TANTO VALE PROVARCI CON LA SIGNORA

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E’ andata come ci si auspicava. E’ andata come previsto. E’ andata secondo una modalità che, visti i precedenti della scorsa stagione contro squadre di colore rossoblù, era forse logico aspettarsi. Alla luce dell’andazzo complessivo del match, delle occasioni da rete e della mole di gioco prodotte dal Napoli, e della pochezza concretizzata dal Pescara (goal a parte), quello degli azzurri è un successo più che legittimo. Ovvio, tuttavia, che le cinque polpettine rifilate agli sventurati virgulti di Bergodi non offuscano i soliti, comunque rimediabili, difetti che caratterizzano il collettivo del Santone di San Vincenzo. Difetti non tanto riguardanti le qualità dei singoli, bensì l’atteggiamento psicologico complessivo della squadra tutta. Una squadra che si rilassa eccessivamente quando si porta su un vantaggio rassicurante e che perde la tranquillità nel momento in cui, al culmine della rilassatezza, subisce il ritorno degli avversari e cade nel timore. Per poi riaversi una volta che le cose tornano a posto e maramaldeggiare sullo sfidante, non importa se esso sia lo squadrone di turno o una compagine derelitta e modesta, tanto più gravata da un’espulsione fiscale e da un penalty sacrosanto ingiustamente negato. Questione di testa, dunque, di umore. Umore condizionato dal risultato, oltreché dall’avversario. In effetti potrebbe anche starci un po’ di siesta quando, dopo 15’, sei avanti di due reti contro questo Pescara. Ma tali rilassatezze al Napoli capitano troppo spesso, più del concesso. E provocano pensieri non sempre ottimistici.

C’è da dire che nelle primissime battute, da quando cioè i partenopei hanno sprecato il calcio d’avvio col solito up and under a pescare invano l’esterno destro, il Delfino ha provato a lanciare il guanto di sfida, spegnendosi però in quei nove, brevissimi minuti in cui il Napoli ha preso le misure e ha probabilmente pensato che stavolta non bisognava cincischiare. Di qui le svariate azioni d’attacco imbastite, seppur sprecate. Di qui le reti, in sei giri di lancette. Con Inler, che in questo periodo vive in uno gaudente stato di grazia, oltre a godere della protezione del Santo Patrono dei tiri da fuori. E con Hamsik, che nel modesto reparto arretrato abruzzese, si è concesso il lusso di un sombrero e di uno shoot sbilenco abbastanza per eludere Perin. Qualche tifoso di vecchia data, magari conoscente di lingua inglese, avrà pensato: “1987 and 1988 again!”. Seh, come no… Il tempo di rigirare la testa dall’altra parte ed ecco che Behrami si perde il peperino Weiss, Zuniga apre la porta a Zanon e Birkir Bjarnason da Akureyiri, Islanda, trova la mancata opposizione di Mesto (che ci faceva lì?) ed entra nella black list dei Carneadi che diventano famosi segnando al Napoli, grazie alle dormite del reparto arretrato azzurro. Da quel momento in poi, i Mazzarri-boys tirano il freno a mano, ricadendo nelle loro paure e nelle loro frenesie. Lasciano campo agli avversari, i quali comunque non tirano in porta, ma quel ch’è peggio sbagliano talvolta in fase difensiva, correndo qualche rischio gratuito, e in attacco, divorandosi tutto il divorabile, anche con un Cavani apparentemente in ombra. La tremarella e il nervosismo sembrano regnare nei nostri ragazzi pure a inizio ripresa. Il Matador prende il palo solo dinanzi a Perin. Hamsik cicca su lancio telecomandato di Inler. Bjarnason, ancora lui, si beve Britos in spaccata su cross di Zanon (aridaje…). Lo stesso tifoso anglicizzato di prima a quel punto avrà fatto un’altra riflessione: “Torino and Milan again…”. Meno male che Cavani si sveglia e, seminando il panico nella difesa abruzzese, trova il netto rigore che poi egli stesso trasforma freddamente, superando il bravo Perin. A quel punto per i nostri beniamini è stato un gioco da ragazzi, fin troppo facile. Il Napoli ha messo il sigillo sulla partita, mancando altre occasioni buone per rendere la vittoria ancora più pesante in termini di punteggio e gioco mostrato. Il Matador e Gokhan hanno concesso il bis, il primo su un servizio chirurgico di Hamsik, il secondo con un colpo da biliardo ancora da fuori area. Game over. Tutti a casa. Tutti a mangiare il ragù (altro che pasta e bresaola a colazione a Castelvolturno!). Tutti a pensare fin da ora all’Inter. E alla Juventus.

Già, la Juventus. Quella Juventus che, una volta tanto, ha vinto senza rubare, con l’arbitro che le fischia finanche un fallo contro. Quella Juventus alla quale siamo tornati a rivolgere le attenzioni da un po’ di tempo a questa parte. Da quando, cioè, complice il colpaccio della Beneamata allo Stadium, i bianconeri avevano un po’ perso la bussola e il vantaggio sulle inseguitrici. Almeno fino al derby della Mole. E adesso tornerà anche Conte in panchina, con la sua carica psicologica, con il suo camaleontismo, con quel bagaglio di esperienza, ancorché minimo, che gli ha tuttavia consentito di vincere lo scudetto all’esordio in A. Sì, ma senza la Champions da giocare! Ed ecco, come reggerà l’impegno il leccese? Riuscirà a gestire il doppio impegno Campionato-Europa, senza dimenticare quella Coppa Italia che qualcuno (indovinate chi…) gli ha strappato con merito l’anno scorso? E’ un interrogativo che va posto. Certamente non inficerà sul valore complessivo della Signora, che era e rimane la favorita number one al triangolino tricolore, ma fa pensare alle difficoltà e agli ostacoli che essa potrebbe incontrare. E che potrebbero, chissà, favorire il Napoli. Restiamo inferiori alla Juventus, non lo neghiamo. Non pretendiamo di lottare da pari a pari, ma certamente la possibilità, o se preferite lo sfizio, di renderle la vita difficile, di complicarle la vita e crearle qualche timore è nelle nostre corde. Tentare l’impresa? Magari! Però, con questa rosa a disposizione dell’umile Walter, quest’ipotesi non è contemplabile. Chiaro che urgono i necessari rinforzi nel mercato di riparazione. Rinforzi necessari, attenzione, non toppe al buco. Le prospettive da questo punto di vista non sono rosee, viste le precedenti campagne-acquisti di Riccardino e del suo scouting. Volesse il cielo che il Quartetto Cetra Bigon-Micheli-Mantovani-Zunino riuscisse a fare il miracolo e portare in riva al Golfo qualche pezzo da novanta all’altezza. Perché in quel caso, forse solo in quel caso, oltre a provare a far venire i sorci verdi alla spocchiosa Juventus, si potrebbe eventualmente realizzare il colpo del secolo. Alla luce di un mercato invernale adeguato, dunque, e di una serenità da ritrovare partita dopo partita, anche vincendo contro squadre di basso cabotaggio.

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