Tatticamente – Quattro fuorigioco ‘involontari’: i rischi del pressing alto e l’uomo tra le linee

Prove generali per Barcellona: tra alti e bassi, luci ed ombre, il Napoli che ha battuto il Sassuolo sembra aver pienamente convinto Gennaro Gattuso. Che a fine partita ha parlato di passi in avanti rispetto a Parma e si è anche un po’ stizzito quando gli hanno sottolineato che in realtà il Sassuolo ha giocato, e si è reso pericoloso, per molti più tratti di gara e con un’intensità superiore: ha precisato che i gol in fuorigioco non sono validi; corretto, ovviamente, ma Gattuso forse dimentica che non sono stati – o almeno questa è l’impressione raccolta anche dalle mancate proteste prima del fatidico intervento del Var – dei tentativi di fuorigioco per così dire ‘voluti’ ma, al contrario, abbastanza casuali. Al netto delle percezioni positive di Gattuso, che sicuramente avrà molti più elementi di noi per cogliere la crescita del gruppo e ben sperare in vista del Camp Nou, il Napoli conferma gli stessi aspetti di debolezza che lo attanagliano da anni – lo stesso Gattuso ha sottolineato come ci siano dei problemi oramai atavici e non circoscritti solamente ad una stagione particolare – e che riguardano come al solito una certa fatica a far gol dentro l’area attraverso gli attaccanti, e l’eccessiva fragilità difensiva a fronte di errori spesso individuali (disimpegni rischiosi o scalate fuori tempo). Gattuso parla di testa, di un calcio “pensante”, che ha bisogno di una concentrazione costantemente massimale per ridurre il margine d’errore e rimanere sempre lì, sul pezzo; poi parla di sole, mare, barche e le distrazioni estive della città: di fatto lascia intendere che alcuni cali mentali sarebbero non endogeni ma ascrivibili a particolari influenze esterne; nascerebbero al di là di qualche limite tecnico intrinseco. Anche questa, ad essere sinceri, non ci vede pienamente allineati: se Mertens, Insigne e Callejon che, a proposito, anche col Sassuolo un paio di gol a testa li hanno divorati, hanno fatto in totale, tutti e tre messi insieme, le stesse reti di Caputo (19) e solamente qualcuna in più di Berardi un motivo appena più ‘serio’ e convincente ci deve essere. Loro tre, ma non solo, nel calderone andrebbero messe anche le mezze ali (per Zielinski e Fabian la miseria di due gol ciascuno, tanto quanto Allan che ha giocato una decina di gare in mano, ha la testa altrove e teoricamente ha piedi meno gentili essendo un mediano diverso, di rottura), difettano clamorosamente sotto porta e nell’incisività offensiva; sono poco concreti, si specchiano troppo, gigioneggiano in orizzontale per poi rischiare di perdere banalmente palloni sanguinosi. Il Sassuolo è una squadra che pressa in avanti, composta da parecchie mezze punte brevilinee che impiegano un attimo ad intercettare palle vaganti. Per esempio, il primo dei tre gol annullati nasce da Fabian, il terzo da Insigne: il Sassuolo gli ruba palla a metà campo e da lì trova delle combinazioni con un tasso tecnico talmente elevato ed una tale velocità di fraseggio da rendere vano ogni salvataggio disperato. Ma se Zielinski e Fabian possono ancora godere dell’attenuante (credito, tuttavia, sta finendo pure per loro) della giovane età e dei margini di crescita, lo stesso non si può dire degli attaccanti: Insigne va per i trenta, Callejon li ha già superati abbondantemente, Mertens idem. Ma cosa si può pretende che continuino a dare? Non segnavano in autunno con Ancelotti, e fisiologicamente non segnano in inverno, primavera ed estate con Gattuso; persino nell’anno dei 91 punti ebbero lunghi momenti di letargo e di fatto il girone di ritorno di quel Napoli fu meno brillante rispetto all’andata anche a causa del reparto d’attacco che improvvisamente divenne sterile: sono già calati da un pezzo ed il Napoli è colpevole di non aver avuto l’intuito ed il cinismo necessari di cambiare in tempi non sospetti. Ora non ci si metta anche Gattuso.

