COLPEVOLI E IMPUNITI: LA GROTTESCA STORIA DELLA JUVENTUS E IL DOPING

COLPEVOLI E IMPUNITI: LA GROTTESCA STORIA DELLA JUVENTUS E IL DOPING src=

Juventus Football Club. Un nome, un icona, un club tanto amato quanto odiato senza mezze misure. Odiata e amata per le vittorie, odiata e amata per i suoi protagonisti, ma spesso e volentieri associata al termine "scandalo".Già, perchè tanto sono le vittorie quanto gli scandali che accompagnano quasi tutti i suoi trofei tra ipocrisia, arroganza e presunzione.Scandalo come quel match Scudetto del 1998 contro l'Inter, lo scontro Ronaldo – Iuliano, il rigore su Del Piero e la perseveranza dell'arbitro Ceccarini nel mostrare cartellini rossi a iosa tanto per dare un segnale, una traccia dello scandalo scoppiato qualche anno più tardi legato a Calciopoli nel 2006 tra gare truccate, arbitri comprati e rinchiusi negli spogliatoi con Luciano Moggi a muovere i fili di sport violentato dal business e dall'egocentrismo. Quello era uno scandalo, quasi quanto quello che ha coinvolto, seppur indirettamente, il club torinese nel 2012 con la squalifica di Conte per la vicenda legata al calcioscommesse. In questo caso, però, il termine "vittima" sarebbe stato più appropriato se le dichiarazioni fuorvianti, di cattivo gusto e completamente irrispettose verso altre società e ordini giudiziari. Scandalo come quella Supercoppa di Pechino strappata dalle mani del Napoli per darla alla Juventus prima di giudicare, da sapientoni falliti, la protesta del club partenopeo nel non partecipare all'epilogo di una farsa dalla qualità scadente.

"Auguro a Walter Mazzarri di vincere quanto io ho vinto da calciatore…" esclamò ironicamente Massimo Carrera attuale sostituto di Antonio Conte sulla panchina bianconera. Già, quelle vittorie e quell'ironia che assomiglia più ad un autogol che ad un eccesso megalomania perchè quella frase ha riportato alla mente anche il come si raggiunsero quelle vittorie per una vicenda grottesca, assurda e incredibilmente italiana per lo stato di piena omertà avanzato pur di nascondere ciò che è e che meno si deve sapere: lo scandalo doping.

Tre Scudetti, una Champions League, due Supercoppe Italiane, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale ricoperte di ombre e macchie di disgusto. Il periodo d'oro della gestione Moggi – Giraudo, dal 1994 al 1998, sotto accusa. Era la Juventus di Marcello Lippi, Didier Deschamps, Zinedine Zidane, Del Piero, Vialli e Ravanelli, un decorso calcistico impregnato nel più grande scandalo nascosto più per ciò che doveva essere che per ciò che è stato.

Nasce tutto nel 1998 quando Zdenek Zeman, tifoso juventino di nascita e carnefice della vecchia signora nel corso del tempo, inizia a vuotare il sacco.

Il 25 Luglio 1998, l'allora e attuale allenatore della Roma, il boemo Zdenek Zeman, rilascia un intervista fiume soffermandosi sulle "esplosioni" muscolari di determinati calciatori come Gianluca Vialli e Alessandro Del Piero: "Il calcio deve uscire dalle farmacie. Anche io ho ricevuto volantini di farmaci e integratori definiti innocui per la salute, ma chi può escludere che le conseguenze non si manifestino a distanza di anni? Il problema è che gli atleti sono condizionati dagli interessi del momento e non si preoccupano della salute. Il business prevale su tutto e il mondo del calcio è dominato dalla finanza e dalle farmacie". Esplode la bomba e le dichiarazioni del boemo dividono l'opinione pubblica in due fazioni: da un lato c'è chi affianca Zeman e solleva dubbi sul come sia possibile che un calciatore possa sostenere tanti impegni durante la stagione senza subirne sotto il punto di vista psicofisico. L'altra corrente di pensiero, invece, sostiene che il calcio sia un gioco di squadra e non individuale pertanto non c'è bisogno di doping per sostenere tali impegni.

Il mondo del calcio si divide, ma la Juventus e buona parte dei media affiliati attaccano Zeman e in modo piuttosto duro.

