Il vecchio “giovane” Sarri
Il bel campionato del Napoli ha un suo artefice che è senza dubbio alcuno l’allenatore toscano Maurizio Sarri. Nato a Napoli per caso, suo padre lavorava all’Italsider di Bagnoli, cresce a Figline Valdarno, in provincia di Firenze. Lavorava in banca, ma molla tutto per amore del calcio, allena in tutte le categorie dai i dilettanti alla serie A, ottenuta nel 2014 con l’Empoli. Dopo la salvezza raggiunta con i toscani, lo chiama Aurelio De Laurentiis per guidare il Napoli. L’inizio non è dei migliori, ma la squadra reagisce e dimostra un gioco a tratti spettacolare, quasi tutto il mondo pallonaro riconosce nel gioco degli azzurri la migliore espressione calcistica dell’intera serie A. Tuttavia Sarri, nonostante i buoni risultati, mostra ancora dei limiti dovuti alla poca esperienza ad alti livelli, il mister, in carriera, ha lottato per promozioni, per la salvezza, ma mai per posizioni di vertice e mai è stato impegnato in Europa. Infatti ciò si è notato subito in Europa League quest’anno, girone dominato e poi gli azzurri sono usciti nel primo turno ad eliminazione diretta per opera degli spagnoli del Villareal. Eliminazione dovuta alle scelte del mister toscano, turn-over massiccio con uomini quasi mai impegnati in campionato e per questo motivo si è persa un’occasione ghiottissima di ben figurare in ambito internazionale. Non finisce certo qui, in campionato, Sarri si affida ai soliti undici calciatori, dimostrando un integralismo non solo tattico ma anche di uomini. A questo punto si devono fare delle considerazioni, prima di tutto se il mister usa sempre gli stessi calciatori, molto probabilmente, si fida poco degli altri uomini della sua rosa, poi dimostra molta poca esperienza nel gestire i calciatori, alcuni utilizzati talmente poco da ammuffire in panchina, altri talmente spremuti da avere il fiatone già ad inizio gara. Il perché di tale gestione è di facile comprensione, Sarri merita sicuramente un plauso per ciò che sta facendo e per il gran bel gioco che gli azzurri esprimono, ma deve crescere, insieme a società e calciatori, in mentalità e gestione, in un calcio moderno dove lo stress fisico e mentale e gli impegni sono innumerevoli non si può chiedere a soli 13 o 14 calciatori di cantare e portare la croce e in questo Sarri che dimostra la sua “giovinezza”, il “giovane” Sarri deve capire che siede sulla panchina del Napoli e lotta per l’Europa e per posizioni di vertice. Al “vecchio” uomo Sarri quest’anno sarà servito sicuramente a capire come l’anno prossimo gestire la rosa e allargare i calciatori da ruotare, “se vuole arrivare vivo alla spiaggia”.


