VA BENE COSI’, MA QUEI DIFETTI VANNO LIMATI
Si può essere contenti dopo la vittoria ottenuta oggi dal nostro Napoli contro il Parma? Sì, senza dubbio: terzo successo consecutivo, primo posto a punteggio pieno dopo tre giornate (non accadeva dalla stagione ‘87/’88), otto reti messe a segno fin qui, il primo, storico goal di Insigne in serie A con la maglia azzurra, quella maglia che il piccolo talentino nostrano ha sempre sognato d’indossare. Felicità, dunque, per un altro risultato positivo raggiunto dagli azzurri. Ma, ahinoi, è una felicità che dobbiamo esibire sul nostro viso a denti stretti. Una felicità che ci ritroviamo forzati a contenere, a moderare, dacché non nasconde i vecchi problemi e difetti esibiti da questa squadra fin dalla scorsa stagione. Ci garberebbe dire, una volta tanto, che la Mazzarri-band abbia vinto giocando stupendamente e disputando la classica partita perfetta, a prescindere dal valore globale dell’avversario affrontato. La gara senza errori, senza sbavature, scandita dagli applausi scroscianti del pubblico in visibilio e non dai paurosi rantoli dei cardiopatici in sofferenza a ogni palla persa dai partenopei, soprattutto negli ultimi minuti.
Reclamare dal Napoli la perfezione, soprattutto quando al traguardo mancano ancora 35 giri, potrebbe essere una pretesa eccessiva; anzi, lo è sicuramente. Sia chiaro che non desideriamo fare i criticoni pedanti ad oltranza, né vogliamo il male della nostra squadra del cuore. Se ci accorgiamo che gli ingranaggi di essa non funzionano come dovrebbero, allora è d’uopo denotarlo accuratamente. Il Napoli anti-Parma ha giocato bene, è stato bravo soprattutto a segnare subito, grazie a un rigore sacrosanto, indirizzando il match dalla sua parte. Eppure gli errori, appunto, ci sono stati. Non numerosissimi, non totalmente madornali, ma ci sono stati. L’errore, ad esempio, di lasciare campo ai ducali in diverse fasi della partita, specialmente dopo le reti segnate, cosa che non puoi assolutamente consentirti dinanzi a un collettivo poco muscoloso, ma discretamente tecnico, composto da pieni buoni e da instancabili corridori come quello dell’ex dimenticato Donadoni. Non dimentichiamoci, poi, dei soliti sbagli commessi in difesa. Diverse le occasioni in cui il Parma ha potuto affondare i colpi dalle fasce, senza che i difensori partenopei mettessero il piedino per contrastarli, e non poche le circostanze in cui la fase difensiva è stata interpretata maluccio, soprattutto sulle palle inattive. Simbolico da questo punto di vista il goal gialloblù: perché Parolo sul cross di Ninis era marcato da Dzemaili e non, per esempio, da Cannavaro? Ci fosse stato Britos, forse, l’ex cesenate non avrebbe rimesso in carreggiata i suoi. Ma la mancanza dell’uruguagio, nonché le precarie condizioni di Aronica che si era appena infortunato, non possono giustificare quella rete subìta. E le distrazioni, le solite ripetute distrazioni: troppe, gratuite, evitabili. Specie quella che negli ultimissimi minuti poteva costare agli azzurri un’ulteriore sofferenza, annullata dalle sviste di Gobbi, Palladino e Beldofil che, nel giro di pochi interminabili secondi, hanno sprecato la palla del 2-3. Per nostra fortuna….
A questo punto, restando in tema, dovremmo disquisire pure degli errori commessi in attacco, in particolare quelli di Cavani che per ben tre volte si è letteralmente divorato il suo secondo goal personale. Ce ne risparmiamo la fatica, anche perché è proprio da lì che sono giunte le note liete odierne per il Napoli. Cavani era poco lucido, le imprecisioni sotto porta ne sono la dimostrazione, tuttavia ha trasformato il rigore (non era facile dopo soli due minuti, a freddo) e ancora una volta la sua generosità in fase passiva non è mai venuta meno. Pandev è stato cinico e spietato, rivelandosi finanche prezioso nel tenere palla e nel suggerire le azioni ai compagni, tipo quella che ha permesso al magnifico Lorenzo di chiudere la contesa. Hamsik, giocando tra le linee, si sta dimostrando uomo-squadra, ma soprattutto uomo-assist preciso e chirurgico, e sta addirittura svelando inedite doti di interdittore. Dzemaili corre, aggredisce e, spesso, persino costruisce. Maggio, con la maglia azzurra partenopea, torna a essere il Superbike che tutti conosciamo. Chissà perché, invece, Inler con la sua Nazionale rossocrociata s’inventa goal memorabili, mentre quando si cala nei panni di casa nostra scende di livello. Per picchiare, picchia. Per impostare il gioco, non l’imposta con continuità, e lo fa anche male. Forse era stanco anche lui, come del resto Zuniga. Ma, se alla sua prova non positiva di oggi pomeriggio, ci aggiungiamo il fatto che nella scorsa stagione non ha saputo essere fruttuoso come ai bei tempi di Udine, allora dobbiamo preoccuparci di nuovo e riflettere seriamente su quale possa essere l’utilità dell’elvetico in campo. All’umile Walter l’onere di non bruciare il centrocampista, magari con qualche soluzione tattica ad hoc. Le stesse soluzioni che, infortuni e stanchezza permettendo, potrebbe apportare anche al reparto arretrato, al fine di evitare ai supporters partenopei altre imprecazioni e patimenti. Del resto, ha affermato il mister, anche se tutti gli allenatori del globo terrestre lo studiano e imparano i suoi schemi a memoria, lui sa come sorprendere i suoi avversari. Vediamo se sarà capace di farlo. E vediamo anche se saprà catechizzare i suoi boys affinché non cincischino più con la palla al piede. Soprattutto in Europa, a partire da giovedì. Si badi, però: se si gioca così e si riesce comunque a vincere, a noi potrebbe anche andare bene, almeno per ora.