Il 9 Agosto del 1998, il Procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, apre un inchiesta sulla tutela della salute dei calciatori soprattutto dopo i casi di morti sospette, e qualcuno in giovane età, di ex calciatori. La prima parte dell'inchiesta si concentra sul possibile uso dell'Eritropoietina (EPO), un ormone capace di aumentare il numero di eritrociti anche in soggetti sani, come gli atleti, al fine di aumentare il trasporto di ossigeno ai tessuti (specie quello muscolare scheletrico e cardiaco) e di migliorare quindi la performance sportiva. Successivamente, l'attenzione passa più in generale sui vari farmaci e integratori utilizzati nelle società calcistiche e principalmente dalla Juventus che nella propria sala medica dello stadio comunale possedeva ben 281 tipologie di farmaci differenti. Un numero da far rabbrividire persino le farmacie stesse. Sfilano in tribunale un po' tutti i tesserati bianconeri per una carovana di "non ricordo" (tra cui Antonio Conte che ripete a 14 anni di distanza quel non so e non ricordo anche per il calcioscommesse). Per qualcuno la situazione diventa a dir poco grottesca quando la domanda riguarda l'assunzione di creatina: c'è chi scambia la creatina per un integratori, chi lo definisce integratore e due secondi dopo lo distingue perfettamente, chi addirittura ha messo a paragone la sostanza con integratori di sali minerali come il "Polase". Insomma, un miscuglio incredibile che porta in luce solo la figura becera di brillanti ragazzi di sport trasformatisi in vecchietti con punte di Halzaimer.

La somministrazione di farmaci in ambito sportivo come integratori, appunto, antinfiammatori ecc. è del tutto lecita, ma l'illecito perviene nel momento in cui determinati farmaci vengono somministrati nonostante l'assenza di patologie e alcuni di questi come antidepressivi, corticosteroidi (Bentelan) e creatina diventano veri e propri stimolanti. Il primo grado di giudizio condanna il dott. Agricola, medico della Juventus, a quasi due anni di reclusione, ma non condanna la società come se il medico avesse fatto tutto da solo senza neanche avvisare la dirigenza. Fatto strano e assurdo. In Appello, tutto viene cancellato, ma Guariniello impugna gli incartamenti e continua la sua battaglia fino a quando, la Cassazione, ribalta nuovamente tutto: colpevoli, ma impuniti perchè ormai in prescrizione. Incredibile, verrebbe da pensare, essere consapevoli dell'illecito e non pagare! La morale della vicenda parla di una Juventus estranea al caso EPO (forse qualcosa in più si sarebbe saputo da quei documenti andati "perduti" dal laboratorio dell'Acqua Acetosa), ma ciò nonostante resta il "disegno criminoso per alterare le gare attraverso la somministrazione illecita di farmaci" violando la legge 401 del 1989.

Cosa lascia la vicenda? Qualche punto interrogativo, qualche pensiero terribile e, se messo a paragone con quanto successo da un anno a questa parte, un bel po' di sana ironia! Già, perchè se non è vero che tanti medici siano passati dalla bicicletta al pallone per lo scandalo Doping nel "Tour de France", allora bisognerebbe spiegare la presenza del catalano Guillermo Laich e del preparatore olandese Henk Kraaijenhof nello staff bianconero reputati "santoni" nell'atletica leggera per il loro modo di preparare atleti trasformando, come scrisse Gianni Minà qualche tempo fa, "ronzini in purosangue". "Il primo – si legge nel pezzo di Minà – negli anni '80 era il pupillo del dottor Robert Kerr reo confesso, anni dopo, di aver aiutato a volare con metodi non corretti mezza nazionale nordamericana alle Olimpiadi di Los Angelse nel 1984"

I pensieri terribili, poi, emersi qualche anno fa dal libro "L'implosione" di Jean-Pierre Paclet, ex medico della nazionale francese nel 1998, che mette in risalto come "le analisi del sangue di molti giocatori prima della Coppa del Mondo 1998 erano anomale. Si possono nutrire forti sospetti visto che alcuni di loro giocavano in squadre italiane” e il pensiero va subito verso Zinedine Zidane e Didier Deschamps, in forza alla Juventus e ascoltati sulla vicenda. Ombre sul mondiale del '98, vinto dalla Francia con la "ragion di Stato" a mettere tutto in silenzio.

Ridicolezze, poi, se pensiamo alle parole di Andrea Agnelli e dal merchandising bianconero di questi ultimi tempi. L'attuale presidente bianconero continua a rivendicare la terza stella sostenendo i trenta Scudetti nonostante i due fossero stati annullati da Calciopoli, beh, stando a quanto detto, allora gli Scudetti dovrebbero esserne venticinque visto i tre vinti tra il '94 e il '98 in quel modo. Intanto, mentre sulle maglie viene scavalcato un regolamento eliminando la terza stella per una scritta insignificante del tipo "se la cantano e se la suonano da soli", tutti i prodotti a marchio Juventus vedono la terza stella e la scritta "30".

La conferenza stampa di Antonio Conte contro gli organi di giustizia per la condanna a 10 mesi di squalifica,  un ingiustizia per lui che non sapeva niente così come non ricordava nulla di fronte ai giudici nel '98; Massimo Carrera, Andrea Agnelli e John  Elkan che danno lezioni di "moralità", loro…da che pulpito vien la predica"

 

 

 

 

 

Translate »