Il biennio nero di Zuniga
È di nuovo a disposizione del Napoli. Ma negli ultimi due anni l’esterno colombiano, guai fisici a parte, non ha dato esempio di correttezza e professionalità. E ora sta a lui decidere se riscattarsi o no
È tornato. Juan Camilo Zuniga è tornato. Si è messo a lavorare a Castelvolturno insieme ai reduci di Dimaro, ai vecchi tornati tardi a casa dall’America come lui (vedi Higuain) e al nuovo arrivato Chiriches. Tutti dovrebbero essere contenti di ciò, di vedere un giocatore finalmente pronto a una nuova stagione dopo i tanti e ripetuti guai fisici dai quali è stato afflitto. Purtroppo non può essere così. Non nel caso dell’esterno colombiano, almeno. Qualcuno obietterebbe parlando di cattiveria, o di scarsa comprensione per chi negli ultimi due anni è rimasto fermo ai box causa infortuni seri. Tuttavia non si può avere l’anello al naso, né mettere la testa nella sabbia. Ciò che ruota intorno agli ultimi ventiquattro mesi di Zuniga sarà anche intriso di mistero. Ma non troppo. E sbatte in prima pagina l’immagine di un professionista poco esemplare.
SFORTUNA E SOSPETTI – Lungi da noi voler ritrarre il numero 18 azzurro come un mostro in piena regola. Eppure di stima nei suoi confronti ne è caduta tanta dal giorno in cui si è scatenata tutta la sequela di eventi. Da quell’1 ottobre 2013 in cui il Napoli annuncia il rinnovo fino al 30 giugno 2017 con opzione per il quinto anno, e l’aumento dell’ingaggio da 900.000 euro a tre milioni e mezzo. Praticamente il giocatore più ricco del Ciuccio dopo Higuain. Un’operazione che per le casse societarie comporta un’uscita di una trentina di milioni tenendo conto di tassazioni e bonus. Tempo venti giorni e iniziano i guai: la cartilagine del ginocchio destro provoca fastidio per i postumi di una vecchia operazione al menisco. Zuniga finisce sotto i ferri, il professor Mariani, chirurgo di fiducia dei partenopei, afferma: “Sarà disponibile tra 6-8 settimane, ma non so se tornerà quello di prima”. Si arriva alla fine dell’anno solare e Camilo è ancora lì, in infermeria, in attesa che il suo ginocchio guarisca. Il tutto mentre esperti di medicina e chirurgia dello sport esprimono i loro legittimi (più o meno) punti di vista sui tempi di recupero, su cosa sia realmente accaduto al giocatore. Cominciano però a serpeggiare i misteri. E se fosse un modo per stare fermo e arrivare bello fresco ai Mondiali? Oppure una ribellione celata al gioco e ai metodi di Benitez? Intanto rientra in campo nelle ultime giornate di campionato contro Samp e Verona: cinquantatré minuti totali da subentrato. Sta bene, dunque. Ma quei misteri non sfumano. Anzi, diventano ancora più fitti e torbidi quando il nostro vola in Brasile per raggiungere i suoi Cafeteros. E nella rassegna iridata non fa il comprimario, poiché gioca quattro partite su cinque compresa Brasile-Colombia, la sfida del colpo da kung fu a Neymar. A parte quest’ultimo episodio, Zuniga dimostra comunque di essere in palla, tonico fisicamente. E i problemi avuti a Napoli? Svaniti, cancellati ….
