UN’ALTRA ILLUSIONE, MA ANDARE A ROMA E’ ANCORA POSSIBILE

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Pensavamo di poter scrivere ben altro commento stasera; sembrava quasi confortarci l’idea, o meglio la convinzione, che la squadra che seguiamo, vista la cronica mediocrità del campionato, si dedicasse con ben altro spirito e con maggiore dedizione al fronte-Coppa Italia, un obiettivo importante sia per il fatto di riportare in bacheca un trofeo dopo tempo immemore sia per la possibilità di poter comunque continuare a fare esperienza in Europa, pur trattandosi di un’Europa di serie B. Invece, ecco che anche dall’”Artemio Franchi” senese arriva l’ennesima delusione, anche se in tal caso sarebbe più opportuno usare un termine che peraltro fa anche rima con “delusione”: la parola adatta a simboleggiare la mesta e grigia notte toscana è “illusione”, un’illusione dovuta proprio alla suddetta convinzione con la quale ci eravamo cullati in settimana, speranzosi di riscattare in Coppa una stagione anonima ma dimentichi tanto delle solite difficoltà nelle quali gli azzurri incappano, ogni qualvolta se la vedono con squadre rognose e concrete come quella di Sannino, quanto delle solite stupidaggini commesse dal Napoli, specie in difesa (i due goal subìti ne sono la lampante dimostrazione), oltreché della scarsa voglia che in alcuni momenti sembra aver pervaso i Mazzarri-boys. La sensazione che si è avuta a un certo punto, soprattutto dopo la prima segnatura senese, è che oltre al campionato questi ragazzi viziati avessero deciso finanche di snobbare persino la Coppa Italia: un atteggiamento dettato, dopo la rete di Reginaldo, forse anche dallo scoramento e dalla rabbia (assoluzione con formula molto dubitativa), ma in generale dovuto a quella presunzione e convinzione che si era notata qualche settimana fa a Genova, la convinzione di essere apprezzati ed esaltati comunque malgrado le pessime prestazioni e le conseguenti figuracce: una convinzione dannosa, la stessa che l’umile Walter ha trasmesso alla squadra.

Le considerazioni di cui sopra sono identiche e precise, o quasi, a quelle che ormai ci ritroviamo costretti a fare da diverse settimane; tuttavia, il contesto stavolta è diverso: siamo in Coppa Italia, non in campionato, e negli ultimi minuti pare che persino gli azzurri si siano ricordati che, topiche e distrazioni a parte, restavano ancora i 90’ minuti di Napoli prima di alzare bandiera bianca in anticipo. Solo negli scampoli estremi di partita, infatti, essi si sono gettati in attacco facendoci vedere un barlume del vecchio Napoli battagliero che fu e riuscendo persino con un po’ di fortuna, una volta tanto, a trovare Pesoli nella brillante interpretazione del mitico Comunardo Niccolai; e il goal della bandiera, pur non cambiando il discorso fatto prima, apre inevitabilmente il dibattito sul discorso-qualificazione: questo Napoli può farcela ad arrivare in finale o no? In fondo, si chiederebbe qualcuno, che ci vuole? Ci basta una rete, una sola rete a zero per poter andare a Roma il 20 Maggio. Teoricamente sì, non ci vuole nulla a raggiungere il traguardo. Dal punto di vista pratico, invece, è d’uopo dire un po’ di cosucce: se il Napoli che vedremo al ritorno giocherà la maggior parte del match come ha giocato stasera (male, decisamente male, come ormai purtroppo ci sta abituando) stiamo sicuri che la finale ce la guarderemo in Tv (o forse andremo a mare, anche per cancellare le scorie di una stagione deludente); inutile dire che il compito sarà reso ancor più difficile dall’atteggiamento che il Siena intelligentemente adotterà per mantenere vivo il suo sogno, ovvero chiudere agli azzurri gli spazi come ormai la maggioranza degli allenatori italiani ha imparato a fare. E se, invece, il Napoli giocasse il 21 Marzo tutti i 90’ minuti con lo stesso piglio avuto stasera negli ultimi 10-15 minuti? Se Mazzarri, resosi conto dell’importantissima posta in palio, decidesse in un momento di estrema umiltà di adottare quel 4-4-2 a cui ricorre troppo tardi? Non pretendiamo, visto il momento attuale, che quella sera possano avverarsi entrambe queste due ipotesi, ma a nostro modesto avviso basterebbe che se ne verificasse anche una, una sola per, in un sol colpo, eliminare una squadra di medio-basso cabotaggio ed evitare l’ennesima “Corea” di questa stagione, arrivare in finale, assicurarsi un posto in Europa League e giocarsi tutto in finale, giocando come una finale (Mazzarri dixit), per portare a casa un trofeo che ormai latita nel palmarès azzurro da 25 anni.

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