LA STRANA COPPIA
Era il 1° giugno 2009. Era il giorno tanto atteso della firma di Fabio Quagliarella. Il bomber dell’Udinese e della nazionale italiana coronava il suo sogno diventando ufficialmente il nuovo centravanti del Napoli. Ma quel giorno a sognare furono soprattutto i tifosi partenopei già innamorati pazzi del nuovo tandem d’attacco italo-argentino tutto classe e imprevedibilità. Dopo Maradona – Giordano, e fatte le debite differenze, ecco Lavezzi e Quagliarella ad accendere le fantasie del popolo azzurro. Lo scugnizzo argentino, ormai idolo incontrastato della torcida napoletana, e il figliol prodigo che, dopo tanto girovagare, era arrivato finalmente a giocare per la sua squadra del cuore. Fantasticare era francamente inevitabile. Poter schierare insieme uno dei maggiori talenti in campo internazionale, già convocato da Maradona nella seleccion argentina, e uno dei migliori attaccanti italiani in circolazione sembrava essere garanzia di gol e spettacolo. L’ inizio era stato , pure, piuttosto incoraggiante. Nel debutto al San Paolo, alla seconda di campionato con il Livorno, subito Quagliarella show: due gol, una traversa con una bomba da 40 metri e un’intesa con il pocho solo da perfezionare. Purtroppo però, i fatti hanno raccontato una storia ben diversa . Nonostante il buon campionato del Napoli, infatti, i due attaccanti insieme hanno collezionato solo 10 gol e , tranne sporadiche occasioni, una affinità sul campo ancora tutta da inventare. Qualche scusante, almeno inizialmente, poteva esserci. Il doversi adattare ad un tipo di gioco diverso e qualche problema fisico che, a turno, ha colpito i due giocatori, hanno indubbiamente rallentato quel processo di maturazione del intesa. Trascorso, ormai, più di metà del campionato la situazione è diventata preoccupante. Valutiamo quali possono essere i motivi di tutte queste difficoltà. Ovviamente i due giocatori tecnicamente non si discutono. Il problema è che Quagliarella da' il meglio come seconda punta o al massimo, se impiegato come attaccante centrale, con due ali che aprono spazi affondando ai suoi fianchi, come accadeva con Pepe (o Sanchez) e Di Natale ai tempi dell’Udinese. Lavezzi, dal canto suo, è troppo innamorato del pallone. Gli assist gli riescono quasi per caso, tra un dribbling e una percussione, non certo per vocazione. Inoltre, amando svariare su tutto il fronte offensivo, entrambi si trovano, spesso, troppo lontani dalla porta avversaria non consentendo, quindi, uno sbocco finale alla manovra azzurra. Tra i due, quindi, manca un giocatore d’area di rigore, un attaccante capace di finalizzare la mole di gioco della squadra con la stoccata decisiva. Elemento questo che, però, era già evidente alla vigilia di questo campionato. Infatti, che nessuno dei due attaccanti fosse un vero bomber era un fatto conclamato e i numeri stanno li a dimostralo. L’allergia al gol di Lavezzi la conosciamo tutti ma lo stesso stabiese non è mai andato oltre i 14 gol in campionato. Un problema, quindi, principalmente tattico che spetterebbe a Mazzarri risolvere inserendo, ad esempio, il tanque Denis come vertice d’attacco con Lavezzi e Quagliarella larghi e con Hamsik arretrato sulla mediana, cosi come impiegato nella Slovacchia. E se i problemi fossero altri? L’involuzione registrata nelle ultime partite è preoccupante. Facciamo fatica a ricordate i due attaccanti passarsi il pallone in campo e l’insofferenza, soprattutto del’ex Udinese, è evidente. Urge, quindi, un chiarimento, è necessario che la società con i giocatori ed il tecnico si ricompattino per non rischiare di vanificare una stagione e anche un investimento economico notevole. Noi alla strana coppia crediamo ancora, quello che è importante è che ci credano, per primi, loro.
