LA LEGGENDA DEL VIOLINISTA SUL GOLFO

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Gilardino. Huntelaar. Guti. Perfino il tecnico campione del mondo Marcello Lippi, candidato (dai giornali) un giorno sì e l’altro pure alla panchina azzurra, quando Reja non era ancora stato riconfermato. Sono gli obiettivi impossibili accostati al prestigioso marchio Napoli, un nome che evoca grandi suggestioni agli appassionati di tutto il mondo, mai appassite neppure dopo la retrocessione in C. Per molti la città di Pulcinella è ancora la città di Maradona, quella che vinceva trofei e che portava a giocare al San Paolo campioni di calibro internazionale.

 

Ma smettiamo di sognare, please, quelli erano altri tempi, ora come ora il Napoli e i grandi nomi non possono essere inseriti nella stessa trattativa. Non ancora, almeno. Il progetto avviato da De Laurentiis e Marino è lineare e lungimirante, prevede passi ben studiati e mai più lunghi della gamba. Niente follie, nessuna eccezione, per ragioni più che valide. Perché Gilardino e Huntelaar non avrebbero mai potuto vestirsi d’azzurro? La risposta è molto semplice e si snoda soprattutto su due punti. Il primo è senz’altro quello delle motivazioni. Giocatori di alto livello non si accontentano di giocare per un quinto-sesto posto in campionato: vogliono lottare per lo scudetto, vogliono fare la Champions’ League. E vai a dare torto ad un ragazzo di 25 anni nel pieno della maturità agonistica e tecnica con ambizioni più che legittime, come ad esempio l’olandese. L’altro nodo cruciale è quello relativo allo stipendio. Non che il Napoli non possa permettersi di spendere tre-quattro milioni in una stagione, più o meno l’ammontare degli emolumenti da versare a calciatori simili. Il problema è il ben noto tetto di ingaggi, giustamente fissato da una società che sa bene il fatto suo. Se dai tre milioni a Gilardino, Lavezzi e Hamsik si sentiranno legittimati a pretenderne altrettanti, e allora sì che la spesa inizia a diventare ingente. Dice: ma Gila a Firenze ha accettato di dimezzarsi l’ingaggio. Vero, ma con una serie di benefit e premi vari legati all’Europa che gira gira lo porteranno a perderci ben poco rispetto a prima. Se poi ci mettiamo la possibilità di restare ad alti livelli giocando la massima competizione europea, si capisce perché la Fiorentina poteva permetterselo mentre la trattativa col Napoli è da considerarsi pura fantascienza.

 

E dire che scovare le bufale è semplice, se ci si ferma a ragionare un attimo. L’identikit dell’acquisto ideale è stato tracciato fino alla nausea dal Direttore, ma il tourbillon di nomi non si ferma mai, potenza del calciomercato, e molti dei calciatori sparati da giornali e affini non corrispondono neppure lontanamente al profilo del perfetto “azzurrabile”. Giovane (o per dirla alla Marino, “prospettico”), ambizioso, bravo e in linea con le disponibilità economiche correnti. In una parola, Santacroce. In due parole, Marek Hamsik. In tre parole, Ezequiel Ivan Lavezzi. Pensate agli ultimi colpacci di mercato e potete crearvi da soli il perfetto prontuario per distinguere una trattativa reale da una clamorosa boutade, senza cadere in tranelli giornalistici creati ad arte per far sognare i più ingenui. Non che il Napoli non abbia soldi, solo che li vuole spendere bene. Ecco quindi perché si possono spendere 10-15 milioni per un cartellino ma non per uno stipendio, ed ecco perché piuttosto che dare cinque milioni di ingaggio ad un arzillo vecchietto preso a costo zero si preferisce spendere gli stessi soldi per acquistare un Mannini o un Santacroce o un Rinaudo. Ragazzi giovani e bravi che hanno la pazienza e la possibilità di aspettare e l’ambizione di crescere con la squadra, poi soldi e successi arriveranno anche per loro. Sognare è bello ed è lo zucchero che addolcisce l’amara realtà, ma sarà meglio non farsi troppe illusioni. Il Napoli comprerà tutti Rinaudi, per i Gilardini ci sarà tempo in un futuro prossimo. E, se permettete, come prospettiva non è poi così male.

  

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