputata in maniera quasi eccellente dai britannici, passati nel giro di una notte da brutti anatroccoli (quali sono in Premier, ove lottano per non retrocedere) a cigni: Swans, appunto. E in tali si sono trasformati non solo per loro meriti, bensì anche per la serataccia dei partenopei. E di Benitez. Yes, him too.

Per una sera il mister non è stato esente da colpe. Non tanto nell’atteggiamento tattico e psicologico assunto in campo dai suoi ragazzi, da biasimare ma non troppo, dato che (ripetiamo) restano altri 90’ da disputare in casa. I capi d’accusa da muovere al tecnico constano nelle scelte degli uomini. A parte la già criptica decisione di escludere Jorginho dalla lista UEFA, sarebbe interessante capire perché stasera, in luogo di Albiol (comunque febbricitante), vi era Britos, lento e il più delle volte superato in aria dall’imponente Bony. Perché sulla fascia sinistra non c’era il promettente Ghoulam ma Reveillere, il quale oggi faceva venire voglia di leggere “A Silvia” di Leopardi piuttosto che vederlo in bambola dinanzi al dinamico Dyer. Perché non si è cominciato con il brio e l’imprevedibilità di Mertens, che lì davanti avrebbe tagliato come lama nel burro una difesa gallese non proprio rapidissima. Massimo rispetto per Insigne e Hamsik, ma va altresì aggiunto che non è arte di Lorenzo abbassarsi sull’esterno basso e fare l’interdittore alla maniera del belga. E bisogna pure sottolineare che lo slovacco ha subìto una ricaduta tattica, ponendosi troppo sulla linea dei trequartisti e arretrando di rado, con conseguente mancanza d’ordine e densità in linea mediana. A proposito, di Inler e Dzemaili ne vogliamo parlare? Il primo, grande ammiratore di Andrade (ve lo ricordate?), ha causato enormi buchi centralmente, favorendo le rapide folate di Britton e Cañas e gli eterni ritorni di Hernandez e dell’imprendibile Routledge. Il secondo non ha gli stessi piedi di Jorginho, e questo è quanto. Certo potremmo anche dire che in certe partite gli viene la luna storta e sbaglia controlli che nemmeno alle scuole-calcio, ma saremmo troppo morbidi con lui; col Dzemaili di questa sera, almeno. Spiace ammetterlo, ma anche Callejon ha vissuto la sua giornata-no: un po’ avulso dalla manovra, non velocissimo, poco presente. Quando i migliori vengono meno il Napoli non gira: lo sappiamo, avendone già avuta prova in occasioni passate. E dopo aver vissuto pericolosamente dieci giorni tra folli corse (tranne che a Reggio Emilia), rimonte esaltanti ed euforia alle stelle, arrivare in debito d’ossigeno in terra gallese potrebbe persino starci. Del resto Benitez l’aveva detto: “Le squadre britanniche mettono molta intensità”. Non certo come alibi, fermo restano che le responsabilità vanno attribuite a lui. Ci rincresce, ma è così. E fortuna che Rafael (distorsione al ginocchio: torna presto!) e Reina, dividendosi equamente le due frazioni di gioco, ci hanno messo la pezza, altrimenti staremmo qui a parlare di una vittoria che lo Swansea avrebbe meritato tutto sommato.

E ora? Calma: la prova deludente non deve far calare le buone sensazioni. C’è la gara di ritorno, ci sarà un ambiente meno gelido e molto più caldo, non solo a livello climatico. Un ambiente nel quale i giocatori dello Swansea non hanno mai messo piede e potrebbero rimetterci le penne. Ma ci sarà soprattutto una settimana, con l’intermezzo dell’abbordabile match col Genoa, per analizzare gli errori commessi al Liberty Stadium e per scendere in campo con una mentalità meno timorosa e più spavalda. Una settimana affinché Don Rafael pensi alle sue scelte sbagliate, si rimbocchi le maniche, si isoli dalle critiche feroci pronte ad arrivare da chi rimpiange Mazzarri e dimostri di essere “Re di Coppe”. Una settimana per ritemprare le energie, specie a livello mentale, e ritrovare l’entusiasmo di questi ultimi giorni. A condizione, ovviamente, che si lavori al massimo e con impegno, senza dare nulla per scontato. Anche perché, malgrado la bolgia del tifo azzurro, state certi che i pimpanti boys di Monk caleranno a Napoli per vendere cara la pelle. In campionato vanno male, l’Europa per loro è un fronte importante e oggi l’hanno onorato al meglio. Insomma, serve un cambio di passo, un’altra musica, se si vuole inseguire il sogno.

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