Nuotare per non morire alla spiaggia

Il Napoli si appresta ad affrontare i prossimi impegni in grande emergenza, come mai prima d’ora. Tra casi covid ed infortuni, Gattuso sarà quasi costretto a dover schierare la formazione senza possibilità di scelta tecnica.

La stagione è già partita sotto una luna storta con i casi covid di Zielinski ed Elmas, che hanno fatto poi strada a quello ben più grave di Osimhen, che tutt’ora sta faticando ancora a trovare la migliore condizione. Il tecnico calabrese non cerca scuse quando si tratta di analizzare l’andazzo della stagione, ma è impossibile non rimarcare la doppia assenza nel reparto offensivo: Osimhen-Mertens. A questi si sono aggiunti gli infortuni muscolari di Hysaj, Manolas, Demme, Ospina, Insigne, Lozano e in ultimo ordine di tempo Petagna. Ma siamo sicuri sia solo una coincidenza? Da cosa dipendono tutti questi infortuni? L’assenza del dott. De Nicola sembra aver pesato in negativo. L’eredità lasciata troppo presto al dott.Canonico ha sortito conseguenze nefaste sui muscoli dei calciatori azzurri.

Gattuso non può esimersi da tali colpe. Molte volte ha schierato gli stessi calciatori ripetutamente, abbandonando letteralmente in panchina calciatori che potevano essere utili alla causa, quali Rrahmani, Elmas, Lobotka e Ghoulam. Calciatori spremuti all’osso (vedi Lozano), ma anche lo stesso Di Lorenzo, che è l’azzurro più utilizzato, ne paga in termini di prestazioni. Tanto per citare un nome a caso, Rafa Benitez a Napoli diede lezioni di turnover, spiegando che “bisogna nuotare per non morire alla spiaggia”, nel senso che un solo uomo non può nuotare per 100 metri e pretendere che arrivi in forze al traguardo, meglio fare staffetta a metà strada e raggiungere comunque l’obiettivo.

Le scelte di mercato non hanno di certo aiutato, snellendo la rosa senza rinforzarla, ad esempio un Llorente in più avrebbe fatto certamente comodo, come è stato impiegato nelle ultime gare prima della sua cessione per far rifiatare i compagni di reparto.

Società, staff e allenatore facciano mea culpa, perché chi è causa del suo male pianga se stesso.

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