FUORI SQUADRA – Campa caval, parte una nuova annata e Camilo sembra stare davvero meglio. A un certo punto pure i soliti maligni sembrano doversi ricredere e apprezzare la buona fede della freccia di Chigorodó. E invece, ancora nell’ultima decade di ottobre, il ginocchio destro cede durante la sgambata precedente alla sfida in casa col Verona. Stavolta è distorsione. Mariani e lo staff medico del Napoli, dottor De Nicola in testa, gli consigliano di rimanere fermo e affidarsi alla cara vecchia terapia conservativa. Lui no, non è d’accordo: vorrebbe operarsi di nuovo. Per risolvere una volta e per sempre i problemi a quella maledetta cartilagine, dicono i buonisti. Oppure per sparire una seconda volta, come sostengono i sospettosi? Sì, magari si esagererà anche sulle sue intemperanze. La stranezza però resta, è impossibile che uno staff medico all’avanguardia come quello partenopeo non riesca a venire a capo della matassa. Ma il mistero diventa una brutta storia quando a Natale l’ex senese diserta la festa di fine anno. Allora è vero, forse c’è qualcosa sotto! Forse il giocattolo si è rotto con società e tecnico. La storia rischia poi di diventare farsa quando si diffondono voci secondo le quali Zuniga avrebbe un buco (?) nel ginocchio ove non si forma più cartilagine, il che lo costringerebbe a dare forfait ogni due-tre mesi. Intanto un fatto vero c’è: cure a base di cellule staminali. Sono quelle a cui il giocatore si sottopone in via sperimentale al San Rossore di Pisa, artefice il dottor Castellacci, il baffuto medico della Nazionale. Via Twitter la lieta novella: “Grazie a chi mi è stato vicino, finalmente sono tornato”. E infatti lui torna a marzo per il match con l’Inter, sebbene solo da convocato. E viene convocato tante altre volte. Sarà un caso, ma in due mesi e mezzo gioca solo una decina di minuti scarsi contro la Fiorentina…. Poco dopo la fine del campionato il suo procuratore Riccardo Calleri, l’uomo che due anni prima lo ha messo in vetrina appositamente per Arsenal, Barcellona e Juventus, dichiara: “Camilo sta bene da tanto tempo, non so perché non giocava: chiedetelo a Benitez. Non penso che la sua esclusione fosse dovuta a scelte tecniche”. Appunto: nel 4-2-3-1 uno come lui ci sarebbe stato a pennello come esterno basso, se non addirittura come trequartista al posto dell’assente Insigne. E allora come mai non ha giocato? Evidentemente perché l’avrà fatta fuori dal vaso comportandosi male col mister. E questi evidentemente avrà deciso di tenerlo in punizione senza farlo rientrare definitivamente nel giro. Fermo restando che comunque quel ginocchio ballerino potrebbe aver creato altri problemi.
POLLICE ALTO O VERSO …? – Benitez il ‘cattivo’ (per modo di dire), l’uomo con cui Zuniga non avrebbe mai avuto feeling, è a Madrid. Adesso che c’è Sarri chissà come agirà il diretto interessato. Se il ginocchio seguirà a traballare e a recare scritto ‘lavori in corso’ oppure se guarirà improvvisamente e miracolosamente, consentendogli così di essere a completa disposizione dell’ex allenatore empolese. Aspettiamo il colombiano al varco per trarne le dovute conseguenze. Se riuscirà a tornare il Zuniga dei tempi migliori, specie con la testa, avrà trovato il viatico per farsi riapprezzare dall’ambiente. Nondimeno rimarrebbe la macchia di aver mancato di rispetto al vecchio allenatore e alla dirigenza. Oddio, potrebbe anche cancellarsi in caso di riscossa. Il problema è un altro. Corre voce che la sua cessione non sia una supposizione peregrina. Attualmente lo vorrebbe la Fiorentina, un mesetto fa si era parlato di Borussia Dortmund, Tottenham e perfino Admira Wacker. Al 4-3-1-2 di Sarri e alle sue varianti uno come Zuniga sarebbe più che adatto. Ma se dopo questo tormentato biennio la simpatia per la piazza napoletana gli fosse venuta meno? Se i tifosi non lo volessero più e, di conseguenza, decidesse di cambiare aria per sempre (peraltro prima della scadenza del contratto)? Il Napoli ci andrebbe a guadagnare dalla clausola rescissoria di venticinque milioni di euro. A quel punto però la macchia non si toglierebbe via mai più. Resterebbe indelebile. E spazzerebbe via i dolci ricordi di una freccia nera veloce e scattante sulle fasce, tutta tecnica, corsa e volontà. Bella sul campo. Meno, molto meno, fuori.


