IL SUICIDIO PERFETTO TARGATO NAPOLI
Trovarsi in vantaggio di due reti nel giro di quindici minuti con Inler e Insigne, su gentile concessione di Abbiati, fa pregustare una dolce serata a tutto il pubblico napoletano. El Shaarawy, con un lampo nel finale di primo tempo riapre il match, e le gambe degli azzurri iniziano a tremare. Nella ripresa la squadra appare bloccata e molto impaurita, dando cosi al Milan coraggio e vari spunti per attaccare, ma vuoi per imprecisione, vuoi per altro, il pareggio non arriva. Tante occasioni intanto fioccano per gli azzurri che non riescono a chiudere la partita, e il calcio insegna che chi sbaglia paga. E cosi ancora El Shaarawy fissa il punteggio sul 2-2, lasciando un immenso amaro in bocca. Perché, ad essere onesti, contro i rossoneri in condizioni fisiche e mentali pessime, tutti ci aspettavamo una vittoria. Invece è tutto buttato al vento, con una squadra che deve ancora crescere tanto in personalità e cinismo. La difesa, purtroppo, continua a sbandare – ci può stare anche un calo di concentrazione degli stremati titolari – ma senza alternative valide. Un altro punto interrogativo è stato il riutilizzare un Maggio che, oltre all’assist per Insigne, appare ancora ampiamente in debito d’ossigeno. Non era meglio puntare su un Mesto apparso in palla contro il Genoa? A questa domanda dovrà rispondere mister Mazzarri. C’è da dire che abbiamo pagato anche la serata storta di un Hamsik apparso non brillantissimo, mentre Cavani ha fatto il suo solito grande lavoro, non trovando la rete per due buone risposte di Abbiati. La squadra nella seconda frazione è apparsa molto stanca e poco convinta, e il primo dato di fatto fa preoccupare. La stanchezza sta anche nel dover spremere sempre i soliti undici, perché obiettivamente guardando la panchina c’è poco da sorridere. Ed è proprio lì che sta la differenza tra il Napoli e la capolista Juventus: la varietà della rosa.
Dopo il pareggio nell’anticipo delle 18 tra i bianconeri e la Lazio, avevamo la grande occasione di portarci a meno tre dal primato. Ma obiettivamente questa squadra, cosi come è stata costruita, può lottare a pieno titolo per un terzo posto. Eppure bastava veramente non molto per colmare il gap con la vecchia signora, rafforzando in maniera funzionale i reparti nevralgici che devono costituire l’ossatura di una rosa. Piangere sul piatto versato è pratica inutile, e quindi non ci resta che ripartire e dimenticare in fretta un pareggio che sa tanto di beffa. Giovedi ci attende un dentro o fuori in Europa League in terra svedese contro l’Aik Solna. Passare il girone è il minimo che possiamo fare, cercando di dosare in maniera giusta il turnover. Abbiamo avuto ampie conferme di non poterci affidare assolutamente alle riserve: si rischiano solo brutte figure! Sperando vivamente che il calo fisico sia stato solo un episodio isolato, ci aspettiamo che la società dia un’occhiata attenta e decisa al mercato di gennaio. Bigon se ci sei batti dei colpi, però che siano giusti e buoni, delle solite scene siamo ampiamente stanchi.
