CON I MIGLIORI RINGRAZIAMENTI, MARIO BERETTA
Non poteva che finire con un pareggio questa partita. Difficile pensare di poter espugnare il fortino Siena rinunciando a schierare una prima punta per un'ora di gioco. Altrettanto incomprensibile è iniziare la gara con una sola mezzapunta, supportata da sei centrocampisti, e terminarla con due prime punte più Lavezzi, Bogliacino e Hamsik. Esistono le mezze misure. Intanto però Mario Beretta ringrazia per tanta grazia, scusate il gioco di parole, e il Napoli si mangia le mani per aver gettato nel cestino la possibilità di scavalcare il Genoa in classifica e di consolidare la sua già buonissima classifica. Mea culpa. Questo deve fare il Napoli, anzi il suo allenatore. C'è poco da rimproverare ai ragazzi che, sotto il primo vero caldo stagionale, hanno lottato per 93' senza lesinare alcuna energia. Non hanno invece convinto le scelte di Reja. Il nuovo assetto, sperimentato a Parma, aveva fornito alcuni dati su cui lavorare. Il Napoli, con un centrocampista in più, trae maggiori benefici nel possesso palla e infatti, anche nelle partita odierna, gli azzurri hanno doppiato il Siena da questo punto di vista. La gara del Tardini aveva però evidenziato la totale inutilità e sterilità di Lavezzi nel ruolo di punta centrale e pure oggi se n'è avuta la riprova. Il problema è che i tre punti di domenica scorsa avevano gettato molto fumo negli occhi, facendo pensare che quella fosse la soluzione ideale per le restanti partite. Errore da matita rossa. Gli azzurri hanno vinto a Parma perchè nettamente superiori ad avversari in piena caduta libera e destinati alla retrocessione e per la maggiore determinazione nella ricerca dei tre punti. Di certo non per il cambio di modulo.
La partita col Siena è sembrata in tutto e per tutto il remake di quella di domenica scorsa con il Napoli a fare uno sterile possesso palla e i bianconeri ad aspettare, rintanati nella propria metacampo. Esattamente come sette giorni fa, si è avvertita la mancanza di una presenza in mezzo all'area che il piccolo Lavezzi non può certamente garantire. Non si capisce come il tecnico del Napoli potesse pensare di scardinare la difesa avversaria giocando senza una prima punta. Forse pensava ad un Siena arrivato al San Paolo per attaccare all'arma bianca e pronto a lasciare quei quaranta, cinquanta metri di campo per le ripartenze di Lavezzi. Sogni. Mister Beretta ha ringraziato e si è affidato al più semplice dei sistemi per portare a casa il punto che voleva: catenaccio estremo. Proprio così. Di ripartenze nemmeno a parlarne, solo qualcuna nel finale quando il Napoli ha iniziato ad accusare un po' di fatica. Scontato il risultato finale se, nell'arco dei novanta minuti, si contano solo due conclusioni nello specchio della porta, una nel primo e una nel secondo. Troppo poco per vincere. Tardivi gli ingressi di Sosa e Calaiò visto che la squadra, pur denotando un'ottima condizione fisica, iniziava ad accusare il caldo. Inutile mettere il terminale quando Mannini è esausto mentre gli uomini di qualità iniziano a perdere i colpi. Un vero peccato perchè siamo sempre in quel limbo di classifica che dietro non ci preoccupa da diverso tempo e guardando avanti genera numerosi rimpianti per i tanti, troppi punti gettati via stupidamente. Per quello che non è stato e sarebbe potuto essere.
