18 FEBBRAIO 2011: IL CALCIO E’ MORTO! CON LO ZAMPINO DELLA FEDERAZIONE E DELLA TV DEL BISCIONE IL MILAN VINCERA’ IL SUO SCUDETTO
Ufficiale: Respinto il ricorso del Napoli e squalifica di tre turni confermata ad Ezequiel Lavezzi. Questo è il verdetto delle ore 19.56 del giorno 18 Febbraio 2011; di conseguenza, in quel preciso momento, è morto il gioco del calcio.Già, questo sport inteso come gioco non esiste più. A perderci è ancora una il tifoso, per intenderci, quello che paga biglietti e abbonamenti televisivi, offeso nella propria dignità da chi intasca stipendi e denari vari per far girare la giostra a proprio piacimento. Rabbia e sete di vendetta intorno a questa città, stanca e frustrata, lesa nel proprio animo. Il rischio è sempre lo stesso: dopo essere stata scippata della propria storia e della propria identità, si cerca di scippargli anche il gioco del calcio.C'è un regolamento, scritto e approvato da quelle persone che il 18 Febbraio 2011 hanno rinnegato per fare un piacere a qualcuno che, ormai, sembra essere il vero pretendente alla vittoria finale.Inutile girarci attorno, inutile ignorare la realtà dei fatti: calciopoli non è mai esistita! Quanto accaduto nel 2006 è stato solo un pretesto per eliminare dal tavolo di gioco chi cominciava a diventare troppo influente rischiando di bloccare i vari ingranaggi. La chiarezza è d'obbligo, il triangolo anti – Napoli è stato ancora una volta perfetto: la Roma perde in casa dopo diciotto mesi e può dire tranquillamente addio ai suoi sogni di gloria, irrealizzabili a priori nonostante le varie illusioni, uno smacco troppo grande se si pensa che il colpo del ko arriva dai partenopei. Intanto, chi sta leggermente più su comincia a tremare, ha paura, sa che è costretto a vincere per tenere in piedi la baracca e non può pensare che sia proprio il Napoli a creargli il problema come accade un 11 Maggio allo stadio San Paolo dove una sconfitta per 3 a 1 sancì l'esclusione dalla Champions League e la conseguente flessione finanziari all'apice dei problemi societari. No, inaccettabile, meglio metterne un frano e così viene inventata una situazione, costruita e gonfiata ad arte dalle televisioni nazionali e schifosamente sancita da chi dovrebbe garantire un minimo di credibilità a questo sport e alle sue regole.
Il pallone è mio e decido io, sembra essere la frase di un bambino comune e invece è la realtà dei fatti. Il Milan, dopo la campagna elettorale di questa estate, è condannata a vincere per non inciampare nel fair play finanziario in futuro; tali introiti giustificano il tutto ed è impensabile e inaccettabile che la bistrattata Napoli debba mettere il bastone tra le ruote ancora una volta. "Berlusconi vuole vincere lo Scudetto e farà di tutto per riuscirci", adesso rimbombano queste parole ed aprono nuovi orizzonti non proprio inediti.A salvare le penne, si fa per dire perchè nonostante tutto non c'è niente da salvare, è stata la solita azienda mediatica del nord, vista e per giunta sostenuta anche qui a Napoli da persone che pendono dalle labbra di gente comprata per poi crederci cecamente senza ragionare di proprio conto: le immagini arrivano direttamente da Controcampo e sono le stesse immagini bocciate perfino dalla trasmissione stessa, ma garanzia di ordini ben precisi e prontamente attuati.Questo è il calcio, signori, questo sport vive in questo modo, e ancora una volta è il Sud a rimetterci. Non basta la verità storica stuprata in favore di chi ha occupato il meridione per costruirsi la sua bella patria, ma ci obbligano a cantare un inno, a sventolare una bandiera e credere alle loro favolette di eroismo mentre ci affossano sotto un cumulo di tasse e immondizia! Guarda un po', quello che è accaduto 150 anni fa viene riassunto molto facilmente: il Nord impone una scatola per vendere la tv visibile, porta a pagare un abbonamento e perentoriamente offende l'intelligenza di tutti modificando una norma per i propri interessi.Citiamo la mail di un tifoso che fa capo ai pensieri di tutti: "Il Milan vuole lo scudetto? E allora diamocelo, regaliamogli questo sfizio, facciamoli sentire grandi perchè loro sono bravi a fare i campioni. Noi, però, campioni lo siamo nell'animo, lo siamo per davvero e non c'interessa. Fondamentalmente, la Serie A è mediocre in tutti i sensi dai vari organi amministrativi ai calciatori, pertanto, come diciamo noi da queste parti, lasciamo che siano loro a fare la parte del gallo n'copp a munnezz"
