HAMSIK SI PRENDE IL NAPOLI E L’ASSENZA DEL POCHO LO AGEVOLA

"Mi fanno piacere gli auguri di Lavezzi, ci hanno portato bene. La sua partenza e quella di Gargano provocano una strana sensazione in me, siamo arrivati assieme e sicuramente mancheranno. Ma ora pensiamo a noi, non siamo qui a piangerci addosso e parliamo di chi è ancora presente". Parole da leader. Parole di Marek Hamsik nell'immediato post partita del Barbera, che non lasciano alcun ombra di dubbio: il trascinatore, la bandiera di questo Napoli, è lui. Quel ragazzino sbarcato all'ombra del Vesuvio cinque anni fa: faccia pulita, quasi da bambino, con un bel carico di timidezza quasi paragonabile alla voglia stessa di emergere, di far vedere a tutti il proprio valore. Sul campo già tanta roba, talento da vendere. Talento perfezionatosi ancor di più con l'età: 25 anni oggi, già una grande storia alle spalle e ancor di più all'orizzonte. Prerogativa dei campioni. Solo dei campioni.

 

IL CAMPO – Beh quello ha già parlato da un pezzo. Di centrocampisti con un tale fiuto del gol se ne vedo pochi. Merce rara insomma, e soprattutto ambita. I suoi inserimenti dalle retrovie fanno scuola, e sarebbero da prendere ad esempio nelle scuole calcio. I numeri?  Sono tutti dalla sua parte: 220 presenze con 60 reti all'attivo in cinque anni d'azzurro tra campionato e coppe. Leader in campo, o meglio nel gioco del Napoli, Marek Hamsik lo è stato fin dal principio. Tanto che la squadra ha sempre sofferto nei periodi in cui la sua condizione di forma non è stata delle migliori. E qui si arriva a quella che forse può definirsi come l'unica piccola pecca del gioiellino slovacco: quel pizzico di discontinuità evidenziata un po' qua e la nel corso delle varie stagioni. Ma roba da essere umani. Tra l'altro circostanza che sembra essersi anche affievolita con una maggiore maturità tattica e mentale… Giù il cappello.

 

LA TESTA – Al di la della pettinatura, ovviamente. È ciò che da un po' di tempo a questa parte sta colpendo in positivo di Marek Hamsik (oltre a quanto detto sopra). Un calciatore che nonostante sappia bene di essere "oro colato" (per riprendere un nomignolo abbastanza noto ai più) la testa non se l'è mai montata. Qualcuno potrebbe tirare in ballo la questione del suo accostamento al Milan della passata estate, querelle nata dall'ormai famosa intervista al quotidiano Pravda. Tutto prontamente smentito e rimandato al mittente, con tanto di amore giurato e promesso al Napoli ma soprattutto a Napoli. "Voglio vincere qui, sto benissimo in questa città". Parole di chi ha intenzione di prendere per mano squadra e tifosi. Non soltanto fiato alle trombe: dichiarazioni che in campo hanno trovato un riscontro concreto, con lo slovacco che ha indossato la veste del vero e proprio trascinatore. Non c'è più spazio per la timidezza…

 

LA POSIZIONE – È lui quel che resta della spina dorsale della squadra creata da Pier Paolo Marino dal ritorno in serie A. Non c'è più Lavezzi, non c'è più Gargano. C'è Marek Hamsik, che chissà forse della partenza del Pocho potrebbe anche giovarne dal punto di vista tattico. Eh già, basti pensare che da oggi in poi quei compiti difensivi, prima strettamente necessari per presenza in campo di un anarchico Lavezzi, potrebbero non esser più di sua competenza. Proviamo ad immaginare il risultato? Parola al rettangolo verde…

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