AAA CERCASI ZALAYETA

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Strana la vita. Chissà quante volte tale riflessione avrà affollato negli ultimi mesi la mente di Marcelo Zalayeta. Sudamericano atipico, silenzioso, poco avvezzo all’effervescenza tipica di quella parte di mondo, giammai avrebbe immaginato di adattarsi in breve tempo al frenetico ritmo della vita partenopea. Dalle strade al terreno verde il passo è breve: sette reti nelle prime quindici giornate(record  personale di marcature in serie A) lo consacrano quale punto di forza della compagine di Edy Reja. “Zalayeta è un calciatore che diventa fondamentale per il nostro modo di giocare. Non vi rinuncerò mai, finanche al 70% della condizione atletica”, l’investitura all’indomani del pokerissimo di Udine non lascia adito ad interpretazioni. Trattasi dell’alba di un nuovo capitolo nella carriera del “Panteron”, oltremodo sacrificata negli anni addietro sull’altare del blasone dei vari Inzaghi, Del Piero, Ibrahimovic e Trezeguet. 

INVOLUZIONE   Il trend negativo intrapreso nelle ultime settimane dall’undici azzurro collima con il momento-no di Zalayeta. Le statistiche sono impietose: l’ultimo sigillo risale allo scorso nove dicembre, allorché il Parma fu sconfitto di misura in virtù di una sua splendida semirovesciata. Il lungo digiuno da gol condiziona in maniera determinante i risultati del Ciuccio: ben tredici punti ottenuti nelle cinque gare in cui il delantero di Montevideo ha impresso il proprio nome sul tabellino dei marcatori. Lo 0-5 made in Udine, le affermazioni interne contro Sampdoria, Catania e Parma nonché il pirotecnico pari all’Olimpico di Roma gli incontri griffati Zalayeta. 

QUESTIONE DI MODULO…  Lo status di centravanti-boa nel 3-5-2 costringe spesso il “Panteron” a limitarsi al mero gioco di sponda e a ripiegare a centrocampo per conquistare qualche palla giocabile. A tali contingenze di lapalissiana difficoltà va aggiunto lo scarso rifornimento di assist da parte dei compagni: un compito, viceversa, non disatteso da Zalayeta, autore di tre assist vincenti in questa stagione. 

… O PSICOLOGICA?    Il calo di rendimento può riscontrare una decifrazione nella fama di cascatore che l’uruguagio si è conquistato in seguito agli episodi inerenti alle gare contro Juventus e Torino: il mancato accoglimento del secondo ricorso della società azzurra lo ha relegato ai box(complice la sosta natalizia) per un mese. Ad acuire il contesto il “summit” tenuto dall’arbitro Giannoccaro negli spogliatoi di Marassi per allertare gli assistenti di gara circa la minaccia-Zalayeta. Un simile stato di cose influirebbe sulle performances di qualsiasi atleta. 

NUOVA LUCE?   L’adozione di nuovo modulo potrebbe costituire il turning-point nel 2008 di Zalayeta. Il paventato 4-3-3 gli consentirà di giocare da centravanti puro e al contempo gli garantirà una maggiore quantità di assist da tramutare in rete. La sua presenza in campo contro l’Empoli non sembra a rischio a dispetto delle noie provocate da una contusione toracica rimediata a Genova. La continuazione di quel sogno chiamato Uefa non può prescindere dalle reti del timido uruguagio: la risposta, come al solito, sarà il terreno verde a fornirla.

 

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