VEDERE CIUCCIO? PAGARE SALATO
Napoli Calcio. Stagione 2009/2010. “Un calcio alla crisi”, forse andrebbe bene come slogan ripensando a questa calda estate partenopea. In barba alla crisi economica che affligge chiunque, il Napoli ha speso 60 milioni di euro per accaparrarsi pezzi di qualità e di giovane produzione: Cigarini, Quagliarella, Campagnaro, Zuniga, Hoffer, De Sanctis. Zero cessioni. Praticamente un fanta – budget netto e puro da sciorinare fra le bancarelle del calcio italiano. In barba ai grandi club costretti a cedere pezzi da novanta e idoli della tifoseria; in barba al Real Madrid con una presentazione in grande stile fra spettacolari arrivi in elicottero e quanto altro. In barba al pessimo dodicesimo e fallimentare posto della stagione precedente se il prezzo dell’abbonamento lievita del 30%. Situazione rischiosa e poco allegra se mettiamo in relazione il prezzo e il prodotto per poi confrontarlo con quello di altre società. Le due curve toccano i 220€ mentre i settori Distinti e la Tribuna Nisida arrivano a 360€, Tribuna Posillipo 750€; prezzi esagerati soprattutto se l’impianto è lo Stadio San Paolo dove la struttura fatiscente costellata da una miriade di disservizi e accompagnata da una disorganizzazione totale. File lunghissime al primo giorno e anche qui si potrebbe aprire una parentesi mettendo in risalto come la scorsa estate le code fossero lunghe quasi il doppio, ore di attesa sotto il sole cocente per soli due botteghini attivi: il primo punto a sfavore.
Il secondo punto a sfavore riguarda il fattore tecnico. Il Napoli vive questo inizio di stagione sotto un grosso punto interrogativo nonostante la campagna acquisti roboante: l'unica amichevole di spessore (la prima in casa contro l’Espanyol ndr) non ha mostrato ancora grande consistenza. Sarà perché il ritiro austriaco pesa ancora nelle gambe e nella testa; sarà l’emozione per la verginità perduta dei nuovi acquisti con i propri tifosi, ma potrebbe anche rispuntare l’idea di qualche atleta sopravvalutato e che ancora veste una maglia scottante, terribilmente pesante dopo le parole del Presidente; sarà, forse, anche la costante assenza di un esterno sinistro di ruolo che, a suo volta, rallenta l’identità della squadra non mostrando ciò che davvero potrebbe fare. Certamente, poi, non è stata un’attività di persuasione quella organizzata da De Laurentiis alla presentazione ufficiale del nuovo Napoli: tifosi ancora fuori, così come già successo in Austria, e protesta esplosa prima con cori vari nel porto del Beverello, poi fra le righe di uno striscione apparso in curva A nel giorno di Napoli – Espanyol.
Difficile capire, allora, il perché di una richiesta così alta. Le dirette concorrenti azzurre, inoltre, hanno tenuto una certa linea etico–economica che certamente non lascerà senza fiato il proprio tifoso: il Genoa, ad esempio, la società che come il Napoli ha iniziato il suo progetto dalla serie C, ha portato un leggero rincaro dell’abbonamento ad un massimo del 10% giustificandolo con la partecipazione all’Europa League oltre che al bel campionato scorso e una compagna acquisti di buon livello, nonostante le cessioni di Thiago Motta e Milito; il Palermo, poi, ha mantenuto sostanzialmente il tetto della stagione precedente lasciando un diritto di prelazione per i vecchi abbonati mentre società come la Sampdoria mantengono prezzi piuttosto accessibili (200€ la Gradinata Nord ad esempio). Certo la compagine doriana sembra essere addirittura indebolita rispetto alla scorsa stagione, ma comunque un tredicesimo posto pesa sull’economia di un costo elevato. E l'Udinese ha messo in vendita a prezzi stracciati abbonamenti per i disoccupati. Dopo tutto è sempre bene concludere con una battuta scherzosa dicendo che, forse, questo 30% in più per i tifosi del Napoli è rappresentato dai costi della grande parata di presentazione. Naturalmente è sempre ironia. Tant’è che se per vedere il cammello bisogna pagare moneta, forse a Napoli va bene anche pagare moneta salata… ma per vedere il ciuccio che vola!
