NAPLES, ITALY - MARCH 03: Jorginho, Kalidou Koulibaly and Piotr Zielinski stand disappointed during the serie A match between SSC Napoli and AS Roma - Serie A at Stadio San Paolo on March 3, 2018 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Si chiude il sipario

A dodici dal termine non può essere una giornata normale. Decisiva forse no, altrimenti sarebbe come annullare i prossimi, ultimi, due mesi. Importante, però, decisamente sì. Per rompere gli indugi, spezzare l’equilibrio d’un campionato così appeso a un filo. Come all’andata, ad esempio: Juve fermata allo ‘Stadium’ dalla Lazio ed il Napoli che subito dopo allungava contro l’altra sponda della Capitale. Le romane arbitro d’una contesa infinita, anche stavolta. Con il destino potenzialmente nelle mani d’entrambe: chi le vince tutte è campione; agli azzurri il solo vantaggio d’un bonus – un pareggio, da spendere in teoria nello scontro diretto. Un duello che potrebbe anche non risolversi de visu, in quell’ormai famoso 22 aprile, ma per mezzo di terze e quarte parti. Certo, poi toccherà alle milanesi; ma è la Lazio l’ultimo vero ostacolo – soprattutto in trasferta – contro il quale la ‘Signora’ – incerottata, e forse è un eufemismo – potrebbe sbattere. Ci stava quasi riuscendo, impattando su uno scialbo pareggio a reti bianche. Quasi, appunto. Mai dare per scontato la resa della Juventus. Di scontato c’è che la fortuna – quando vuole – sa sempre dove andare. Almeno fin quando riesce a sposarsi al talento, e non proprio d’uno qualsiasi se parliamo di Paulo Dybala; che a dieci (secondi, non minuti; attimi) dalla fine vanifica 90 minuti ed oltre d’anonimato. Beffando, gelando l'”Olimpico”, la Lazio. Anche il Napoli, evidentemente. Che prima di scendere in campo e giocare la sua, di partita, stava provando a giocarne un’altra  – idealmente, di fianco alla Lazio, vestendo il celeste prima dell’azzurro – e che invece si ritrova a disputarne un’altra ancora. Con se stesso, la propria testa, la psicologia, con quel ‘facciamo finta di niente’ troppo facile a dirsi ma complicato da dimostrare. Ci ha provato il Napoli. Subito, con Insigne: un gol voluto, cercato, di rabbia, costruito coi soliti automatismi; una reazione, come a voler scuotere l’ambiente e scacciar via la depressione. E’ solo un’illusione, una maledetta illusione caduta nel vuoto, precipitata nel buio. Nello sconforto più totale quando il tiro-cross – deviato – d’Under s’insacca all’angolino e vale il pareggio e quando Dzeko sovrasta Albiol e stacca per il vantaggio giallorosso. Uno-due in 25′ e la Roma rimonta. Mancherebbe un’eternità, ma manca anche il Napoli delle grandi occasioni. Quello solido e solito, cinico e determinato di quest’anno. In tanti non al meglio, ispirati, o semplicemente non in serata: gli uomini simbolo – al netto di Insigne -, gli stessi che avevano sottoscritto il ‘Patto Scudetto’ hanno abdicato. E nella ripresa, è disfatta: Napoli disordinato, volenteroso, attacca a pieno organico ma senza miglior sorte; e paga, dazio. Ancora due gol della Roma, ancora Dzeko (doppietta) e infine Perotti che sigla il poker su una respinta sciagurata di Mario Rui. Del Napoli non v’è traccia, altro che certezze: Mertens accorcia nel finale, ma è appena la rete della bandiera che fissa il punteggio sul definitivo 2-4. Seconda sconfitta in campionato ed un colpo duro, durissimo da incassare. Il primo posto rimane, anche se probabilmente per poco: la Juventus ha da recuperare il match con l’Atalanta ed il calendario del Napoli è difficilissimo. E’ forte la sensazione d’un epilogo – triste, quello di stasera – che possa aver chiuso il sipario. Definitivamente, o giù di lì. Anzitempo, come due anni fa. Con qualche mese in più. Ma con una storia  – la stessa di sempre, degli ultimi sei anni – già scritta.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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