POCHO PERCHE’ GIOCHI COSI LONTANO DALLA PORTA?
Lavezzi di nome fa Ezequiel, ma per tutti è “el pocho loco”, il fulmine impazzito. Scatto, dribbling, assist e gol; già il gol, per farne bisognerebbe trovarsi almeno a distanza di venti metri dalla porta e invece l’argentino è costretto a giocare a distanza di almeno trentacinque.
Perché?: Certamente Lavezzi, per caratteristiche, è una seconda punta. Il suo stile di gioco lo porta a svariare su tutto il fronte d’attacco, da destra a sinistra, senza dare punti di riferimento agl’avversari; naturalmente diventa difficile anche essere un punto di riferimento per i propri compagni che, sono costretti a servirlo in malo mado, portando “el pocho” a beccare steccate di ogni tipo dai vari marcatori e inoltre, ad aggirarsi quasi sulla linea di centrocampo per permettere qualche inserimento di Hamsik, unico vero uomo capace di spingersi e trovare il corridoio giusto, non è colpa di Savini se da centrale difensivo è costretto a fare il terzino, pardon, “l’ala”
Possibili imputati: Non sarebbe possibile, né tanto meno giusto incolpare una sola persona sulla questione Lavezzi. Come già detto precedentemente, Ezequiel è costretto a svariare su tutto il fronte offensivo, rientrare e mandar colpi non certamente dolci degl’avversari, naturalmente non si può certamente richiedere ad un uomo di portare avanti questo ritmo per un’intera stagione; si rischierebbe di spomparlo e di perderlo nel momento cruciale, ovvero dove si decidono i giochi. Per evitare che ciò accada bisognerebbe inserire nel gruppo qualcuno capace di sostituirlo, qualcuno con caratteristiche quanto meno analoghe. Questo potrebbe portare sul banco degl’imputati Pierpaolo Marino, ma sorge spontanea una domanda: se il mercato non propone un calciatore per sostituire Lavezzi, cosa si può fare? Il Napoli in rosa, presenta attaccanti di vario tipo con caratteristiche completamente diverse l’una dall’altra, è possibile che nessuno di questi sia in grado di sostituire Lavezzi? Ezequiel è argentino, come tutti i sudamericani ama il pallone tra i piedi trascurando leggermente la questione legata alla condizione fisica, chi lo ha visto nel ritiro precampionato avrà certamente notato le difficoltà patite e quindi tardare di condizione, ma anche qui la domanda sboccia spontanea: se Lavezzi non fosse in condizione ideale, come si spiega le gare di Udine e con la Sampdoria? Com’è possibile che un’atleta non sia al 100% e riesce ugualmente a rialzarsi per recuperare palla dopo un fallo avversario? La condizione non sarà ottimale, ma nessuno potrebbe averla ad Ottobre, certamente sarebbe meglio evitare che un giocatore corra per tre in questa fase, per dargli modo di entrarci il prima possibile.
Mister Reja e il gioco : Il Napoli ha la sua fisionomia, un suo DNA, che conferma con il passare del tempo. L’Italia è un popolo di allenatori, è una frase che si sente spesso quando si commenta un squadra e il suo modo di giocare, ma se questo paese è pieno di tecnici d’alta classe, nessuno si è mai accorto della vera struttura partenopea? Il tecnico goriziano, da quando è alla guida del Napoli, ha sempre mostrato una squadra attendista con la paura di scoprirsi, di spingersi oltre i limiti e di perdere gli equilibri tattici. In sala stampa si sente spesso il tecnico che rimprovera il centrocampo chiedendogli di far gira palla per gli esterni, ammesso che ce ne siano però, già perché sia Savini che Grava sono due centrali che al massimo, si adattano ad esterni, in una difesa a quattro, Reja invece li reputa due che possa giocare anche da ali o da esterni altri come si usa dire modernamente, una considerazione errata.E pensare che in tribuna c’è Rullo, neanche lui è un’ala, ma è un terzino di ruolo che riesce a ricoprire l’intera fascia, ha il piede buono per crossare e una mole fisica adeguata per l’uno contro uno, peccato che spinga troppo, a parte questo, ma far girare palla per gli esterni è un tipo di gioco che va provato in continuazione, per permettere alla squadra di entrare in sinergia. Ma torniamo alla questione Lavezzi: proprio qualche ora fa, l’argentino ha dichiarato che il tecnico gli ha chiesto di giocare più vicino alla porta avversaria in modo da poter essere un ottimo supporto per la prima punto, verrebbe da capire se questa richiesta avvenga alla luce di dove l’argentino abbia giocato a Milano…
Purtroppo è uno dei grossi problemi del Napoli contemporaneo, trovare il cosiddetto piano B. Il Napoli con Lavezzi libero di svariare diventa una furia, ma una volta che gl’avversari avranno capito come arginare el pocho, si ritornerà nuovamente ai lanci lunghi dalla difesa? Magari prima di riprendere questo tipo gioco, il tecnico debba rendersi conto che di fronte ci saranno Juventus, Rima, Milan, Inter, squadre che non perdonano e magari, che Reja non dimentichi Calaiò, De Zerbi e altri. In fondo “perché si ha un gruppo pieno di giocatori dello stesso livello se poi giocano sempre gli stessi?
