DATOLO, DA SALVATORE DELLA PATRIA AD OGGETTO MISTERIOSO

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Era arrivato a Napoli in pompa magna, con una presentazione, al centro del terreno di gioco del San Paolo, in stile hollywoodiano e quasi di “maradoniana” memoria. Eppure dopo quasi tre mesi, di lui resta solo il ricordo di quella serata. Doveva essere il salvatore della patria Jesus Datolo, quel calciatore che a gennaio avrebbe dato a Napoli quella scossa necessaria per riprendere a volare come fatto nel girone d’andata, ma col passare delle settimane il centrocampista argentino ex Boca prende sempre più le sembianze di un oggetto misterioso. Giunto all’ombra del Vesuvio con la fama di funambolo, conferitagli da qualche filmato spulciato su Youtube, Jesus ha fatto clamore più per le rotture che ha provocato all’interno della società azzurra, che per i suoi calci piazzati. Già perché l’acquisto di Datolo ha creato non pochi problemi al dg Pierpaolo Marino, tanto da rappresentare addirittura uno dei pochi motivi di frizione, in quattro anni di perfetta convivenza e simbiosi, con l’ex tecnico Edy Reja. Il maggiore equivoco si è creato soprattutto attorno al ruolo dell’argentino: chi ha avuto modo di ammirare il Boca negli ultimi due anni e ha avuto l’occasione di osservare Datolo, ricorderà che i gialloblù di Buenos Aires scendevano costantemente in campo con il 4-4-2 che prevedeva un rombo a centrocampo, unico modo di giocare che potesse contemplare la presenza contemporanea di Riquelme più le due punte Palermo e Palacio.

Ebbene quando Datolo veniva chiamato in causa, il ruolo che assumeva in campo era quello di vertice centro-sinistro del rombo, ben altra cosa rispetto ad un esterno a tutta fascia di un 3-5-2. Lo stesso calciatore, nel corso della sua presentazione nella sala stampa del San Paolo, si autodefinì un centrocampista offensivo, o addirittura un numero 10 come dichiarato al Clarin appena una settimana prima di sbarcare in Italia. Risultato: Reja finirà per non impiegarlo mai come sostituto dell’allora squalificato Mannini, ma solamente in luogo del suo reale alter ego Hamsik in due sporadiche occasioni. Ma a Marino l’acquisto di Datolo non è valso solo la contrarietà di Reja, che oramai fa parte del passato della società azzurra. Un'altra persona, quella che caccia i soldi, ovvero Aurelio De Laurentiis, non l’ha presa benissimo quando si è reso conto che Datolo non era affatto il “Maggio a sinistra” che aveva chiesto al suo fidato dg di comprargli. La scelta di Datolo è solo una delle ultime gocce che ha fatto traboccare quel vaso che poi ha portato alle dichiarazioni ferme e severe rilasciate da De Laurentiis sabato pomeriggio nel ventre del San Paolo. Intanto Donadoni non sembra gradire particolarmente le doti del calciatore, tanto che, alla stregua di Russotto, Datolo è, tra quelli a disposizione, il calciatore meno utilizzato dal nuovo tecnico azzurro, dietro anche ai vari Grava, Montervino, Pià e Amodio. Del resto se l’argentino è quello ammirato contro l’Atalanta, come dar torto all’ex ct della Nazionale. Nel frattempo un altro importante investimento, il quarto per cifra sborsata (circa 6,5 milioni di euro) dell’era De Laurentiis alle spalle di quelli fatti per Maggio, Denis e Mannini, rischia di essere dilapidato, soprattutto se Datolo non dovesse far parte, come sembra, dei piani di Donadoni per il nuovo Napoli che nascerà a giugno. Per non disperdere un altro patrimonio economico, come già fatto con i vari Bucchi, De Zerbi e chi più ne ha più ne metta, bisognerebbe trovare presto un acquirente per l’argentino, anche se squadre russe a parte, estimatori disposti ad aprire i cordoni della borsa per accaparrarsi l’ex Boca sembrano al momento vacillare.

 

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