FUORI PER ROTAZIONE!

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Rotazione. Parolina magica che evoca piacevoli ricordi agli studenti, che di tanto in tanto godevano di un giorno di vacanza perché a scuola c’erano poche aule e tante classi. In questo caso, la scuola c’entra poco. C’entra il calcio, se vogliamo il giornalismo. Possibile, direte voi?  I miracoli non li fanno soltanto i santi, ma anche gli uomini di buona volontà. Qualità che di certo non manca al Calcio Napoli, in particolare al suo ufficio stampa. Troppo oberato di lavoro di questi tempi.

Così, capita che un tranquillo pomeriggio primaverile squilla il telefono della redazione di Pianetanapoli. Dall’altro lato, il capoufficio stampa del Calcio Napoli, che recita a braccio la parte del buon padre di famiglia del film “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi”. In questo caso, ad essersi improvvisamente ristretta è la tribuna stampa dello stadio San Paolo. Diventata troppo piccola per ospitare “i siti”. “Ragazzi, mi spiace, per turnazione domenica prossima state fuori!”.

Lo ammettiamo, al liceo la fisica era un osso duro. Evidentemente, dopo diciotto gare interne anche le tribune stampa, al pari di tanti altri corpi presenti in natura, si restringono. Lo spazio si comprime: non c’è più posto per tutti. Questa la giustificazione resa per negarci l’accredito-stampa in vista di Napoli-Torino. Perché la matematica è più forte della costituzione, con buona pace di chi l’ha scritta ‘anta anni fa. Non c’è posto, ergo anche il diritto di cronaca va a farsi benedire.

Se per noi la fisica era un osso duro, per il Calcio Napoli il diritto è uno scoglio di granito. Però, li capiamo: Napoli-Torino è partita da 1.000 richieste di accredito, circa la metà da Torino, squadra che si appresta a vincere lo scudetto. E come se non bastassero i colleghi di Torino, ci si mettono anche quelli che hanno richiesto l’accredito dall’Europa e dal mondo, ai quali certamente non si può dire di no perché l’ospite è sacro. Figuriamoci! Ma… perché tutte queste richieste?

Un giornalista giapponese viene apposta per chiedere come si possono conquistare 10 punti in 17 partite. Lo manda il presidente di una squadra nipponica che vuole retrocedere, ma che nonostante l’impegno non riesce a precipitare in classifica come ha fatto il Napoli. Resterà deluso, perché non sa che il Napoli è in silenzio stampa da mesi. Vogliono mantenere questo segreto.

Un collega svizzero  verrà a chiedere lumi sullo slogan preferito del Calcio Napoli: “Il tempo è galantuomo”. Pare, infatti, che una nota azienda elvetica che produce orologi starebbe intentando una causa per danni: i sei milioni di tifosi del Napoli non ne comprano più, non si fidano più del tempo. Né dei galantuomini. I risultati, infatti, hanno cancellato ogni quarto di nobiltà.

Un collega americano verrà per conto di un grafico. È pronto a disegnarne uno un po’ complicato. C’è una linea verticale piatta, che rappresenta l’andamento della squadra. E’ accompagnato da una curva sinusoidale, che rappresenta il numero dei giornalisti accreditati nel corso del campionato. Curva verso l’alto quando le cose andavano bene, curva verso il basso quando le cose vanno male. Dovrebbe essere il contrario: numero di accrediti costante, andamento della squadra oscillatorio. Perché il calcio è uno sport, e come tale il risultato del campo è legato a diversi fattori (come si dice, si vince e si perde perché la palla è tonda); il diritto di cronaca e di critica, invece, è sacro, e come tale non può essere intaccato. Né può dipendere dalle critiche generate dai risultati sportivi.

Fuor di metafora, la tribuna stampa non è la tribuna autorità, dove fai entrare chi ti è simpatico. Non è un posto dove si accedere “per invito”. Il Calcio Napoli la pensa diversamente. Lascia fuori chi fa informazione, chi racconta i fatti e lascia le chiacchiere agli altri. Lascia fuori chi cerca di aprire gli occhi a coloro i quali non smettono di spendere i loro soldi ed impegnare la loro passione nei confronti di chi non ha mantenuto le promesse ed ha fallito tutti gli obiettivi. La “rotazione” è una pietosa bugia, per ammissione del nostro stesso interlocutore. Quando questi ha capito che non c’era bisogno di telefonare a Torino né a Berna per accertarsi delle richieste di accredito, ha cominciato a criticare il nostro lavoro. Ed ha fatto capire che, se la linea editoriale è la seguente, il prezzo da pagare è quello di non ricevere più l’accredito-stampa.

Pazienza: ne faremo volentieri a meno, certamente non cederemo ai ricatti. C’è una cosa che non baratteremo mai con qualsiasi altra cosa: la nostra onestà intellettuale. Lo dobbiamo ai nostri lettori, unici. Questa lista di proscrizione ci fa onore, perché vuol dire che la verità fa male. Restiamo in attesa di un’altra telefonata del Calcio Napoli o del Comune di Napoli. Chi di dovere ci avverta quando verranno appaltati i lavori di ampliamento della tribuna stampa. Nel frattempo, che i colleghi presenti si godano Napoli-Torino. La nostra presenza ingombrante avrebbe costretto molti di loro a sgomitare. Adesso hanno più spazio, in attesa che la “rotazione” riguardi altri. Siamo in buona compagnia: le liste di proscrizione, nella storia della civiltà, non sono mai state brevi…

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