Il Napoli ha cercato di sorprendere il Sassuolo praticando un pressing molto alto almeno nei minuti iniziali e poco oltre il vantaggio di Hysaj. Nella fattispecie, aggressivi non solo gli attaccanti sui rispettivi difensori, ma anche il terzetto di centrocampo che si è allungato sino a ridosso dell’area, in attesa di un eventuale errore dei neroverdi in fase di costruzione. Gattuso sa che De Zerbi predilige un calcio di qualità e ragionato, che ha a disposizione una serie di giocatori dal baricentro troppo basso per poter affidarsi a palle lunghe del portiere e spizzate del centravanti; e Gattuso conosce pure il difetto principale di De Zerbi, la presunzione di voler giocare la palla sempre e comunque, anche se ti chiami Sassuolo e non hai tutti palleggiatori straordinari. Sarà interessante capire quanta voglia e forza il Napoli possa avere per decidere di replicare anche a Barcellona una strategia comunque rischiosa ma allo stesso tempo utile per recuperare palla più velocemente e soprattutto in zone di campo decisive: il Barcellona, per filosofia di gioco, assomiglia al Sassuolo (o meglio è il Sassuolo che imita i blaugrana, specie degli anni d’oro), per cui l’idea, se alternata a momenti di ‘riposo’, in cui affidarsi ad una strenua difesa ed un sano contropiede, non sarebbe così ‘malvagia’, a patto che tutti i reparti, però, siano disposti ad accompagnare l’iniziativa.

 

I rischi che il Napoli non potrà permettersi di correre a Barcellona; una linea difensiva che decide volutamente di mettere in fuorigioco l’avversario non si posiziona in questo modo: l’unico che avrebbe potuto tenere in gioco Traore è Di Lorenzo, che infatti è girato e non può vedere fino a che punto il giocatore di De Zerbi è veramente al di là tutti; se solo Traore fosse stato più scaltro e avesse fatto un piccolo passo indietro prima del filtrante di Djuricic, Di Lorenzo lo avrebbe messo praticamente in gioco senza nemmeno saperlo, rendendo regolare l’azione. L’errore però è a monte e riguarda Manolas, che rompe la linea, buca l’intervento mettendo in seria difficoltà i compagni, che a quel punto devono rinculare per proteggere la porta. Non è stata una grande stagione per il greco; non è stato il vero leader difensivo in grado di dare sicurezza all’intero reparto con la stessa personalità di Albiol: ha il vizio di strafare, di voler necessariamente stupire con la giocata strappa-applausi. Ma per quello c’è Koulibaly; lui è stato chiamato per guidare la difesa, con ordine e poca appariscenza, ma evidentemente ha altre caratteristiche: al pari di Koulibaly ha bisogno di esaltarsi, entrare in partita con l’anticipo vincente, la scivolata spettacolare che talvolta possono costare qualche sbavatura. Non erano infondate, allora, le perplessità di qualcuno che non riteneva perfettamente compatibile la coppia Koulibaly-Manolas: entrambi marcatori puri, istintivi, fisicamente esuberanti – specie il senegalese; per convivere hanno bisogno di accettare un compromesso, vale a dire uno dei due dovrebbe eccedere di meno ed usare più intelligenza tattica per rinunciare a qualche uscita a vuoto e compensare possibili situazioni di scarso equilibrio di sistema con il giusto posizionamento.

 

Il Sassuolo ha avuto il merito di raggiungere spesso l’uomo tra le linee anche senza dover per forza aspettare l’errore in uscita dell’avversario. A differenza del Napoli la squadra di Zerbi dimostra dei meccanismi di gioco molto più collaudati quando deve imbastire una manovra corale. Locatelli sta diventando il faro degli emiliani: insieme a Magnanelli ricopre il ruolo del metodista bravo soprattutto ad alzare la testa e vedere gli smarcamenti dei compagni, su tutti Djuricic, che al Napoli ha dato fastidio anche in un Benevento-Napoli quando sulla panchina dei giallorossi sedeva proprio De Zerbi; il trequartista serbo ha un passo molto rapido che ultimamente ha messo in grande difficoltà anche la Juve di Sarri, che pure – sin dai tempi di Napoli – soffre questo tipo di giocatore, nonostante sia lui che Gattuso pratichino un modulo, il 4-3-3, che in teoria dovrebbe garantire attraverso la figura del regista davanti alla difesa un uomo che faccia da schermo ogni volta che qualcuno s’impossessi della sfera sulla trequarti. Il più forte calciatore al mondo ad attaccare questi cosiddetti mezzi spazi ed accelerare palla al piede direttamente verso la porta, fregandosene totalmente di quanti possano essere i difensori pronti a triplicarlo, è Lionel Messi: il fuoriclasse argentino è ancora uno dei più forti al mondo in quello che è il tipico fondamentale tecnico da numero ‘dieci’; è pertanto assolutamente inutile ricordare che se il Napoli dovesse lasciargli, a casa sua, lo stesso tempo per ricevere spalle alle porta e girarsi che ha concesso in numerose circostanze a Djuricic e compagni si esporrebbe ad un livello di pericolosità troppo alto da pensare di poterne uscire indenni.

 

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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