CATTIVI CONSIGLIERI
L’avvenire di Insigne nel Napoli rischia di essere rovinato dall’atteggiamento alquanto deprecabile dei suoi procuratori, esosi e per nulla grati alla Società. Al Magnifico occorre gente diversa
E’ destino che l’avventura di Lorenzo Insigne nel Napoli non debba mai essere serena. E il suo sincero attaccamento alla maglia messo in ambasce da fattori estrinsechi (o quasi) alla sua volontà. Non bastava la cecità etico-sportiva di chi l’ha sfruttato come ruota di scorta definendolo ‘il ragazzino della Serie B’. Ora ci si mette anche l’avidità di coloro che dovrebbero curarne gli interessi, ma mescolano e confondono questi ultimi con i propri bussando a danari con il club e spacciando l’immagine di un calciatore viziato. O addirittura facendogli correre il rischio di divenire tale.
INGRATITUDINE E MARTELLAMENTO – C’è da credere che Antonio Ottaiano e Fabio Andreotti (ecco di chi stiamo parlando) abbiano fatto i salti di gioia, due stagioni or sono, nel vedere De Laurentiis puntare forte sul loro assistito, prima parcheggiato altrove e poi assurto al ruolo di fiore all’occhiello del club. Tutto ciò nonostante le idee ataviche dell’umile Walter, uno che i giovani non li vede nemmeno a molestarlo mentre dorme. Idee ataviche peraltro criticate spesso dai due interessati, sebbene a corrente alternata e una volta sì e tre no. A parte questo, un atteggiamento lodevole, quale quello assunto dalla Società, avrebbe meritato quantomeno un equo e gradito ricambio di cortesia da parte delle persone deputate a tutelare il gioiellino frattese. E’ accaduto? No, purtroppo. Anzi: in maniera cruda ma vera occorre riconoscere che s’è verificato l’esatto contrario. Intuendo di avere tra le mani una gallinella dalle uova d’oro e notando la crescente fiducia del Napoli nel giocatore, i due compari hanno deciso di farsi sotto con dirigenza e staff tecnico. E in maniera martellante, petulante. Attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione di massa più o meno bazzicato. Con l’utilizzo di espressioni monocordi (le abbiamo imparate a memoria, pensate un pò…), ma al tempo stesso subdole e subliminali, del tipo “Lorenzo sogna di essere capitano del Napoli, sempreché la società lo ritenga al centro del suo progetto”, oppure “Lorenzo è ritenuto fondamentale per il club, tuttavia discuteremo con la società se dovessero cambiare le idee in tal senso”. Un meccanismo di persuasione nei confronti di Don Aurelio calcolato e perfetto, e prim’ancora scaltro e astuto. Un sistema poi adottato, a partire dalla scorsa annata, anche verso Benitez, delle cui scelte tecnico-tattiche si sono concessi il lusso di discutere, quando non di sindacare o suggerire mosse manco fossero Louis Van Gaal e Pep Guardiola. Lo scopo di questa duplice strategia è stato molto semplice: mettere il giovane in vetrina, attendere che le quotazioni salissero, che le big d’Europa venissero a corteggiarlo e….(zac!) mandare messaggi chiari e tondi alla stanza dei bottoni. O fate così, o facciamo colì. O rinnovate di nuovo il contratto (con ritocco dell’ingaggio e tornaconto per noi due), oppure arrivederci e grazie, e via al miglior offerente. L’avete offeso, avete leso il suo orgoglio partenopeo, si è scocciato e ha deciso di essere importante per un altro progetto, per un’altra piazza più ambiziosa e, soprattutto, più facoltosa.
“LORENZO, ASCOLTA…” – Ecco, il contratto. Solo un annetto fa il Magnifico l’ha rinnovato fino al 2018 con un ingaggio annuale di 700.000 euro più bonus. Poco viste le sue capacità? Può darsi, e qualcuno non esiterebbe a definire tirchio il Patron. Certamente però la maggior parte degli opinionisti non ne vedrebbe motivo di scandalo, anche perché forse Lorenzo stesso non si lamenterebbe. Così invece pare non la pensino i suoi due cattivi consiglieri. I quali, stando alle indiscrezioni, vorrebbero di più dal Napoli: contratto ancor più lungo, sì, ma ingaggio più alto, ergo percentuale più alta per loro, i suoi procuratori. Quelli a cui Don Aurelio ha tirato frecciate ben indirizzate, pur senza indicare esplicitamente il bersaglio. Certi potrebbero magari obiettare ch’egli sia risultato caustico, o finanche offensivo nei confronti del ‘ragazzino’. Niente di tutto questo, a parer nostro: in quella parola non vediamo insulto, semmai un misto di bonaria ironia, comprensione e affetto per un giocatore altamente stimato (statene certi) dal presidente. Semmai la sua disistima più totale è rivolta, giustamente, verso chi manca al compito di tutelare. Tutelare il giocatore dal pressing dei club interessati. Tutelarlo soprattutto dall’enorme pressione mediatica, da sempre all’erta e scatenatasi negli ultimi giorni in seguito a polemiche evitabili, con altre poi successive e ugualmente futili. Tutelare il suo futuro al Napoli, un futuro che potrebbe essere realmente roseo se non venisse sottoposto a siffatto stress. Alla luce di tutto ciò, verrebbe da dare un consiglio di vero cuore a Lorenzo: si affidi ad altri. Metta la sua carriera, la sua persona, il suo essere atleta e uomo nelle mani di personalità più serie e disinteressate, meno cerebrali, meno vanesie, più umili, più improntate a ragionare coi sentimenti. Sono merce rara, specie nel malato calcio italiano rovinato dai procuratori; ma da qualche parte esistono ancora. E in questo cambiamento lo aiuti anche De Laurentiis. Meglio tenerli a distanza i cattivi consiglieri: nuocciono alla salute di un talento puro.

